giovedì 4 febbraio 2016
Il passo avanti è innegabile. E con esso l’aver imboccato la via della 'deistituzionalizzazione' della disabilità. Un buon compromesso, insomma, che ora deve affiancare la residenzialità a misura di famiglia – magari nella casa in cui si è sempre vissuti – con progetti individualizzati di autonomia e reinserimento sociale. Le associazioni guardano con favore all’impianto della normativa sul dopo di noi che oggi verrà licenziato dall’Aula di Montecitorio. Anche se qualcuno vede con diffidenza l’introduzione del trust, considerato «una forzatura» e «uno strumento per lo più riservato a famiglie benestanti». Le «molte novità positive» per il presidente del-l’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale) Roberto Speziale, partono dell’impostazione che «per la prima volta capovolge l’obiettivo: quale è il diritto del disabile» e dà ai genitori «la giusta serenità», abbracciando l’idea della «casa più piccola, a dimensione di famiglia, per la vita futura del proprio figlio» e non delle residenze assistenziali. In più, si «prevede un progetto globale di vita ». Il rovescio della medaglia però, secondo Speziale, è la parte dedicata al trust, «migliorabile, anche se alcuni paletti sono stati messi» per evitare elusioni fiscali. Insomma, «non è la legge che avremmo voluto e auspicato, ma è un buon compromesso». Il punto di partenza «è buono» anche per il responsabile della Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), Vincenzo Falabella, perché «c’è una norma che va oltre la segregazione negli istituti per i disabili dopo la morte dei genitori » e affianca al trust «dedicato per lo più a patrimoni ingenti», anche la figura dell’amministratore di sostegno «anche per i non ricchi ». Anche se «ci saremmo aspettati un percorso simile a quello avviato per gli opg – aggiunge – orientato a chiudere tutti gli istituti in cui oggi vivono 400mila non autosufficienti ».  Sta di fatto, che per la prima volta «si sostiene una accoglienza diffusa » ricorda Simona Ciocca, responsabile della casa di accoglienza della Comunità di CapodarcoMilly e Memmo, che ospita già disabili senza più sostegno familiare. Si esce insomma «dal binario a senso unico della Rsa, andando verso un sistema misto – continua – prendendo finalmente in considerazione il peso sostenuto dalla famiglia per garantire una vita dignitosa ai figli e il potenziamento dell’autonomia ». Anche con sgravi fiscali, «che danno un grande aiuto ai parenti più prossimi». Finalmente si offre «una risposta alle ansie di tanti genitori con figli da assistere», è il giudizio di Francesca Romana Lupoi, vicepresidente dell’associazione Trust in Italia, la rete di 700 professionisti che sostengono questo istituto. È «un segno di civiltà e di sensibilizzazione concreta verso le famiglie», che ora avranno «uno strumento aggiuntivo per creare il percorso più adatto». Ciò che si lascia «è sempre tantissimo» al di là del valore economico, prosegue, perché «essenziale » per la prosecuzione del progetto di vita del proprio figlio. Da qui l’auspicio dell’avvocato perché la legge spinga i Comuni ad abolire le imposte sugli immobili in trust «per consentire a quel bene di essere a esclusivo vantaggio del soggetto debole e non dello Stato».
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