venerdì 29 aprile 2016
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ROMA Il comunicato è scritto come se parlasse un «noi». Ma la decisione è tutta e totalmente di Silvio Berlusconi: Forza Italia, a Roma, sostiene la candidatura dell’'indipendente' Alfio Marchini, il costruttore che nel 2013 si candidò da outsider e stavolta, invece, sarà il volto di una coalizione di centrodestra che sfida sia la destra di Meloni e Salvini, sia il centrosinistra di Giachetti, sia la candidata M5S Raggi. La decisione è maturata a Palazzo Grazioli tra la notte di mercoledì e la mattina di ieri. Prima un passaggio con Bertolaso perché ritirasse la sua candidatura («Mi siedo in panchina e resto a disposizione della città», spiega l’ex capo della Protezione civile). Poi il pranzo con Marchini per ufficializzare tutto. «Il nostro obiettivo è vincere e abbiamo preso atto che serve una forza moderata e liberale con uno spirito civico – mette nero su bianco la successiva nota di Forza Italia –. La situazione di Roma è drammatica. Marchini non è una scelta nuova. Era la nostra prima opzione poi caduta per i veti posti da un alleato», ovvero da Meloni. «Marchini – è la conclusione – è l’unica figura, lo dicono tutti i son- daggi, che al ballottaggio può vincere ». Fine del balletto. Ne escono vincitori il 'cerchio magico' di Palazzo Grazioli - la fidanzata dell’ex-Cav Francesca Pascale in primis -, ma anche Confalonieri e Gianni Letta, il colonnello romano Tajani, i 'moderati' Romani e Matteoli che in Parlamento vivono male la subalternità all’opposizione 'lepenista' del Carroccio. Restano scontenti tutti quelli - tra loro il governatore ligure Toti - che non volevano la rottura con Salvini. Ora l’ex-Cav deve correre per comporre la lista forzista a Roma (c’è anche un’ipotesi di Alessandra Mussolini capolista). Appresa la decisione di Berlusconi, si scatena la furia del leader leghista. «Renzi e Casini chiamano, Silvio risponde », attacca Salvini. «Marchini prenderà la metà dei voti di Meloni», aggiunge. Poi chiosa: «I saltelli di Berlusconi non mi interessano più, noi abbiamo le idee chiare». La sua tesi è nota: l’ex-premier, a suo parere, ha spaccato il centrodestra nella prospettiva, al ballottaggio, di aiutare Giachetti contro Raggi in una sorta di 'Nazareno occulto'. Un sospetto al quale risponde lo stesso Berlusconi, che da ieri è tornato in pista anche in radio e in tv: «È una sciocchezza dire che noi aiutiamo Renzi. Siamo all’opposizione di un governo illegittimo e abusivo. Vogliamo convincere i moderati delusi che hanno deciso di non votare», spiega al Tg5. Su Marchini potrebbe convergere ad ore anche Storace. E anche il leader di Scelta civica, Zanetti, che ha confermato di non voler appoggiare Giachetti. Il costruttore romano accoglie positivamente la svolta dell’ex-Cav: «È un coraggioso e generoso riconoscimento », mette a verbale Marchini. E mentre Giachetti e Raggi lo invitano ironicamente a cambiare i manifesti elettorali, sui quali c’è scritto 'Liberi dai partiti', lui replica: «È un’alleanza tra liberi, tra forti e autonomi, per permettersi ciò che M5S, con il suo settarismo, non consente». Sui suoi mani-festi, in ogni caso, potrebbe non comparire il simbolo di Fi: «Non ne abbiamo parlato». La convergenza su Marchini (già sostenuto da Ncd e Idea) ottiene anche il consenso di Casini e Fini. «Berlusconi e Bertolaso vanno ringraziati – dice l’ex-leader di An – per aver reso possibile a Roma un’alternativa alla sinistra né populista né demagogica. Tanti che si riconoscevano in Alleanza nazionale voteranno Marchini». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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