giovedì 18 maggio 2017
Sul "Fatto" una conversazione tra il padre dell'ex premier e il legale, telefonata che per i magistrati è inutilizzabile. La procura: violazione del segreto d'ufficio e pubblicazione arbitraria
Matteo Renzi e sullo sfondo il padre Tiziano

Matteo Renzi e sullo sfondo il padre Tiziano

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Una conversazione intercettata tra Tiziano Renzi e il suo avvocato finisce sulle pagine del Fatto Quotidiano. Ed è benzina sul fuoco delle polemiche alimentate sull'inchiesta Consip. «Com'è noto le intercettazioni con i difensori sono inutilizzabili» dichiarava ieri il procuratore capo di Roma Pignatone. In Procura fanno sapere che al momento non c'è nessuna iscrizione del giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo per violazione del segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta romana su Consip. Piazzale Clodio procede contro ignoti, anche per capire chi abbia passato al giornalista i documenti riservati. Riserbo degli inquirenti sull'iscrizione dello stesso giornalista per l'altra ipotesi di reato configurata: quella di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Per quest'ultimo profilo, l'iscrizione costituisce un atto dovuto in considerazione del fatto, come si deduce dall'articolo 684 del codice penale, che è noto l'autore della pubblicazione ritenuta arbitraria.

«Non sono preoccupato nè per me nè per il mio assistito - commenta l'avvocato Federico Bagattini, legale di Tiziano Renzi - ma per la categoria forense in quanto sembra affermarsi un relativismo contrario a ogni principio costituzionale in tema di tutela e aranzie difensive».

Intanto l'autore dell'articolo, Marco Lillo, intervistato a Radio 24, attacca a testa bassa l'ex premier, che aveva parlato della remissione di una querela intentata da lui nei confronti dello stesso Lillo quando il giornalista scriveva per L'Espresso. «Matteo Renzi è un cialtrone, mente sapendo di mentire. Io e Renzi - dice Lillo - ci siamo incontrati nel 2012 e in quellaoccasione mi disse altre cose. Renzi è un ometto - attacca Lillo - ma deve sapere che io ho traccia di quella conversazione».

La pubblicazione della telefonata viene duramente criticata da Luca D'Alessandro (Ala-Scelta civica), che parla di «Il Fatto quotidiano, gazzettino delle Procure tanto attento alla legalità si esibisce, reo confesso, in un atto illegittimo. Quando un quotidiano, evidentemente imbeccato da un inquirente, sia esso polizia giudiziaria o pm, pubblica stralci di conversazioni fra un avvocato e il suo cliente (Tiziano Renzi), conversazioni che sono protette per legge, vuol dire che siamo di fronte a una barbarie, allo scempio dello stato di diritto. E sentendosi intoccabili, gli ineffabili giornalisti del Fatto sostengono addirittura che tali intercettazioni sarebbero inutilizzabili e quindi destinate alla distruzione. Ci chiediamo cosa debba succedere ancora perché, oltre agli organi competenti, intervengano pure il Csm e l'Anm per interrompere finalmente questa spirale corporativista che protegge le mele marce e di fatto danneggia l'intero corpo della magistratura».

Il ministro Maurizio Martina liquida la polemica: «Tutto il lavoro che stiamo facendo al governo e nel partito ha a che vedere con il Paese reale più che con queste ultime cose che abbiamo visto". Per il titolare delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, il caso Consip insomma non mette in discussone il lavoro del governo e il futuro del Pd: «Abbiamo un'agenda di lavoro molto chiara, legata al Paese reale e la priorità per me rimane una: il lavoro. Bisogna fare di tutto affinché si spinga il più possibile in particolare
sul lavoro e sugli investimenti" ha concluso il ministro.

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