mercoledì 1 settembre 2021
Confronto a più voci nel primo evento del Festival soft economy. Priorità alla coesione sociale e ai temi di economia circolare per rimarginare le ferite della pandemia. L'intervento di Bassetti
Il rilancio del manifesto di Assisi, per uno sviluppo che passa dalla cura
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Un confronto a più voci sulle azioni e le iniziative del Manifesto di Assisi ha segnato oggi il primo appuntamento del Festival soft economy, nell’ambito della 16^ Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato.

Le azioni riguardano le comunità, la coesione, il sostegno a chi è stato colpito dagli effetti della pandemia, mentre le iniziative toccano l’ambiente, l’economia circolare, le fonti rinnovabili, il contrasto alla crisi climatica.

Promosso dal Sacro Convento e da Symbola, l’incontro è stato aperto da padre Enzo Fortunato ed Ermete Realacci, promotori del Manifesto di Assisi. Il primo ha sottolineato la coincidenza con la Giornata per la cura del creato: «Che bella la parola “cura”: non solo espressione e sintesi del Vangelo ma anche tra le più belle dell’uomo, che ci permette, nella misura in cui la viviamo, di non andare dagli estetisti, perché siamo perennemente giovani».

Il senso del Manifesto è anche quello «di aver messo insieme soggetti molto diversi, mondi che sono insieme per azioni comuni, in tanti campi e con azioni piccoli e grandi», ha poi aggiunto e sottolineato Realacci.

Diversi gli interventi e i video messaggi arrivati, da Katia Bastioli di Novamont a Ettore Prandini di Coldiretti, da Vincenzo Boccia della Luiss a Rosalba Giugni di Marevivo, da Maura Latini di Coop a Giovanna Melandri di Human Fondation, da Vanessa Pallucchi di Legambiente a Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria. Francesco Starace, ad e direttore generale di Enel, ha ricordato l’attenzione nel percorso delle energie rinnovabili «cercando di applicare il concetto della cura, che genera cura ed è contagiosa».

Emiliano Manfredonia, da presidente ha ricordato gli impegni delle Acli: «capire come si può agire sul fronte educativo e sociale, soprattutto con i più giovani». Concrete le azioni messe in campo anche dalla cooperativa sociale Auxilium, sintetizzate dal fondatore Angelo Chiorazzo: diventare plastic free; rendere l’autoparco ibrido ed elettrico; costruire le nuove strutture della coop in maniera autosufficiente dal punto di vista energetico.

Marco Lucchini, di Banco Alimentare, è tornato sull’esperienza di “cura”: «Curare che il cibo non venga sprecato, per curare chi ha difficoltà ad averne, non solo per generare un piatto di cibo, ma anche speranza, solidarietà».Le conclusioni del denso pomeriggio sono state affidate a Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, e al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia.«Abbiamo di fronte la sfida senza precedenti della transizione climatica – ha detto Gentiloni – ed è molto importante il ruolo che può svolgere l’Ue; abbiamo cercato di essere ambiziosi nel green deal europeo, con obiettivi agli inizi forse esagerati e ambiziosi, ma poi tanti Paesi si sono adeguati, con la consapevolezza che questi obiettivi comportano una trasformazione profonda del nostro modo di vivere; questo è possibile solo se all’ambizione si coniugherà l’impegno sociale, culturale e lo sforzo di coesione per far sì che le comunità che sono più indietro non vengano lasciate sole».

Bassetti ha toccato tre punti su tutti, a partire dall’eredità di Francesco d’Assisi «che ha portato frutti fecondi nella storia», accomunandovi l’azione di Benedetto da Norcia e anticipando che il prossimo incontro di Firenze tratterà anche un parallelo tra le due figure. «Il francescanesimo – ha aggiunto il presidente Cei – ha saputo coniugare lo sviluppo sociale ed economico con le esigenze, senza tempo, dell’integralità dell’umano». Altro punto, la difesa della casa comune. E qui Bassetti si è rifatto alla Laudato sì e al mettere in relazione l’etica pubblica con le risorse collettive e il bene comune. «E’ veramente l’ora di dire basta, perché salvare la Terra vuol dire salvare l’uomo».

L’ultimo passaggio di Bassetti è stato dedicato all’Italia: «Non si può pensare al suo futuro senza porre attenzione al territorio, ai magnifici paesaggi, alle ricchezze ambientali; una bellezza che va salvaguardata, custodita e soprattutto amata». Ferma anche la condanna di «gesta criminali di un sistema malavitoso, parassitario, che corrode l’animo delle persone e contribuisce a distruggere ambiente. Per il futuro occorre grande progetto per tutela e messa in sicurezza di territori, paesaggi, opere d’arte e investire su uomini e donne di buona volontà che hanno a cuore il Paese. La nostra vocazione sociale – ha concluso rivolgendosi ai giovani universitari di “Progetto Assisi” presenti in platea – è quella di coniugare il pane e la grazia».

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