giovedì 25 aprile 2013
L’uomo lavorava per i Mallardo. Sequestrati beni per 4 milioni di euro. Gli inquirenti confermano il «forte coinvolgimento dei clan nel mercato dell’azzardo e nel lucroso settore delle scommesse», per riciclare il denaro sporco.
L'EDITORIALE Il «legale» illegale di Antonio Maria Mira
L'ESPERTO
«La legalizzazione è solo un’illusione»
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Altro durissimo colpo agli affari della camorra nel gioco d’azzardo legale. Camorra di “serie A”, il clan Mallardo, che dal comune di Giugliano, nel Napoletano, ha portato i suoi affari fino nel Lazio e a Roma, comprese le sale gioco. In manette è finito l’imprenditore Francesco Basile, al quale sono stati sequestrati beni per circa quattro milioni di euro, comprese alcune agenzie di scommesse. L’operazione, condotta dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma e coordinata dalla Dda di Napoli, conferma, come si legge in una nota, «l’interesse delle compagini camorriste nei confronti del lucroso settore delle scommesse». La seconda operazione in tre giorni, dopo quella, sempre della Dda di Napoli e condotta dal Ros dei Carabinieri, sul sistema on line illegale di scommesse del clan dei “casalesi” e ancora dei Mallardo, realizzato però all’interno di agenzie di gioco legali.Le Fiamme Gialle, si legge ancora nella nota, «hanno posto in luce come l’imprenditore campano, pur non essendo stabilmente inserito nel sodalizio criminale, abbia sistematicamente operato con gli associati al clan Mallardo, fornendo uno specifico e concreto contributo ai fini della conservazione e del rafforzamento dell’associazione». In particolare, come emerso dalle inchieste guidate dal procuratore aggiunto Giovanni Melillio e dai sostituti Maria Cristina Ribera e Giovanni Conzo, il Basile, grazie al collegamento con Giuseppe e Carlo D’Alterio, «sotto la direzione dei boss Feliciano Mallardo detto “O’ Sfregiato” e Giuliano Amicone detto “Giulianello”» alla guida del clan, «mediante un’apposita rete di prestanome, quali Daniela Basile, Francesco Di Gennaro e Crescenzo Tufo, ha direttamente gestito le agenzie di scommesse “Tuttosport” e “Real Bet”, loro fittiziamente intestate».Si tratta di agenzie aperte regolarmente, frutto di concessioni. Gioco legale dunque. Ma, come ci spiega il tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico, comandante del Gico di Roma, «abbiamo il forte sospetto che all’interno di queste agenzie ci fosse anche un giro di scommesse illegale». Insomma anche in questa inchiesta, che vede indagate altre otto persone, emerge l’intreccio e la sovrapposizione tra legale e illegale. Per l’investigatore non ci sono dubbi «sul fortissimo coinvolgimento della camorra e in particolare di clan come quello dei Mallardo nel mercato del gioco d’azzardo». Clan che, lo ricordiamo, da anni ha dimostrato una fortissima capacità imprenditoriale e di espansione territoriale e economica. Per questo il Gico è fortemente impegnato nel contrasto al riciclaggio del denaro sporco e al reimpiego in affari di natura lecita, almeno apparentemente, come l’azzardo. Ne vedremo dunque ancora delle belle.
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