martedì 12 novembre 2019
Nuova inchiesta amministrativa ordinata dal ministro Bonafede sull’operato del Tribunale di Bologna. La replica: tutti i controlli possibili sono già stati fatti. I dati parlano, lo scontro è politico
La fiaccolata del 20 luglio scorso a Bibbiano / Ansa

La fiaccolata del 20 luglio scorso a Bibbiano / Ansa

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Caso Bibbiano, scontro politico oltre che indagine giudiziaria. L’ultimo capitolo riguarda l’annuncio di una nuova indagine amministrativa da parte del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «La protezione dei bambini è una priorità», ha affermato nell'annunciare il nuovo giro di vite.

E il segretario della Lega, Matteo Salvini, dal suo tour elettorale in Emilia Romagna, ha subito risposto: «Bibbiano e i bambini rubati alle famiglie, una vergogna che non si deve ripetere e che la sinistra non può insabbiare parlando di un semplice 'raffreddore'. La Lega andrà fino in fondo».

Ma con un’inchiesta in corso – 26 indagati e 18 misure cautelari – proprio mentre stanno arrivando le richieste di rinvio a giudizio, difficile pensare a tentativi di insabbiamento. L’inchiesta amministrativa annunciata da Bonafade – che non si sovrappone alle indagini giudiziarie – sarà portata a termine dall’ispettorato del ministero della Giustizia al tribunale per i Minorenni di Bologna. La decisione è nata, si legge in una nota, «in seguito all’ispezione eseguita immediatamente dopo l’emergere dell’inchiesta 'Angeli e demoni', tenuto conto degli esiti dell’istruttoria».

Il ministero ha anche annunciato che la prossima settimana saranno resi noti i dati sul monitoraggio degli affidi in tutta Italia. «È la prima volta – ha aggiunto Bonafede – che si è in grado di fornire un quadro di dati chiaro, omogeneo e su base nazionale ». Nell’attesa, la nuova inchiesta dev’essere letta come ulteriore volontà di approfondimento, stimolata direttamente dal ministro che, si spiega, «va oltre le sole forme dell’acquisizione documentale e che prevede anche la consultazione del protocollo riservato e l’audizione diretta degli interessati: magistrati professionali e onorari, personale amministrativo, altri soggetti in grado di fornire informazioni in merito alla vicenda e anche rappresentanti del foro locale».


Il ministro della Giustizia vuol vederci chiaro, anche nei rapporti extraprofessionali tra magistrati e operatori del settore minorile. Ci saranno verifiche dei 'protocolli riservati' con l’audizione dei diretti interessati

Con quali obiettivi? «Accertare possibili anomalie nell’attività svolta dal Tribunale per i minorenni di Bologna con l’ausilio del Servizio sociale della Val d’Enza; gli eventuali rapporti, anche extraprofessionali, tra giudici e operatori del settore minorile che potrebbero aver determinato situazioni di incompatibilità; le misure eventualmente adottate dal presidente del Tribunale sulle possibili situazioni di incompatibilità/ astensioni; la corretta applicazione delle tabelle di organizzazione anche con riguardo alle attività dei giudici onorari minorili; ogni altro aspetto che possa risultare di interesse».

Vuol dire quindi che le 277 pagine dell’ordinanza emanata dal gip di Reggio Emilia, Luca Ramponi, hanno lasciato in ombra alcuni episodi rilevanti? Serve davvero un’inchiesta amministrativa per integrare quei dati? Nell’attesa di chiarire il dubbio, è scattato il sostegno dei compagni di partito: «L’inchiesta amministrativa disposta dal ministro Bonafede è la dimostrazione della grande attenzione che il M5S sta riservando al tema della tutela dei minori», hanno dichiarato Stefania Ascari, parlamentare emiliana che il mese scorso ha presentato una bozza di riforma della legge sull’affido, e Raffaella Sensoli, vicepresidente della Commissione speciale d’inchiesta sulla tutela dei minori della Regione Emilia-Romagna, in una nota unitaria.

Mentre un’altra parlamentare emiliana, Benedetta Fiorini (FI), teme che «che gli ulteriori approfondimenti chiesti dal ministro della Giustizia vadano a colpire il bersaglio sbagliato, ovvero quei magistrati che hanno scoperchiato questo scandalo e quelli che hanno impedito ai servizi sociali di strappare ingiustamente i minori alle loro famiglie». Il riferimento è evidentemente ai controlli avviati dal presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro, prima ancora che esplodesse l’inchiesta 'Angeli e demoni'. Tra il 2017 e il 2019, su 100 richieste di allontanamento proposte dai Servizi sociali della Val d’Enza, ne sono state respinte 85. Quindi altrettanti minori sono rimasti nelle rispettive famiglie.

Dei quindici casi considerati meritevoli di un approfondimento, in otto casi i genitori non hanno presentato ricorso, confermando esplicitamente l’opportunità della decisione, mentre i ricorsi dei restanti sette casi, riesaminati da un nuovo collegio di giudici della Corte d’appello, sono stati tutti respinti. Dimostrazione, sembrerebbe, che i controlli ci sono stati e che la 'solerzia' mostrata negli allontanamenti dai servizi sociali della Val d’Enza, era propensione ben nota al Tribunale dei minorenni, dove l’annuncio della nuova inchiesta ha suscitato comprensibili malumori. Non solo perché fin da luglio gli ispettori del ministero hanno affiancato l’attività dei magistrati, ma anche per quanto già deciso a proposito dei nove minori coinvolti nell'inchiesta. Per sette di loro, proprio grazie agli accertamenti avviati dal Tribunale per i minorenni, gli affidi illeciti sono stati bloccati (cinque addirittura prima dell’annuncio dell’inchiesta) mentre per gli ultimi due i riscontri avrebbero purtroppo confermato l’evidenza di abusi. Sono stati già emanati i decreti di affido preadottivo e, anche in questo caso, i genitori hanno accettato la decisione del tribunale. Non è abbastanza? Evidentemente no. Non si tratta di una bocciatura dell’operato del Tribunale di Bologna, si lascia intendere al ministero, perché dalle ispezioni già in corso «non sarebbero emerse gravi carenze», ma si punta a non lasciare la minima zona d’ombra su una vicenda tanto rilevante.

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