giovedì 1 dicembre 2022
La Campagna "Mettiamoci in gioco" fa il punto su dieci anni di impegno a favore dei più deboli. Il cardinale Zuppi: il contrasto a scommesse e slot è una sfida per tutta la comunità
«Azzardo, ora serve una legge quadro». 
La società civile richiama la politica
COMMENTA E CONDIVIDI

Serve una legge quadro nazionale che regolamenti il mondo dell’azzardo, partendo dalla tutela dei più fragili. È questa la richiesta emersa dalla giornata di studi organizzata a Bologna dalla Campagna “Mettiamoci in gioco” in occasione del suo decennale.Un evento che ha avuto il merito di non limitarsi a fare il punto sui significativi risultati ottenuti in questo periodo, ma di aprire lo sguardo sulle prossime sfide da vincere.

In questi dieci anni, infatti, l’impegno della società civile ha già consentito di arrivare a importanti riconoscimenti, come il divieto di pubblicità, l’istituzione dell’Osservatorio presso il ministero della Salute, l’inserimento del disturbo da gioco d’azzardo nei Livelli essenziali di assistenza, il calo costante dei soggetti patologici nei Comuni aderenti (come il “meno 50%” in 5 anni della stessa Bologna, raccontato nel suo intervento dal consigliere comunale Filippo Diaco).Adesso si tratta, per tutti gli attori protagonisti, di mettere a fuoco gli obiettivi da perseguire, a partire appunto da una legge quadro nazionale che regolamenti il settore e sia in grado di proteggere davvero le persone più fragili, diminuendo l’offerta di gioco d’azzardo nel nostro Paese.

Proprio la politica nazionale è stata il convitato di pietra della giornata, più volte accusata di essere silente e inattiva dinanzi a questo rilevante fenomeno sociale. Un atteggiamento contrario a quello auspicato nel suo intervento dal cardinale di Bologna e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi. «Le dipendenze usano l’individualismo e lo amplificano» ha detto Zuppi, ricordando le gravi conseguenze sociali e sulla salute personale del fenomeno della ludopatia.

«Il contrasto al fenomeno dell’azzardo deve essere una sfida per tutta la comunità, inclusa quella cristiana» ha detto il prelato, lanciando un appello alle parrocchie perché «aprano le porte a chi voglia uscire da questa dipendenza, grave fonte di solitudine». Ha poi riservato una sferzata alla politica, che «ha promesso senza mantenere», specie di fronte ai presunti incassi di quello che ha definito «azzardo di Stato».

Per il portavoce della Campagna “Mettiamoci in gioco”, don Armando Zappolini, «uno Stato che non regolamenta un sistema come questo non è uno Stato dignitoso”. Secondo il sacerdote, «dobbiamo ancora raggiungere un obiettivo grande che è la legge quadro, per regolamentare il sistema, una legge che non sia ideologica, ma che metta la tutela della salute della gente al primo posto». Per ottenere questo risultato Zappolini è convinto che sia necessaria «un’alleanza dal basso, trasversale, a partire dai Comuni e dalle Regioni di tutti i colori».

Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, nel ribadire l’impegno del giornale, da sempre in prima linea nel chiedere che la politica faccia da argine allo strapotere delle lobby del gioco d’azzardo, ha spiegato che «non ci si può rassegnare ai giochi di potere e di soldi nascosti dietro a questo fenomeno. Ci danno dei proibizionisti, dicono che l’azzardo permette di pagare meno tasse, ma è ricchezza bruciata, lo Stato non ci guadagna nulla, la politica deve saperlo», ha affermato. «Le major dell’azzardo vengono in redazione a proporre campagne di comunicazione contro il “gioco compulsivo”: stanno ben attenti a non chiamare le cose col loro nome, non parlano mai di “azzardo”, sembra che ci siano verità che non si possono dire».

Gli ultimi dati sul gioco d’azzardo sono preoccupanti: il sistema delle slot, online e sul territorio, quest’anno è riuscito a raccogliere quasi 140 miliardi di euro contro i 110 miliardi dell’anno passato: sono ben 29 milioni i conti gioco online in Europa, 9 milioni di questi soltanto in Italia. «Sono dati devastanti - ha osservato don Zappolini - anche perché fanno pensare che in un tempo di crisi economica come questo, la gente trovi nella sponda dell’azzardo una soluzione ai propri problemi, peggiorandoli». Dieci anni dopo, l’emergenza azzardo è diventata dunque anche una grande piaga sociale.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: