sabato 16 aprile 2016
​I presuli del Triveneto hanno espresso preoccupazione per le misure austriasche. Appello all'Ue.
Brennero, i vescovi: «Soluzioni, non barriere»
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I vescovi delle 15 diocesi del Trentino Alto Adige, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia «condividono le preoccupazioni per le chiusure d’accesso prospettate da parte di alcune nazioni europee» e in particolare della confinante Austria, ammonendo che «l’Europa ha bisogno di soluzioni comunitarie e non di nuove barriere». Hanno rilanciato, pertanto, la sollecitazione di Ivo Muser, vescovo di Bolzano-Bressanone, alla politica perché offra «strutture sostenibili e lungimiranti modelli d’integrazione» per chi scappa dalle guerre e dalla fame, anziché alzare muri o limitarsi a ringhiare con lan- ciare slogan populistici. Con monsignor Muser, i vescovi sostengono che l’Europa può affrontare questa sfida, senza chiudersi in sé. «O affrontiamo questa sfida in modo comunitario, come una questione europea, oppure – aveva detto Muser e i vescovi rilanciano – siamo destinati a fallire, se gli interessi che ci guidano sono soltanto quelli del proprio Stato». I vescovi hanno vissuto, tutti insieme, alcuni giorni di esercizi spirituali nel Centro diocesano di spiritualità San Fidenzio di Novaglie, nel Veronese, con le meditazioni proposte dall’emerito di Novara, monsignor Renato Corti. Al termine si sono ritrovati per la periodica riunione della Conferenza episcopale del Triveneto. Sotto la presidenza del patriarca di Venezia Francesco Moraglia, hanno analizzato le esigenze poste dalla nuova emergenza immigrati, con migliaia di arrivi programmati a Nordest, e la situazione del Brennero. Il punto lo ha fatto l’arcivescovo Luigi Bressan, emerito di Trento, che continua ad essere il delegato della Cet di Migrantes. Il Brennero non è un caso isolato, ma anche presso altri valichi di frontiera si stanno verificando situazioni che mettono a rischio il diritto alla mobilità delle persone. A San Candido, in Val Pusteria, sempre in provincia di Bolzano, le autorità austriache hanno annunciato prossimi monitoraggi delle auto all’ingresso verso Lienz. Alla frontiera di Coccau, in provincia di Udine, l’Austria sta per installare strutture di identificazione degli immigrati e di presidio delle forze dell’ordine, per il timore di ingressi dall’Italia. Al momento, tuttavia, è vero il contrario: dall’inizio d’anno sono usciti 1.744 stranieri. Ecco, dunque, che le diocesi del Nordest si preparano a nuove forme di accoglienza, oltre che di assistenza ai confini, dal Brennero a Tarvisio. Poco meno di 5 mila gli immigrati in accoglienza diffusa, spesso a totale carico delle Chiese diocesane, come certifica - è solo un esempio - la mensa di Udine che distribuisce oltre 400 pasti al giorno. I vescovi hanno espresso 'apprezzamento' per quanto le realtà istituzionali, associative e, appunto, ecclesiali stanno facendo per rispondere all’ospitalità dei rifugiati. E invitano le comunità cristiane di queste terre «a essere sempre più generose e concretamente attente a questi fratelli e sorelle portatori di tante sofferenze».
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