venerdì 3 novembre 2017
Le ipotesi per reintrodurre la misura, caccia a 200 milioni per i nati nel 2018.Il rischio è che parte delle coperture vengano dal Fondo per la famiglia appena rifinanziato
Bonus bebè, l'impegno di Gentiloni e Renzi

Se fossero stati accantonati i soldi non spesi nei primi anni del bonus bebè, già ci sarebbero le risorse per rifinanziare la misura almeno per chi nascerà nel 2018. I numeri dell’Inps dicono che nel 2015 sono stati spesi poco più di 160 milioni, 42 in meno rispetto ai 202 stanziati dal governo Renzi. Considerando un effetto trascinamento anche nel 2016 e nel 2017, sul tavolo ci sarebbero almeno 120 milioni per garantire la minima continuità della misura per la natalità.

Sarebbero, perché, come si dice nel gergo tecnico, questi risparmi sono «finiti in economia», quindi ridestinati per coprire altre spese o ridurre il peso del debito pubblico. La presenza di queste risorse avrebbe semplificato le cose. Ma tant’è. Il discorso va ripreso da zero. La buona notizia è che il premier Paolo Gentiloni, il segretario dem Matteo Renzi e lo stato maggiore del Pd sembrano essere tutti in campo per reintrodurre il bonus, rispondendo positivamente all’iniziativa politica avviata da Ap e 'cattodem'. Lo conferma quanto scritto per il quotidiano on line del Pd DemocraticaGiorgio Tonini, presidente della commissione Bilancio del Senato, organismo centrale nell’iter di approvazione della manovra. «C’è un punto sul quale la manovra è carente – scrive Tonini ribadendo quanto già detto ad Avvenire – ed è quello delle politiche a favore della famiglia e della natalità. La lacuna può essere colmata a patto che si concentrino su questo obiettivo tutte le poche risorse disponibili».

Anche il parere di della responsabile del 'dipartimento Mamme' del Pd, Titti Di Salvo, va letto come un indirizzo politico del Nazareno: «Una riforma che crei una rete di protezione universale sarà il nostro impegno per la prossima legislatura, ora però torni il bonus-bebè e allarghiamo subito le misure di conciliazione famiglia-lavoro». Soprattutto quello di Tonini è un avviso ai naviganti e sembra essere in sintonia con le intenzioni di Palazzo Chigi: è impossibile rinnovare il bonus e, contemporaneamente, fermare il meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile. La riunione tra governo e sindacati sul tema previdenza sembra confermare questo indirizzo, ovvero che l’esecutivo, per quanto riguarda l’età pensionabile, si limiterà ad alcune correzioni e deroghe che avranno impatto relativo sulle casse dello Stato. Stante queste condizioni, il grosso intervento correttivo sulla manovra dovrebbe essere proprio quello sul bonus- bebè.

L’ordine di grandezza, se appunto si guarda all’obiettivo minimo di dare questa opportunità anche ai nati nel 2018, è di circa 200 milioni. Una delle ipotesi è che parte della copertura possa venire dal semplice travaso dei 100 milioni destinati dalla manovra al Fondo per la famiglia, soluzione che impoverirebbe un altro filone, quelle delle sperimentazioni regionali e locali di nuovi modelli di politiche familiari. Certamente più complesso, quasi impossibile, pensare ad un rinnovo del bonus così come fu concepito da Renzi per gran parte dei bambini nati nel triennio 2015-2017: allora furono stanziati 3,6 miliardi a valere dal 2015 sino all’esaurimento del bonus nel 2020.

Non sembrano esserci margini di impegno così ampi nella legge di bilancio. E allora l’opzione politica potrebbe essere quella di prolungare di un anno la misura e lasciare alla nuova legislatura il compito di mettere a punto un «intervento strutturale ». Tutti i partiti hanno la loro proposta.

Gli 80 euro semi-universali per figli fino ai 18 anni di Renzi, il modello francese di M5S lanciato ufficialmente da Di Maio, le adesioni più o meno formali di Ap e del centrodestra al 'Fattore- famiglia' elaborato dal Forum delle associazioni familiari. Senza dimenticare altre proposte di legge come il ridisegno dell’intero comparto sostituito da un assegno universale per i figli a carico. I margini per far rivivere il bonus bebè si ridurrebbero, ovviamente, se la priorità politica diventassero le pensioni e si rinnovassero le ragioni di un conflitto intergenerazionale. Non va per il momento scartata anche un’altra ipotesi, ovvero che maggioranza e governo decidano di destinare le stesse risorse del bonus bebè a un’altra delle misure proposte dai 'cattodem', ovvero l’innalzamento a 5mila euro della soglia di reddito sopra la quale non si è più a carico dei genitori o il raddoppio del contributo forfettario alle famiglie numerose.

Ma riattivare il bonus bebè resta la soluzione politicamente e tecnicamente più semplice. «Su questo tema abbiamo posto un paletto fermo», avvisa Laura Bianconi, presidente dei senatori di Ap. Vuol dire che è ancora attiva la minaccia dei centristi di non votare la manovra. Con Alternativa popolare, il Pd tiene aperto però un doppio tavolo: il ritorno del bonus bebè e una linea più morbida sullo ius culturae, che Gentiloni vuole portare in Aula al Senato a fine novembre, proprio dopo il varo della manovra da parte di questo ramo del Parlamento.

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