venerdì 5 maggio 2017
Dalle strutture, due, 30 nordafricani venivano caricati sui camioncini e portati nei campi a lavorare in condizioni disumane. Il procuratore: per la prima volta applicata la nuova legge
Scacco ai caporali, primi fermi con la nuova legge anti-schiavi

La dignità e il coraggio di un immigrato hanno permesso l’inchiesta della procura di Cosenza contro lo sfruttamento di rifugiati ospitati in due Centri d’accoglienza straordinaria (Cas) nella Sila. Lo scorso settembre il giovane africano, sbarcato a Reggio il 14 aprile 2016, ha detto basta a vessazioni e disagi, sfruttamento e violenze, rivolgendosi alle forze dell’ordine e dando il "là" all’indagine "Accoglienza" che ieri ha portato a 14 misure cautelari notificate dai carabinieri: due detenzioni in carcere, quattro ai domiciliari e otto obblighi di dimora. Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche le accuse a carico degli indagati, non solo i caporali ma pure i responsabili dei Cas. Mentre gli extracomunitari erano al lavoro, i gestori delle strutture falsificavano i fogli di presenza per intascare il rimborso statale.

«Mi servono tre persone per domani»

Proprio la vittima che ha alzato il coperchio su questo ennesimo vaso di Pandora colmo di presunti abusi, ha rivelato che uno dei destinatari dei provvedimenti restrittivi avrebbe schiaffeggiato e minacciato uno straniero nei campi. Ha poi riferito che durante il "lavoro" chi si fermava per riposare o era giudicato lento, veniva minacciato e preso a calci. Il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo, ha spiegato come funzionava il reclutamento: «Una telefonata: mi servono tre persone per domani. Il caporale le metteva sul camioncino e gliele portava. I migranti andavano a lavorare sfruttati, dormendo e mangiando in condizioni disagiate e il responsabile del centro, i 35 euro che prendeva per ognuno, se li metteva in tasca. Abbiamo segnalato tutto alla Prefettura ma non sappiamo ancora se questi centri saranno chiusi».

Immediata la risposta della prefettura di Cosenza, la quale ha precisato che «nell’ambito della periodica attività di verifica presso i vari centri di accoglienza situati nel territorio provinciale, aveva effettuato in particolare presso i Centri di accoglienza straordinaria gestiti dagli indagati, dall’ottobre 2016 fino ai primi giorni dello scorso gennaio, ben tre sopralluoghi congiunti per verificare la qualità dei servizi erogati. Gli esiti dell’attività ispettiva, insieme ad altri elementi dai quali emergevano possibili illeciti, sono stati forniti alla Procura di Cosenza e all’Arma dei Carabinieri. Nei confronti del gestore dei due centri di accoglienza nessun pagamento è stato effettuato da questa Prefettura».

Una giornata di lavoro per 15 euro

Secondo l’accusa i rifugiati, principalmente senegalesi, nigeriani e somali, venivano prelevati dai due Cas di Camigliatello Silano, nel Cosentino, e portati a lavorare in campi di patate, fragole e zucchine dell’altopiano o impiegati come pastori per gli animali da pascolo. Una trentina gli sfruttati in nero con paghe tra 15 e 20 euro per una giornata lavorativa di dieci ore. Ieri sono stati tutti trasferiti in altre strutture. Commentando l’inchiesta, il ministro degli Interni, Marco Minniti, ha annunciato che nei prossimi giorni partirà un piano d’ispezioni in tutte le strutture d’accoglienza dei migranti con 2.130 controlli ai centri, compresi quelli attivati in via d’urgenza. Il procuratore Spagnuolo aveva indicato un passaggio a vuoto proprio nelle verifiche: «C’è un sistema di controlli che consente a chi gestisce questi centri di accoglienza di fare ciò che vogliono». In ogni caso, secondo lo stesso procuratore, «questa è la prima indagine che applica la nuova legge sul caporalato», con le modifiche legislative approvate in autunno, dalle retribuzioni palesemente difformi da quanto previsto dai contratti collettivi alla sanzionabilità del datore di lavoro, oltreché dell’intermediario.

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