martedì 29 luglio 2014
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C’era da aspettarselo, Avvenire lo aveva addirittura anticipato nell’edizione di domenica. E così è stato: mentre il ministro della Salute è a un passo dal proporre un decreto legge sull’applicazione della fecondazione eterologa in Italia, che garantisca tutti i soggetti coinvolti – in primis i pazienti – sulla sicurezza e l’omogeneità dei trattamenti, ecco che una Regione anticipa i tempi. È la Toscana, da sempre protagonista di iniziative discutibili nel delicatissimo ambito che intercorre tra sanità e bioetica. È accaduto per la pillola abortiva Ru486 (appena del marzo scorso la proposta di portarla nei consultori, contrariamene a quanto previsto dalle linee guida del ministero), ora accade per la provetta. Le Regioni, d’altronde, possono decidere autonomamente, Le autorizzazioni ai centri da lì devono arrivare. Ed ecco allora la delibera toscana, che recepisce la direttiva Ue 17/2006 nella quale si dettano le regole per poter effettuare la donazione di gameti, dai test di tipo infettivo alla tempistica con cui effettuarli. E qui un problema c’è, visto che la direttiva andrebbe recepita a livello nazionale (proprio per questo il ministero si era preso del tempo) e dal governo centrale interpretata e dettagliata, mancando in essa per esempio le indicazioni circa i test genetici da effettuare, i limiti di età, il numero di donazioni. Il rischio, altrimenti, è che ogni Regione finisca per fare la sua eterologa. Almeno fino al momento in cui non verrà approvato il decreto legge, presumibilmente settembre.L’eterologa alla toscana, in ogni caso, si presenta così: limite di 35 anni di età per le donatrici, di 50 per i donatori, nessuna retribuzione, anonimato garantito. Regole non troppo lontane da quelle ipotizzate finora dal ministero. Di “strappo”, d’altronde, in Regione non vogliono sentir parlare. «Stiamo coadiuvando il lavoro del ministro Lorenzin che ha fatto fare le linee guida. Non è una fuga in avanti», assicura il governatore Enrico Rossi, sostenendo come «le nostre regole siano più restrittive, per certi aspetti, rispetto a quelle discusse e decise dalla commissione nazionale». Che sono, per ora, soltanto una proposta però. Valeva la pena, in ogni caso, anticipare i tempi di un paio di mesi? Evidentemente sì, secondo i centri privati: «Oggi è un grande giorno per i cittadini», ha commentato Elisabetta Coccia, presidente di Cecos Italia (che raggruppa le maggiori strutture italiane private e convenzionate di procreazione assistita). Loro, da oggi in avanti, faranno affari in Toscana. E poi c’è la soddisfazione di poter dire «abbiamo evitato il Far West con grande senso di responsabilità »: parola dell’assessore toscano alla Salute, Luigi Marroni. Dal ministero arriva un secco commento: «Lo schema di legge è già pronto. L’iniziativa della Regione Toscana dimostra come sia necessario intervenire con la massima urgenza con un provvedimento normativo efficace su tutto il territorio nazionale, per evitare disparità di trattamento tra i cittadini residenti nelle diverse Regioni». Disparità di cui si faranno carico, nel caso emergano problemi o pasticci, proprio le Regioni “pioniere”. 
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