La storia. Rinuncia alle cure per far nascere la figlia


Valeria Chianese martedì 9 febbraio 2016
​Barbara, avvocato di Caserta, combatteva da anni contro un male incurabile. Quando ha scoperto di essere incinta ha scelto di salvare la vita che portava in grembo.
Rinuncia alle cure per far nascere la figlia
Una scelta d’amore vissuta fino in fondo con il sorriso. Barbara Betti si è arresa solo davanti alla malattia che l’ha consumata. E il dolore non ha requie. Giovane brillante avvocato casertano, originaria di Capua, ma viveva a Riardo, nel Casertano, con il marito Giovanni e con la bambina nata pochi mesi fa, Barbara aveva rinunciato alle cure per permettere alla piccola di venire al mondo in salute. Combatteva da anni contro un male che si è mostrato incurabile. Aveva affrontato e superato diverse operazioni, aveva sopportato numerosi cicli di terapie. Senza che il sorriso l’abbandonasse, guardando avanti, sperando in un futuro migliore, più sereno. E ogni alba era un nuovo punto di partenza, un altro traguardo da raggiungere. Con la tenacia della vita. La stessa che ha voluto trasmettere alla sua piccola, nata dall’amore con Giovanni, l’uomo della sua vita. Nonostante le sofferenze, nonostante il dolore tra una cura e l’altra, nonostante per lunghe settimane l’ospedale sia stato come la sua seconda casa, Barbara era riuscita a coronare il suo sogno d’amore insieme a Giovanni, che ha avuto sempre accanto, soprattutto nei momenti più delicati del suo difficile cammino nel labirinto della malattia. Il giorno del matrimonio è stato per tutti, per i familiari, per gli amici, per i concittadini, il gesto concreto della speranza che non si spegne. «Credo che quel giorno la commozione fosse pari alla felicità. Davvero credevamo tutti che ce l’avrebbe fatta, che tutto sarebbe andato bene» racconta un’amica. Anche i mesi del matrimonio sono stati segnati dalla malattia e dalla lotta per vivere, ma avevano una cornice di normalità regalata dall’amore di due giovani. E quando è stata certa di essere incinta, Barbara ha accettato l’evento con gioia e lo ha annunciato come fosse segno di rinascita, come un miracolo della vita che si rigenera e che continua. Era emozionata come una bambina, raccontano gli amici. Non appariva preoccupata e forse, ricordano, eravamo noi più in pensiero per lei. Più di un medico nel frattempo le aveva sconsigliato di continuare la gravidanza. La terapia contro la malattia, che continuava a tenerla in ostaggio, poteva danneggiare irrimediabilmente la creatura che portava in grembo, dicevano. Se avesse invece interrotto le cure, sarebbe stata lei, Barbara, ad essere in pericolo. Lei si sentiva l’avvocato che stava difendendo la vita davanti al tribunale dei pregiudizi, delle debolezze, dei timori, delle speculazioni fini a se stesse. E non ha esitato: ha scelto di continuare e di portare a termine la gravidanza, di far crescere quel germoglio, di far nascere il frutto dell’amore.  E per questo ha rinunciato alle terapie. I familiari hanno accettato la sua decisione non senza ansia, ma l’hanno appoggiata. Barbara è stata brava, ha declamato la sua migliore arringa. Perché davvero non si poteva rifiutare la vita. Nove mesi trascorsi sempre sotto controllo dei sanitari, pronti ad intervenire, per salvare l’una o l’altra, la mamma o la bambina – aveva subito saputo che sarebbe stata una femminuccia. Fino al momento del parto: quattro mesi fa è nata la piccola, sanissima e bellissima. Il mondo aveva avuto in dono una nuova splendida creatura. Subito dopo Barbara ha accettato di riprendere le terapie, determinata più che mai. È quindi ripresa la quotidianità della cura, stavolta con una forza e un senso in più. Ma il male era avanzato e il 4 febbraio scorso Barbara Betti si è spenta mandando un bacio e un sorriso alla sua piccola e a suo marito.
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