mercoledì 8 novembre 2017
L'aumento dell'età pensionabile a 67 anni dovrebbe scattare nel 2019. Scelti i 15 lavori usuranti. I sindacati: posizioni distanti. Il Tesoro: in questo trimestre crescita dello 0,5%
Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia a Roma in via Nazionale

Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia a Roma in via Nazionale

Il governo ha confermato ai sindacati la sua proposta sull’età pensionabile: dall’aumento automatico a 67 anni che scatterà nel 2019 saranno esentate 15 categorie di lavori gravosi, cioè le 11 già previste dall’Ape social (tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti e edili) e altre 4 (agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori). Gli interessati sarebbero, per il 2019, 15-20mila persone, cioè il 10% dei pensionamenti stimati per quell’anno. Per andare in pensione occorrerà comunque avere raggiunto i 36 anni di contributi e avere svolto la mansione gravosa per almeno sei anni continuativi nell’arco degli ultimi sette. Il governo ha proposto anche di costituire una Commissione scientifica che approfondisca la questione sulle diverse aspettative di vita in relazione alle mansioni svolte, coinvolgendo Inps, Istat, Inail, i ministeri del Lavoro, della Salute e dell’Economia ed eventualmente gli stessi sindacati. La reazione dei sindacati è stata negativa. La proposta «non è sufficiente per un’intesa, ma rispetto a ieri ci sono passi in avanti: fino a quando la trattativa, che è difficile, è aperta c’è speranza» ha detto il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni. «Siamo ancora su posizioni distanti» ha detto per la Cgil il segretario confederale Roberto Ghiselli. Di proposta «non sufficiente» ha invece parlato Domenico Proietti della Uil. Domani i sindacati discuteranno tra loro, mentre domani ci sarà un secondo appuntamento con il governo.

Nel frattempo nelle audizioni in corso sulla legge di Bilancio arrivano raccomandazioni contro le tentazioni lassiste sulle pensioni. «È importante non fare passi indietro», ha spiegato nel corso dell’audizione di ieri sulla legge di Bilancio, il vicedirettore generale di Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ricordando che «nel lungo periodo la sostenibilità delle finanze pubbliche poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte in passato». «Questo non vuol dire che non ci possano essere aggiustamenti su singoli casi – ha aggiunto Signorini – è importante preservare la stabilità complessiva». Sulla stessa lunghezza d’onda la Corte dei Conti. «Gli interventi al margine del sistema pensionistico devono essere disegnati in maniera tale da limitare la platea dei destinatari alle situazioni di effettivo disagio, anche per minimizzare gli ovvi effetti di frammentazione che finiscono per produrre» ha avvertito il presidente Arturo Martucci di Scarfizzi. Mentre il presidente dell’Inps, Tito Boeri, suggerisce «cambiamenti annuali» e non triennali in modo che l’adeguamento sia graduale. Inoltre si è detto favorevole a individuare lavori usuranti verificando le diverse speranze di vita, pagando i costi con i contributi di solidarietà.

Ieri sulla manovra è stato ascoltato anche Pier Carlo Padoan, che ha sottolineato come la ripresa stia accelerando, con una crescita dell’ultimo trimestre stimata in un +0,5%. Il ministro dell’Economia ha anche spiegato che il blocco delle addizionali Irpef per Regioni e Comuni sarà prorogato a tutto il 2018, mentre gli enti locali non hanno subito tagli.

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