lunedì 10 marzo 2014
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«Renzi e Berlusconi sulla parità di genere rischiano di mandare all’aria la loro intesa sulla legge elettorale». È netta, Dorina Bianchi. La deputata del Ncd capeggia, insieme a Roberta Agostini, del Pd, la rivolta delle donne in Parlamento. Ma al tempo stesso è ora più fiduciosa.Dopo questo 8 marzo vede migliori prospettive per la vostra battaglia?A parte le parole di Giorgio Napolitano, dopo quelle di Laura Boldrini mi pare che tutto il clima si sai fatto più favorevole, ci sia la consapevolezza di dover intervenire. Anche il governo apre con il ministro delle Riforme.Come intervenire?Le proposte in campo sono varie. Vedremo nelle prossime ore. Mi pare che quella più efficace è quella che interviene sui capolista.Forza Italia si tira fuori?Ci sono adesioni importanti, come quelle di Stefania Prestigiacomo e Laura Ravetto. Ma mi aspetto un segnale anche da Silvio Berlusconi, che ha avuto grande fiducia nelle donne non avendo timore di affidare le sue aziende alle figlie che hanno mostrato grande capacitàC’è chi dice che non è così che si favorisce l’effettiva parità, e che la Thatcher non ha avuto bisogno di quote.È noto che noi del Ncd siamo per le preferenze. E se posso capire un partito a conduzione carismatica come Forza Italia, non arrivo a comprendere un partito che si definisce democratico che non sposa questa battaglia. Certo, con le preferenze la meritocrazia sarebbe assicurata e il sistema più idoneo sarebbe la doppia preferenza di genere come per i Comuni.Ma per le preferenze non tira aria.E per questo intervenire con un sistema che garantisca effettiva parità, o in subordine almeno un 40 e 60 minimo fra i capolista, diventa necessario. Ma il contemporaneo no alla preferenza e alla parità, renderebbe l’Italicum indigeribile, Pd e Fi riflettano bene.
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