venerdì 3 luglio 2015
​Nuova inchiesta sulla metanizzazione di alcuni Comuni campani. Otto misure cautelari, 4 in carcere. Indagato Diana, ex Pd dell'Antimafia.
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​C'è di tutto nell’inchiesta della Dda di Napoli sulle attività della Cpl Concordia, il colosso dell’energia tra le cooperative "rosse" dell’Emilia. Tangenti e certificazioni false, camorra e politica. E se i pm di Modena, cui era passata per competenza territoriale, si avviano a chiudere le indagini preliminari per la vicenda della metanizzazione nell’isola di Ischia, il secondo atto dell’indagine del Noe di Caserta, su delega della Procura di Napoli, sul ramo casertano della Cpl Concordia, ieri ha portato alla luce nuovi casi. In tutto sono state otto le misure cautelari: quattro arresti in carcere, due ai domiciliari, due divieti di dimora. Al centro ancora il sistema di metanizzazione, ma nei Comuni dell’Agro Aversano, controllati dal cartello della camorra casalese, e il patto tra Casalesi e Cpl Concordia per spartirsi l’affare da mille miliardi di vecchie lire di contributi pubblici per la metanizzazione del Bacino 30. L’azienda concessionaria, la "Consorzio Eurogas" fu estromessa attraverso intimidazioni della camorra e costretta a cedere la concessione a titolo gratuito in favore della Cpl. Un accordo "a monte", risalente al 2000, stabilito secondo gli inquirenti tra la dirigenza della Cpl e il clan dei Casalesi, con l’intermediazione di Antonio Piccolo, imprenditore ma soprattutto "espressione" della fazione capeggiata dal boss Michele Zagaria. L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni del boss Antonio Iovine, ora collaboratore di giustizia, ma soprattutto su un anno di intercettazioni, su dichiarazioni di molti testi, e sull’esame di documentazioni anche risalenti a molti anni fa. Riascoltate persino vecchie intercettazioni fatte all’epoca in cui si cercava Zagaria latitante, che hanno fornito elementi di riscontro. Episodi precedenti all’inchiesta ischitana e che ora vedono in carcere Antonio Piccolo; Claudio Schiavone, anche lui imprenditore legato al clan; Roberto Casari, ex presidente Cpl Concordia; l’ex responsabile commerciale Cpl e dal 2006 fino a Natale presidente del Cns (consorzio di cooperative tra le quali c’è la "29 giugno" di Buzzi coinvolta in Mafia Capitale), dimessosi dopo l’avviso di garanzia, Giuseppe Cinquanta. Iscritti nel registro degli indagati, senza che nei loro confronti sia stata richiesta alcuna misura cautelare, sono anche l’ex parlamentare Pd, e componente della Commissione Antimafia, già presidente del Caan (nomina revocata ieri sera dal sindaco Luigi de Magistris), Lorenzo Diana, e l’ex sindaco di San Cipriano d’Aversa Angelo Raffaele Reccia con l’ipotesi di concorso esterno in associazione camorristica. In particolare, secondo gli inquirenti, Diana era a conoscenza del fatto che le ditte che ottennero i lavori per la metanizzazione di San Cipriano d’Aversa, suo paese natale, fossero vicine al clan e fu inoltre, scrivono i pm, «facilitatore» presso il prefetto di Caserta perché i Comuni commissariati ottenessero i fondi per la metanizzazione. Diana, noto per le sue battaglie anticamorra (è stato minacciato e ha avuto a lungo la scorta), inoltre è stato raggiunto anche da una misura cautelare di divieto di dimora in Campania e da una misura interdittiva dall’esercizio di pubblici uffici. Una vicenda collaterale, emersa durante le attività di indagine sulla Cpl. L’accusa è di abuso d’ufficio in concorso con il sostituto procuratore della Federcalcio Manolo Iengo, destinatario di un divieto di dimora in Campania, per un certificato falso chiesto da Diana perché il figlio risultasse essere stato dirigente sportivo della Frattese, società calcistica di serie D, così da partecipare ai master Fifa.
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