mercoledì 17 febbraio 2010
Il sottosegretario in una lettera aperta agli uomini e alle donne della Protezione civile: «Io parte lesa. Provo senso di ingiustizia, attacco forsennato e squallido».  Questo pomeriggio atteso in Calabria per le frane.
  • Bertolaso alla Camera: «Resto al mio posto, come richiesto»
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    «Ho provato, in questi giorni, l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango», prosegue il capo del dipartimento della Protezione civile. «Ti guardi intorno e vedi che ogni cosa della tua vita è sommersa, ricoperta da una patina untuosa e maleodorante».«Come un alluvionato - si legge ancora - mi trovo a patire sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi e a misurare con la mente l'abisso che un semplice fatto ha scavato tra la mia vita normale e questi giorni di pubblico ludibrio, di autorizzazione data a chiunque di sentenziare su di me e sul mio operato. In più, il fango nel ventilatore e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Nel mio caso, anche le migliaia di persone che lavorano nella Protezione civile, specie coloro che vi si impegnano da volontari, che inevitabilmente si accorgono che qualche schizzo di questa tempesta puzzolente arriva anche sulle loro uniformi».«Sento la responsabilità - ammette Bertolaso - di avervi trascinato in una vicenda di incredibile squallore e tristezza. Questa la situazione. Come andare avanti? Con un ritorno alla normalità, per me e tutti noi, che sia migliore di quella di prima». «Mi batterò per la verità, anche se non interessa a nessuno, tranne che a me, alla mia famiglia e a molti di voi. Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione. Errori ed omissioni che, se ci sono stati, rappresentano errori e omissioni di uno che non è mai stato e non ha mai voluto essere Superman».«Resto al mio posto - ribadisce il sottosegretario - , con la speranza di avere presto, prestissimo, ieri, la possibilità di ricominciare dalle priorità vere del mio e vostro lavoro». E  «se, nel tornare alla normalità, mi verrà consentito di fare passi indietro e dar corso, finalmente, al mio progetto di fine anno di lasciare in altre mani il timone della Protezione Civile per andare in pensione, lo farò volentieri. Ma a condizione che vi siano tempi di pace e non una emergenza, anche solo mediatica, che coinvolge il buon nome dell'intera Protezione civile. Ho la pretesa di lasciare stringendo la mano a ciascuno, guardandolo negli occhi. Nessuno mi chieda di fuggire, non lo faro».Bertolaso nel primo pomeriggio aveva lasciato la seduta dell'aula alla Camera che esaminava il dl emergenze per recarsi in Calabria e Sicilia, per sopralluoghi nelle zone delle frane di Maierato e San Fratello. La seduta era stata sospesa perchè mancando Bertolaso non c'era più il rappresentante governativo.  hascritto Bertolaso in una lettera agli uomini e donne dellaProtezione civile.
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