sabato 18 novembre 2017
L'ex procuratore di Palermo: «Si era liberato dei nemici interni, poi decapitò i vertici delle istituzioni. Dopo le stragi del 1992 sembrava che tutto fosse finito, non dimentichiamolo»
Caselli: «La cattura di Riina fu una svolta storica»
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«Quando ho saputo della morte di Riina, inevitabilmente ho pensato ai miei sette anni di Palermo che sono cominciati proprio col suo arresto. Un evento fondamentale della storia del nostro Paese. Il primo passo di un percorso che ha salvato la nostra democrazia. Ricordiamoci che dopo le stragi del 1992 sembrava che tutto fosse finito e che non ci fosse più niente da fare. Invece, facendo squadra tutti quanti insieme, un passo dopo l’altro, siamo riusciti a fare resistenza, a non essere inghiottiti nel baratro che con le stragi 'cosa nostra' aveva spalancato sotto di noi. Troppo spesso dimentichiamo questa verità». È la prima riflessione di Giancarlo Caselli, procuratore prima a Palermo e poi a Torino. Un magistrato che ben conosce Riina.

Chi era? Un criminale sanguinario? Uno stratega?
Riina è stato un protagonista assolutamente negativo della nostra storia, responsabile di enormi misfatti. Con la terza guerra di mafia che ha causato mille morti ammazzati, e costretto molti altri a scappare, Riina si è liberato di tutti i suoi nemici interni a 'cosa nostra'. In questo modo ha assunto il controllo assoluto, egemonico, totalizzante di quella che allora era la più pericolosa organizzazione criminale del mondo. Poi ha colpito tutti coloro che nella sua ottica criminale lo ostacolavano, con una decapitazione sistematica e feroce dei vertici di tutte le istituzioni: carabinieri, poliziotti, politici, giornalisti, società civile, magistrati, il prefetto di Palermo. Un’ecatombe crudele, che non si registra in nessun altro Paese di democrazia occidentale. Quando poi Falcone e Borsellino dimostrarono col maxiprocesso che la mafia si può sconfiggere, Riina fece di tutto per impedirlo mobilitando i suoi alleati ad ogni livello per ' appattare' il processo, cioè concludere in nulla.

Ma non ci riuscì...

Non ci riuscì e per la prima volta nella nostra storia 'cosa nostra' subì condanne pesanti e soprattutto definitive. Riina reagì con rabbia feroce uccidendo coloro che secondo lui non avevano mantenuto i patti e poi sventrando un’autostrada e un quartiere di Palermo per punire Falcone e Borsellino 'responsabili' del maxiprocesso. È per la sequenza impressionante di questi orribili delitti che la sua cattura, lo ribadisco, è stata una svolta per la storia del nostro Paese.

Quale è il primo ricordo che ha di lui? Avete mai parlato?

Il primo ricordo risale al giorno del suo arresto, che era anche il giorno del mio insediamento a Palermo. Ricordo che i carabinieri, in quanto Procuratore della Repubblica, mi portarono nella stanza nella quale lo avevano rinchiuso. Gli chiesi se aveva qualcosa da dire, mi rispose che voleva solo andare subito in carcere. Altre volte l’ho 'incrociato', ma ha sempre rifiutato di rispondere.

Dopo la cattura ha continuato a essere il capo? E perché?

Perché continuare a comandare anche dal carcere è nel dna di 'cosa nostra'. Il mafioso rimane tale anche quando finisce in carcere, se è un capo rimane un capo e esercita le sue funzioni nei limiti che gli sono consentiti dal 41bis.

Durante i processi ha sempre fatto la vittima, ma nelle intercettazioni in carcere invece rivendica tutto.Come mai?

Esistono due e magari chissà quanti altri Riina. Quando va in tv cerca di sembrare un semplice contadinotto, ma in realtà ha un’intelligenza criminale che gli ha consentito di studiare e realizzare la strategia di dominio su 'cosa nostra'.

Dopo la sua morte si creerà un vuoto o è già stato riempito?

Non c’è dubbio che in 'cosa nostra' qualcosa cambierà, ma la cattura o la morte di un capo non deve mai far dimenticare che prima di tutto viene l’organizzazione. 'Cosa nostra' è un sistema di potere collaudato, forte soprattutto grazie a patti di scambio con pezzi di potere legale, con una grande capacità di torbidi condizionamenti. Questo è il nodo centrale della questione mafia.

Grazie alla vostra azione tutti i vertici di 'cosa nostra' sono finiti in carcere. Avete vinto?
Abbiamo vinto molte importanti battaglie, non ancora la guerra. E se 'cosa nostra' è stata ridimensionata, frattanto è esplosa la ’ndrangheta che oggi preoccupa più di ogni altra mafia.

Ora cosa nostra cosa è? Ha cambiato pelle?

'Cosa nostra' e tutte le altre mafie hanno cambiato pelle. Si sono fatte sempre più imprenditrici. Il loro obiettivo è accumulare denaro. Preoccupa soprattutto la mafia come economia illegale che sottrae alla comunità un’infinità di risorse. E anche l’intreccio sempre più inestricabile tra mafia e corruzione.

Un’ultima domanda più personale. Si può gioire per la sua morte o di fronte a questa si può provare pietà?
Per un credente la pietas cristiana nei confronti di un morto non è 'negoziabile'. Ma sarebbe bestemmia dimenticare che razza di criminale è stato Riina.

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