venerdì 14 agosto 2020
Rese note le nuove linee guida sull’uso della pillola Ru486. Dietro alla decisione di togliere l’obbligatorietà del ricovero, i protocolli dell’Oms
 Aborto farmacologico: serve monitoraggio continuo

Ansa

COMMENTA E CONDIVIDI

Nasce dalla volontà politica del ministero della Salute l’aggiornamento delle linee di indirizzo sull’utilizzo della pillola abortiva Ru486. È quanto emerge dalla lettera che il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero, Giovanni Rezza, ha inviato agli assessorati alla Sanità delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano per informare della determina che ha assunto l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in merito all’impiego del mifepristone e delle prostaglandine per l’aborto chimico. Finora il ricorso alla procedura abortiva farmacologica era stato reso possibile dalla commercializzazione nel nostro Paese del mifepristone, che l’Aifa aveva autorizzato nel 2009, limitandone l’uso entro le 7 settimane di amenorrea e in regime di ricovero ordinario, fino alla conclusione del percorso assistenziale.

La stessa legge 194 del 1978 aveva previsto (art. 15) la possibilità di aggiornarsi «sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donne e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza». Tre considerazioni hanno motivato, secondo la Direzione generale della Prevenzione sanitaria del ministero, la predisposizione delle nuove «Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine »: «la raccomandazione formulata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9ª settimana di gestazione», «le più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci», e il «ricorso nella gran parte degli altri Paesi europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day-hospital e ambulatoriale».



1 Che cosʼè la Ru486?
Consta di due pillole: una, il miferpistone, blocca la crescita del concepito. L’altra, la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, ne provoca l’espulsione entro poche ore. O qualche giorno, due, tre, in alcuni casi anche sette.

2 Come funziona?
«L’espulsione del materiale abortivo avviene mediante sanguinamento e contrazioni», spiegano le indicazioni. Una specie di forte ciclo mestruale, con l’aggiunta di forti crampi addominali. Si evitano anestesia e intervento chirurgico, ma in alcuni casi si deve comunque ricorrere al raschiamento.

3 È sicura oppure no?
In Italia a dare il via libera alla vendita della Ru486 fu l’Aifa nel 2008, sulla base della casistica di 10 decessi riportata allora dalla ditta produttrice Exelgyn e di 16 indicati, invece, da indagini giornalistiche. La stessa ditta nel 2009 ne calcolò 29. Sono invece a centinaia gli effetti avversi registrati.


Sulle nuove «Linee di indirizzo», nella seduta straordinaria del 4 agosto 2020 è giunto il parere favorevole del Consiglio superiore di sanità (Css), che ha approvato il ricorso all’aborto chimico «fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale» e «presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day-hospital». Dopo il parere del Css, è giunta – il 12 agosto – la determina n. 865 dell’Agenzia italiana del farmaco che annulla il vincolo dell’utilizzo del mifepristone in regime di ricovero fino alla conclusione del percorso assistenziale ed estende l’impiego del farmaco da 7 a 9 settimane di amenorrea.

Con la variazione, prevista dalla scheda tecnica approvata in sede europea, di obbligare all’utilizzo delle prostaglandine solo per via vaginale tra le 7 e le 9 settimane. La lettera del direttore Rezza termina con la raccomandazione di effettuare «il monitoraggio continuo e approfondito delle procedure di interruzione volontaria di gravidanza con l’utilizzo di farmaci», con particolare sugli «effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo (dalle 7 alle 9 settimane, ndr) in cui è consentito il trattamento in questione». E assicura che tale monitoraggio sarà preso in esame ai fini della relazione annuale del ministro al Parlamento sull’attuazione della legge 194. Negli anni scorsi non poche Regioni avevano derogato alle indicazioni ministeriali di prevedere il ricovero nelle procedure di aborto farmacologico. Si tratterà di vedere quante si atterranno a queste nuove indicazioni.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI