giovedì 12 agosto 2010
Sequestrate negli ultimi dodici mesi 20 tonnellate di canapa, in manette 50 spacciatori. Sul Faito 500 ettari destinati a piantagioni di marijuana e coca.
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Luogo di villeggiatura, monte dei misteri, montagna del diavolo: il Faito non smentisce mai la fama che, più tenebrosa ed evanescente di quella del Vesuvio, da secoli l’accompagna e che adeguandosi ai tempi prende originali forme, più consone alla modernità. Una volta, si racconta, l’intrico dei boschi ospitava inquietanti apparizioni ora quella stessa fitta vegetazione è l’ideale, secondo gli esperti, per far crescere la marijuana. Ettari di terreno demaniale, lungo le falde napoletane e sorrentine, illegalmente coltivate a cannabis tanto che il monte Faito può fregiarsi del nuovo appellativo di “Giamaica italiana”. I carabinieri della Legione Campania da anni controllano, sequestrano, distruggono, ma sempre scoprono nuove piantagioni. Il monte Faito è in pratica una maxipiantagione di canapa indiana. Un affare da centinaia di milioni di euro dietro il quale probabilmente si cela la lunga mano della camorra. Nessuna certezza sulla presenza dei clan, ma, osservano gli inquirenti, da svariati anni in Campania i clan non importano marijuana eppure si continua a vendere e ad acquistare, segno che è stato trovato il modo di sostituire quella estera con notevole risparmio ed altrettanti guadagni, ed è evidente che la marijuana made in Faito, di prima qualità, risponde a tutte le esigenze.I dati delle forze dell’ordine d’altronde sono chiari: negli ultimi 12 mesi sono state sequestrate venti tonnellate di canapa, 50 gli spacciatori arrestati nella sola Castellammare di Stabia, centinaia le denunce e le segnalazioni nei confronti di giovani tossicodipendenti. Solo a luglio sul monte sono state scoperte 30 piantagioni e distrutte cinque tonnellate di marijuana, per un valore sul mercato dello spaccio di tre milioni di euro. E non passa giorno senza che i carabinieri non smantellino almeno un campo di canapa: l’altro ieri i militari hanno trovato 70 piante, alte già tre metri, del peso di 150 chili. Quantità enormi che possono essere utilizzate solo da organizzazioni articolate ed attrezzate. I sospetti degli investigatori puntano alla camorra stabiese e torrese. La coltivazione più intensiva avviene infatti in quello che è stato soprannominato il “quadrilatero della droga”, compreso nei comuni di Castellammare di Stabia, Casola di Napoli, Gragnano e Lettere. E Torre Annunziata è il centro di smistamento della canapa acquistata sui Lattari. A coltivare la marijuana sono insospettabili contadini e commercianti ortofrutticoli del posto, da cui si riforniscono singoli pusher, tossicodipendenti e gli emissari delle cosche. Persone esperte che conoscono le piante e il terreno, che scelgono i punti del Faito dove la vegetazione è rada in basso e folta in alto perché possa nascondere la piantagione agli elicotteri, che seminano contemporaneamente quattro, cinque aree con solo 150 piante così che siano più difficili da individuare anche in caso di blitz, che attrezzano il campo con teloni e cisterne per assicurare la giusta umidità. Particolari che concorrono all’ipotesi che a gestire la catena della canapa sia la criminalità organizzata.
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