lunedì 5 marzo 2018
Festa tra gli esponenti del Movimento. Renzi parlerà alle 17. Salvini ringrazia gli elettori. Rischio pantano. Tra le ipotesi una premiership «esterna»
Il candidato premier del M5S Luigi di Maio esulta dopo aver visto le prime proiezioni dei risultati elettorali al Senato (Ansa da Instagram)

Il candidato premier del M5S Luigi di Maio esulta dopo aver visto le prime proiezioni dei risultati elettorali al Senato (Ansa da Instagram)

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Un italiano su tre sceglie il M5S, saldamente al di sopra del 30 per cento in tutt'e due le Camere, il centrodestra si conferma come da previsioni prima coalizione, ma resta molto al di sotto quel 40 per cento che si era prefissato come soglia da raggiungere per sperare nell’autosufficienza attraverso la spinta attesa dalla quota maggioritaria dei collegi uninominali.

Ma – è forse questa la vera sorpresa – la Lega mette la freccia e supera ampiamente Forza Italia e tallona di un’incollatura il Pd che supera la soglia psicologica minimale del 20 per cento solo grazie alla “donazione di sangue” di +Europa, il partito fondato da Emma Bonino che ottiene una buona affermazione ma – restando sotto la soglia del 3 per cento – vede i suoi consensi confluire nel partito alleato.

Affluenza al 74%

È questa la sintesi della “tempesta perfetta” riconsegnata dal voto di ieri, che fa guardare con viva apprensione in queste ore alla riapertura dei mercati: tutti col fiato sospeso in Europa proprio per via del rischio pantano che si profila in Italia a seguito del voto. Che accanto alla nota lieta di un massiccio ritorno alle urne degli italiani (percentuale di affluenza intorno al 74 per cento, quasi un record per le votazioni svoltesi in un giorno solo) riconsegna il dato estremamente preoccupante dell’assenza di ogni ipotesi concreta e praticabile di maggioranza nelle due Camere. Il dato dei seggi assegnati con l’uninomimale (pari a un terzo del totale, molti in bilico, specie al centro Italia) assumerà una fisionomia certa solo in tarda mattinata, e quindi si può parlare solo in base alle attuali stime.

Nel centrodestra prevale l'ala più estrema

Che vedono il centrodestra nella migliore delle previsioni possibili comunque distante di 18 seggi al Senato dalla soglia di autosufficienza e di una sessantina alla Camera, senza che si possa ipotizzare, al momento, la convergenza di altre forze, specie ora che lo schema vede una decisa prevalenza nell’alleanza dell’ala più estrema (Lega-Fratelli d’Italia, insieme ben oltre il 20 per cento) su Forza Italia, ferma intorno al 13-14 per cento. Cosicché tramonta l’indicazione di Silvio Berlusconi che era caduta sul presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani proprio allo scopo di attirare eventuali sostegni aggiuntivi dall’area moderata.

Prevalgono le forze euro-scettiche

Il dato che balza agli occhi è la netta prevalenza delle forze euro-scettiche che, sommando i voti di Lega, M5S e Fratelli d’Italia, superano di gran lunga la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento. Senza che ragionevolmente, almeno al momento, se ne possa ricavare una possibile maggioranza alternativa. Perché, oltre alla scarsa compatibilità delle loro piattaforme e dei loro elettorati c’è da dirimere prima una contesa già annunciata alla vigilia che ora si materializza sul tavolo dell’arbitro che dirige le operazioni: se il tentativo di incarico costruito intorno al primo partito (che è il M5S) o alla prima coalizione, il centrodestra, e segnatamente alla prima forza al suo interno, ossia la Lega.

Il compito - improbo - di Mattarella

La bussola del Colle è saldamente ancorata alla Costituzione e quindi il tentativo – improbo – di Mattarella guarda al partito che mostrerà maggiore capacità di aggregazione intorno alla sua proposta. Ma non è pensabile che, quand’anche ve ne fossero le condizioni, il capo dello Stato possa prescindere dal primo partito che ha ottenuto il consenso di un terzo degli italiani. Ci sarà in ogni caso da attendere l’esito della dialettica parlamentare intorno al primo appuntamento, per l’elezione dei presidenti delle Camere. Che però si riuniranno fra 20 giorni, con la grossa incognita della tenuta, nel frattempo, della nostra economia, con il rischio di una crescita della fibrillazione anche sullo spread.

C'è anche la possibilità di un incarico esterno per il governo

Per cui fra le “carte” coperte di Mattarella c’è anche la possibilità di un incarico esterno da affidare a una personalità esterna ai partiti che possa provare a sbrogliare l’intricata matassa e guidare un periodo di tregua, allo scopo almeno di fronteggiare le misure urgenti da varare in economia. Dando il tempo, intanto, di correggere una legge elettorale che, come si temeva, non è stata in grado di consegnare una maggioranza chiara.

Fuori dal Parlamento Insieme e Civica Popolare

Fuori dal Parlamento, nel centrosinistra, sia “Insieme” che “Civica Popolare”, che non contribuiscono nemmeno alla loro coalizione in piena crisi, essendo rimasti sotto l’1 per cento. Appena un po’ meglio nel centrodestra “Noi con l’Italia”, che supera di poco la soglia minima dell’1 per cento, ma resta fuori dal calcolo dei seggi. Deludente il risultato di Liberi e Uguali, appena sopra la soglia di sopravvivenza del 3 per cento. Non ce la fanno fuori dalle coalizioni nemmeno Il Popolo della famiglia, CasaPound, Potere al popolo.

Matteo Renzi medita sul da farsi

Medita sul da farsi, Matteo Renzi: il suo portavoce fa sapere su Twitter che il leader Pd parlerà alle 17. Un «grazie» arriva da Matteo Salvini ai suoi elettori. Esulta invece Luigi di Maio che ha “doppiato” nel suo collegio di Pomigliano d’Arco Vittorio Sgarbi. Esulta il M5S. «Ora è chiaro a tutti che dovranno parlare con noi», dice Alessandro Dibattista, e a ben vedere è più una dichiarazione di apertura, la sua, più che un avvertimento. Un vero boom in Campania per il M5S, oltre il 50 per cento, ma è in tutto il Sud che il Movimento ha letteralmente “sbancato”.

I due ministri Minniti e Franceschini sconfitti

Sconfitte clamorose invece per due fra i ministri più apprezzati dell’esecutivo in carica, Marco Minniti e Dario Franceschini, mentre ce la fa nel suo collegio romano il premier Paolo Gentiloni. Passa a Bolzano anche la sottosegretaria Maria Elena Boschi e a Bologna Pier Ferdinando Casini, nel quadro di una generale disfatta anche nei collegi nella roccaforte rossa nella quale a certamente pesato la scissione a sinistra. Eletta nonostante l'insuccesso della sua lista anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. A Siena significativa affermazione anche per il ministro dell'economia Piercarlo Padoan.

In Lombardia Fontana, Zingaretti ancora incerto

Secondo previsioni le due contese regionali. Vittoria larga in Lombardia per il leghista Attilio Fontana, più incerta invece la contesa nel Lazio, ma Nicola Zingaretti riesce a prevalere di misura su Stefano Parisi. Magra consolazione per un Pd nel quale ora si apre una dura resa dei conti interna dopo la debacle.


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