mercoledì 13 aprile 2016
L'attentato la notte scorsa a Fermo. Nessun ferito ma molti danni. Don Vinicio, presidente della Comunità di Capodarco e della Caritas diocesana: siamo chiesa che dà fastidio.
Bomba davanti alla chiesa di don Albanesi
«Un avvertimento». La definizione non è degli investigatori, ma di don Vinicio Albanesi, destinatario dell’ordigno artigianale che, per la terza volta in meno di tre mesi, ha colpito una parrocchia di Fermo. Ora è toccato al portone della Chiesa di San Marco alle Paludi, di cui don Albanesi è parroco.«Siamo dei preti che si occupano di carità in luoghi difficili. Questa bomba l’ho interpretata come un avvertimento, come se qualcuno volesse dirci "calmatevi o ritiratevi"», spiega don Vinicio, presidente della Comunità di Capodarco.Nel febbraio corso un ordigno esplosivo era stato innescato davanti alla canonica del duomo di Fermo e stessa sorte aveva subito il portone d’ingresso della casa del parroco del quartiere Lido San Tommaso.Tutti gli ordigni, secondo gli inquirenti, sono stati fabbricati artigianalmente dalla stessa mano, ma stavolta i bombaroli hanno voluto segnare un salto di qualità. Se le precedenti erano bombe carta, quello destinato alla parrocchia di don Albanesi era invece un barattolo caricato con polvere da sparo. Ormai, però, non ci sono dubbi che le tre esplosioni siano collegate tra loro e che il comune denominatore sia l’impegno della Chiesa locale.Nessuno pare abbia visto gli attentatori, ma un testimone avrebbe notato un’auto viaggiare a fari spenti verso Fermo e poi tornare indietro più o meno negli stessi momenti. Chi ha agito conosce bene la zona e le abitudini dei sacerdoti: sa che don Albanesi non vive nella canonica di San Marco, e ha atteso la chiusura notturna del vicino centro sociale comunale per piazzare l’ordigno.La deflagrazione è avvenuta intorno alle 23,30. I danni sono ingenti: il boato ha mandato in pezzi le vetrate e il rosone della cappella, e ha svegliato i residenti, suscitando un clima di paura. Sul movente non ci sono molti dubbi. Nel quartiere, infatti, sono state avviate strutture e attività per migranti e profughi. Ma proprio il quartiere è al centro di una contesa tra bande criminali, soprattutto dell’est e nordafricani, che possono aver percepito l’azione della Chiesa fermana come una sfida a chi spadroneggia, peraltro attirando controlli che posso aver disturbato i boss della droga e quelli della prostituzione. Nelle settimane scorse alla perfieria di fermo non sono mancati episodi da cronaca nera. Accoltellamenti e pestaggi con cui la gang regolano i conti. «Abbiamo un rapporto molto bello con i migranti che abbiamo accolto - spiega don Vinicio -. Non hanno dato disturbo alla città, stiamo cercando di farli integrare all’interno della comunità e progettando per loro un lavoro. Siamo pacificati e non c’è alcun motivo di rabbia».Non ha dubbi neanche il sindaco di Fermo. «Dopo i fatti che hanno riguardato il Duomo e San Tommaso, con questo terzo episodio – sostiene il primo cittadino, Paolo Calcinaro – la matrice sembra essere chiara e allarmante. Chi ha colpito queste realtà ha colpito il cuore della città e dei fermani, ha voluto mirare a chi, come le parrocchie, in questo momento è al fianco delle istituzioni e dell’Ente comunale per fare rete nel fronteggiare le situazioni di difficoltà economica in cui versano le famiglie». 
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