giovedì 5 luglio 2018
I controlli funzionano già, i costi extra esploderebbero. E anche l'Austria frena
Poliziotti austriaci al Brennero (foto archivio Ansa)

Poliziotti austriaci al Brennero (foto archivio Ansa)

Reintrodurre controlli sistematici al Brennero «sarebbe indubbiamente una catastrofe». Non usa mezzi termini Norbert Hofer, ministro dei Trasporti austriaco ed esponente di spicco della destra liberal-nazionale (Fpö) alleata del cancelliere popolare Sebastian Kurz. I costi sarebbero pesanti, circa 100 euro in più a camion e a viaggio, sottolinea incontrando un gruppo di corrispondenti (tra cui anche l’inviato di Avvenire) giunti da Bruxelles per l’avvio della presidenza austriaca dell’Ue. È il più chiaro segnale che, nonostante le minacce lanciate da Kurz di reagire alla frontiera italiana se davvero la Germania attuerà il piano voluto dal ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, l’Austria non è affatto entusiasta di dover considerare misure drastiche in quello che è uno dei confini più trafficati e simbolici d’Europa.

Per Vienna resta inaccettabile l’idea tedesca di rispedire in Austria i richiedenti asilo che abbiano presentato domande in altri Paesi Ue che non abbiano accordi bilaterali con Berlino (gli altri finiranno in «campi di transito» in Germania, ma al confine austriaco per esser da lì trasferiti). «Al momento – ragiona ancora Hofer – non è chiaro se i socialdemocratici (al governo con la cancelliera Angela Merkel e piuttosto irritati, ndr) siano d’accordo. Ma al momento in cui vi sarà una frontiera chiusa, saremo costretti anche noi a reagire. Altrimenti diventeremo un grande campo profughi».

«Il governo austriaco – ha ribadito anche Kurz insieme al vicecancelliere (e leader Fpö) Heinz-Christian Strache e al ministro dell’Interno Herbert Kickl – certamente non è pronto a siglare accordi a spese dell’Austria», due giorni fa aveva avvertito che Vienna è pronta se necessario al «rafforzamento delle nostre frontiere Sud». Kurz però sottolinea di «condividere l’obiettivo» tedesco di far sì che richiedenti asilo già registrati in un altro Stato Ue debbano esser là rimandati, non però il metodo tedesco. Vienna peraltro ha già annunciato il ripristino dei controlli per due eventi specifici durante il suo semestre di presidenza dell’Ue: dal 9 al 13 luglio e dal 17 al 21 settembre, secondo una clausola prevista dalle norme di Schengen in caso di eventi internazionali e più volte utilizzata.

Sulla questione Brennero, Vienna punta anzitutto a prendere tempo. «Prima di prendere misure concrete, soprattutto alla frontiera Sud – sottolineava ieri, prudente, Kurz – dobbiamo conoscere con precisione la nuova posizione tedesca».«Vedrete – diceva ottimista Hofer ai corrispondenti – che non ci si arriverà, che troveremo una soluzione».

Gli occhi sono puntati sulla visita oggi di Seehofer a Vienna, per incontrare l’omologo Kickl, anche se una portavoce del ministro tedesco ha precisato che dall’incontro «non usciranno decisioni». Sarà, insomma, solo una prima discussione. Ieri comunque la cancelliera Angela Merkel ha precisato che i migranti fermati saranno trattenuti solo 48 ore, il massimo consentito dalla Costituzione tedesca. «Entro questo termine – ha aggiunto – dovrà esser avvenuto il trasferimento in altri Stati Ue». Berlino conferma che sono in corso preparativi per vari accordi bilaterali, persino con la riottosa Ungheria, anche se il premier di Budapest Viktor Orban ha precisato che «prima dovrà esserci un’intesa tra Germania e Austria». È questa la via maestra per Berlino: se tutti stringeranno accordi bilaterali, non ci sarà più nessuno da rimandare in Austria. L’Italia però, almeno per ora, continua a dire no.

La Commissione Europea, intanto, è in allerta. «Stiamo seguendo la questione da vicino» ha detto una portavoce. La quale ha precisato che l’articolo 36 del regolamento di Dublino prevede sì accordi bilaterali tra Stati Ue, ma anche che questi «consultino la Commissione Europea prima di concluderli». Bruxelles verificherà poi la compatibilità con il diritto Ue, che comunque «consente la creazione di zone di transito».

Una cosa è chiara: tutta questa agitazione non è in alcun modo giustificata. Ieri il governatore del Tirolo Günther Platter ha avvertito che nei primi sei mesi del 2018 sono stati appena 2.500 i migranti irregolari fermati nella sua regione. E già a metà giugno Erich Lettenbichler, capo della polizia tirolese, aveva elogiato l’efficacia dei controlli italiani contro i flussi verso l’Austria al Brennero: se a gennaio erano stati fermati sui treni dalla penisola 65 migranti irregolari, a febbraio la quota era già scesa a 52. A giugno gli arresti sono stati pari a zero. Tanto rumore per nulla.

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