venerdì 14 ottobre 2016
Caritas lombarde: così l'accoglienza degli stranieri non funziona
Tanti, troppi i dinieghi alle richieste d’asilo che rischiano di consegnare i migranti ai territori a rischio della «condizione di clandestinità». Tanti e sempre più giovani i minori non accompagnati che svaniscono nel nulla. E troppe le energie e le risorse sprecate da un sistema dell’accoglienza spesso generoso ma pieno di contraddizioni e fragilità. E ancora inchiodato alla logica dell’emergenza. Mentre «preoccupano, anche nei nostri territori, le manifestazioni e le recrudescenze di intolleranza ideologica, persino potenziate da movimenti politici».  È di fronte a questa trama di criticità che i direttori delle Caritas delle diocesi lombarde si rivolgono alle istituzioni – tutte: dallo Stato italiano ai Comuni, ma con particolare attenzione al ruolo e alle responsabilità della Regione Lombardia – i loro «rilievi e "parole nuove" per un coraggioso approccio al fenomeno migratorio: strutturalmente più aperto, capace di dare risposte immediate a problemi altrimenti gravi e insolubili e, in prospettiva, generare una comunità quanto più integrata». Così si legge nel documento «Lo stato dell’immigrazione in Lombardia. Esperienze e proposte», firmato dai direttori delle Caritas. Il testo di questo documento ricorda anzitutto l’impegno delle diocesi e dalle Caritas lombarde nell’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. «La distinzione tra (potenziali) rifugiati e non rifugiati non regge più», affermano i direttori Caritas, chiedendo che a tutti sia assicurata «l’assistenza essenziale», con percorsi volti all’«inserimento sociale» e «premiando l’impegno di ciascun migrante». Fra le altre richieste: accelerare e semplificare l’iter per il riconoscimento dello status di rifugiato; concedere permessi a carattere umanitario a tempo prestabilito a chi si vede negato tale riconoscimento; riorganizzare e finanziare il sistema dell’accoglienza, anzitutto trasformandolo da «straordinario» (l’attuale modello Cas) in «permanente» (sul modello Sprar), con piccole strutture d’accoglienza diffuse sul territorio; potenziare i «canali umanitari». E superare una volta per tutte la legge Bossi-Fini.
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