sabato 8 dicembre 2012
​Il Comune vuole vietare nuove sale da gioco. Beltrami (Ascom): «A noi resta il 6% dell’incasso, la maggior parte va allo Stato. Il vizio colpisce i più deboli».
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​Alle tentazioni delle slot machine si può anche resistere. A Bergamo, quantomeno, ci stanno provando. La giunta comunale pochi giorni fa ha approvato una delibera che, se passerà in consiglio, vieterà l’apertura di nuove sale giocho in centro e nei borghi storici, Città Alta compresa. Una mossa per tentare di arginare il dilagare del gioco d’azzardo, che in un solo anno ha portato 82 nuovi pazienti in carico al dipartimento dipendenze dell’Asl cittadina. L’altolà alle macchinette arriva però anche e soprattutto da chi, per legittima convenienza, dovrebbe in teoria accoglierle a braccia aperte. Giorgio Beltrami, storico presidente dei baristi associati ad Ascom-Confcommercio, ha lanciato una campagna di “moral suasion” verso i colleghi, per spingerli a tenere le slot ben lontane dai loro locali. Posizione forte e impopolare, che a Beltrami ha attirato più di un’antipatia. «Nel mio bar di Lovere questi aggeggi non sono mai entrati – attacca –. Faccio questo mestiere da 38 anni: abbastanza per capire che la clientela si affeziona al tuo locale non certamente per i videopoker, ma per la qualità del servizio che offri. Non tutti i colleghi condividono le mie idee, perché credono che vada contro i loro interessi. Ma io, come presidente, ho il dovere di far aprire gli occhi alla categoria». Secondo Beltrami, il miraggio del guadagno facile rende miopi gli esercenti. «A noi resta solo il 6% dell’incasso, il 15% va al noleggiatore e il resto se lo prende lo Stato. Qui sta la grande immoralità, secondo me. Anziché preoccuparsi della salute e del benessere dei suoi cittadini, lo Stato li incoraggia ad aggravare i loro problemi. Senza contare che le slot machine attirano nei nostri locali anche certi personaggi, diciamo così, poco rispettabili».Ma il vero problema è un altro. Per inseguire la chimera della vincita, tanta gente perbene ha perso tutto. «Ho visto troppe situazioni drammatiche. Conosco il caso di una donna sposata, con due figli, che ha mandato la famiglia in rovina per i debiti accumulati in interi pomeriggi trascorsi giocando al videopoker. È ora di capire che il vizio colpisce proprio le persone più deboli, quelle che sono già in difficoltà. Per uscire dal tunnel giocano, senza rendersi conto che così finiscono solo con il peggiorare ulteriormente la situazione».Secondo Beltrami, l’Italia dovrebbe seguire buoni esempi che non mancano. Basterebbe guardare non troppo lontano: «In Francia le slot machine sono confinate nei casinò, perché è ben nota la pericolosità sociale del fenomeno, che crea dipendenza. Provate ad andare nei bar della banlieue parigina, non vedrete nessun videopoker». In Bergamasca, invece, spuntano ovunque. «Visto che il margine di guadagno è ridotto, si tende a installarne più di una. Senza considerare che è una scelta sbagliata, perché finisce per attirare avventori che di certo non spendono per consumare. Tutto quello che hanno in tasca lo buttano nella macchinetta».
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