venerdì 18 maggio 2018
Dopo i bus che prendono fuoco, facciamo il punto della situazione del trasporto pubblico nelle città. La gomma la fa da padrona ma il rinnovo dei mezzi è ancora lento
Bus, metro e tram: l'Italia si muove a velocità ridotta

La gomma assorbe tutto e non è facile da cancellare; nemmeno dalle strade superaffollate delle città italiane. Su di essa poggia infatti tuttora la gran parte del trasporto pubblico e allora vien da chiedersi se ha davvero senso il ritornello che i nostri autobus sono vecchi e malfunzionanti: sì, paragonati ai pullman di altri Paesi dell’Europa ci può pure stare, però ci si dimentica che – come avviene sui treni – oltre confine i prezzi dei biglietti sono ben più alti rispetto al nostro euro e 50 centesimi medio. Così la recriminazione per una tipologia di bus anzianotti e malmessi, che poi hanno la sola colpa di non poter quasi mai finire in officina per la manutenzione, magari intrisa di italico disfattismo a prescindere, dovrebbe fare i conti con le risorse effettivamente a disposizione.

Autobus “anziani”: 11 anni e mezzo l'età media

L’età media di 5 anni per i mezzi circolanti in Germania e Olanda è un esempio certo virtuoso che parla da sé, soprattutto se confrontato agli 11,5 delle nostre parti (che sale a 16 anni in certe aziende del Sud, dove si trova pure qualche veicolo di un quarto di secolo); però non è vero che da noi nulla si muove. In un Paese dove ammontano a 1.020 le società di Tpl ( Trasporto pubblico locale) e il parco mezzi annovera circa 50mila veicoli, l’anno scorso si è registrata l’immatricolazione di 1.732 nuovi bus – con una crescita del 60% sull’anno precedente. Un rinnovamento degno di nota: anche perché col 1° gennaio 2019 gli Euro 0 non potranno più circolare. E poi le aziende possono contare su un contributo pubblico – regionale – oscillante tra il 50 e il 70% del valore del mezzo. Quelle virtuose – ossia in attivo di bilancio – agiscono pure con l’autofinanziamento: vedi la bolognese Tper, l’Atm di Milano e l’Atb di Bergamo e le ditte dell’orbita Busitalia.

La situazione nelle città

Ma com’è la situazione nelle grandi città italiane? Detto di Milano e tralasciando per ovvie ragioni Roma, dove il bus recentemente andato a fuoco non ha mancato di far notizia, a Torino regna il caos: non è ancora stato presentato il bilancio 2017 e una gara da 140 bus nuovi è andata deserta... Trieste invece viaggia bene con il gruppo Arriva (di Deutsche Bahn) così come Firenze (con Busitalia). Napoli si presenta con un parco vecchissimo... Bari, o meglio l’intera Puglia, nel 2017 ha visto arrivare 309 mezzi nuovi mentre il capoluogo è andato a gara. Messina – che pareva sulla via del non ritorno – negli ultimi due anni ha lanciato bei segnali di ripresa rinnovando parte del parco e puntando ora anche all’elettrico. Esempi da Nord a Sud per fotografare qualche situazione dello Stivale. Ricordando che l’Europa vorrebbe che dal 2019 vengano fatte le gare a cui tutti gli operatori possono partecipare e, laddove si sta provando a farlo, si assiste a proteste e scioperi perché il bando pubblico viene visto come il de profundis del trasporto pubblico e si sbandiera lo spauracchio (fantasioso) della perdita dei posti di lavoro. In realtà, se problemi ci sono, sono di altra fattispecie: vedi l’assenza di capitolati o la divisione in lotti troppo massicci laddove servirebbe lo spezzettamento per aprire maggiormente il mercato. Certo, tante aree metropolitane – Milano, Torino e Roma – hanno scelto comunque la proroga lasciando il servizio alle municipalizzate che già lo espletavano, il cosiddetto“ in house”. Strano? Beh, non proprio se vediamo cosa è successo in Olanda: dove sono state fatte le gare (due vinte da società di Fs), ma è stato deciso che Amsterdam non le farà in quanto realtà delicata e complessa...

Il futuro passa per l'elettrico

Insomma uno scenario in piena evoluzione, tra luci e ombre. E sul quale incombe l’autobus elettrico: ci hanno già investito Torino, Milano e Bergamo. Ma è un impegno non da poco perché questa tipologia di mezzo è molto costosa, in soldoni ci vogliono 400mila euro per ogni mezzo. Che equivale a quanto basta per comprare due nuovi Euro 6 (i più ecologici) a gasolio. Allora il dubbio assale i vertici aziendali alle prese col rinnovo della flotta e... “prendere due pagando uno” piace ancora tanto. Naturalmente ci sarebbe il metano; ma fa tanta fatica a conquistare costruttori e aziende...

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