venerdì 20 aprile 2018
La presidente del Senato riferisce al Colle: Il capo dello Stato saprà individuare il percorso migliore. Frizioni tra Salvini e Berlusconi sul sostegno del Pd, che però chiude ad ogni accordo
Casellati, tentativo chiuso. Ora la parola a Mattarella

Dopo due giorni di consultazioni fittissime, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati torna al Quirinale senza avere in mano un'intesa chiara tra il centrodestra e il Movimento Cinque Stelle - il perimetro delimitato dal mandato esplorativo - ma con «spunti di riflessioni politica» che aiuteranno Sergio Mattarella ad individuare «il percorso migliore da intraprendere». Il numero uno di Palazzo Madama così, ringraziando il capo dello Stato «per la fiducia e il supporto che non ha fatto mancare in questi giorni», adesso ripassa la palla all'inquilino del Colle che, nella logica del passo dopo passo per fugare qualsiasi ipotesi, dovrà fare la sua prossima mossa. Che arriverà dopo i due giorni di riflessione che il presidente della Repubblica ha deciso di riservarsi prima di decidere.

Salvini: pronto a un incarico

D'altronde i partiti che sono usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo finora non sono riusciti a trovare la quadra per dare un governo al Paese. E le parole del leader della Lega Matteo Salvini al Salone del mobile di Milano non lo nascondono. «Vi dico solo, e lo ribadisco, che ho la netta sensazione che ci sia qualcuno che vuole perdere tempo - che non vuole nessun governo per arrivare a un governo tecnico alla Monti, telecomandato da Bruxelles per spennare gli italiani. Per evitare questa fregatura io farò tutto il possibile». E se gli verrà concesso (con un incarico del Quirinale direttamente al centrodestra) «mettendomi anche in campo in prima persona». Piuttosto, insomma, che riportare il Pd al governo «faccio 3 passi avanti io. Sono a disposizione personalmente e direttamente».

Stamane, prima che la presidente del Senato salisse al Colle, i cronisti avevano infatti ascoltato una telefonata tra il leader leghista e Casellati in cui Salvini riferiva di aver sentito Di Maio che «stava ragionando» su un possibile accordo. E che le acque erano in movimento nel partito pentastellato veniva confermato anche dal tweet di Danilo Toninelli in prima mattina . «Ce la stiamo mettendo tutta per dare agli italiani un governo che migliori loro la vita. Rimaniamo noi stessi: intransigenti e legati ai nostri principi, in primis la coerenza - aveva scritto il capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato - Un governo che tiri a campare non ci interessa, a quel punto meglio il voto. Stateci vicini. Grazie».

Di Maio: piena fiducia in Mattarella

Dopo la notizia che il Colle si sarebbe preso due giorni prima di decidere il da farsi, è il leader di M5s Luigi Di Maio a riporre piena fiducia nelle decisioni del capo dello Stato (anche perché adesso potrebbe essere la volta del presidente della Camera, il grillino Roberto Fico). «Aspettiamo le valutazioni del Presidente della Repubblica, ho piena fiducia - dice - Si è preso due giorni di riflessione, aspettiamo. Quello che vi posso garantire è che noi ce la stiamo mettendo tutta e ce la metteremo tutta per dare al Paese un governo del cambiamento».

Berlusconi: mai con M5s, meglio con parte del Pd

Dal Molise, dove sta chiudendo la campagna elettorale in viste delle regionali di domenica, è invece il presidente di Forza Italia, dopo aver attaccato direttamente i grillini sostenendo che «sono un pericolo per l'Italia» e che sono «sfaccendati» che a Mediaset andrebbero «a pulire i cessi», a ipotizzare che i numeri per un eventuale governo a trazione centrodestra potrebbero arrivare anche da altri partiti diversi dai Cinque Stelle. «Fratelli d'Italia e Lega sono contrari ad accordi con il Partito democratico - sottolinea Silvio Berlusconi - ma io non condivido questa posizione. Per sbloccare la situazione il centrodestra deve puntare ad accordi con parlamentari del gruppo misto ed anche del Pd».

La replica del Pd: il Cav sogna.

Una ipotesi subito bocciata dagli stessi dem. «Berlusconi sogna se pensa di potersi prendere alcuni esponenti del Pd - replica il vicepresidente del Pd alla Camera Ettore Rosato - E sogna ancora di più se pensa che possa esserci il Pd a sostegno di un governo con Salvini e la Meloni». Poi riferendosi ad un eventuale incarico o ai Cinque Stelle o al centrodestra aggiunge: «Non faremo la ruota di scorta di nessuno». Nei due partiti infatti, continua Rosato, «si è dimostrato che stanno facendo una grande confusione, ma all'interno di questa confusione che danneggia il paese, alla fine un accordo lo troveranno. Un accordo al ribasso, dopo aver sdoganato Fi e Berlusconi». A rincarare la dose il segretario reggente del Pd Maurizio Martina. «Rivendico con forza la posizione chiara del Partito democratico - scrive su Facebook - e dico a chi pensa di dividerci che questo scenario non esisterà mai».

La chiusura di Salvini alla sinistra. Adesso il Cav guarda al voto

Ma anche Matteo Salvini ribadisce il suo no a qualsiasi accordo con i democratici. «Sbaglia Berlusconi quando dice che gli italiani votano male - dice ancora il leghista da Milano - risbaglia quando dice che si deve riportare al governo il Pd. Non è rispettoso verso gli italiani e lo fa senza la Lega». Poi il messaggio nemmeno tanto velato al Cav che guarda a sinistra per un governo. «Io voglio fare un governo che rappresenti quello che gli italiani hanno votato poco tempo fa. Lo voglio fare partendo da una coalizione che ritenevo e ritengo compatta - aggiunge - Se qualcuno se ne tira fuori insultando e guardando a sinistra la scelta è di questo qualcuno».

Adesso che il Pd, ma anche l'alleato più importante di Forza Italia ha chiuso la porta a qualsiasi partito di centrosinistra, dal Cav arriva un mezzo passo indietro sulle alleanze con il Pd. «Un governo di centrodestra, questa è la speranza del Paese. Se si deve fare un governo del centrodestra e non trova i voti in Parlamento per governare, è assolutamente doveroso tornare al voto - spiega Silvio Berlusconi al pomeriggio, aggiungendo che l'unità del centrodestra non è mai stata in discussione - sperando che gli italiani abbiano imparato a votare meglio di quanto hanno fatto l'altra volta».




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