sabato 13 giugno 2015
Malumori nel partito. Alfano: si indaghi, ma governo vada avanti. Lupi si sbilancia: garantismo, ma se giusto diremo sì all'arresto.
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Per il senatore Antonio Azzollini si avvicina il giorno della verità. II presidente della Commissione Bilancio del Senato, di Ap, nei cui confronti la procura di Trani ha avanzato una richiesta di arresto nell’inchiesta sul crack della casa di cura della Divina Provvidenza di Bisceglie, sarà ascoltato dalla giunta per le immunità di Palazzo Madama giovedì prossimo. La Giunta si riunirà già martedì per avviare la discussione sul caso. E i segnali che arrivano dal suo stesso partito non sono per lui incoraggianti: Ap non è intenzionata a farne un caso politico, pur continuando a sostenere che bisogna prima vedere le carte. «Il governo arriverà fino al 2018», pronostica il ministro Angelino Alfano, leader di Ap assicurando anche lui, che inchieste e governo sono due piani separati. Ci sono due casi in ballo, ma l’impressione è sempre più che Ap le barricate sia disposta a farle solo in difesa di Giuseppe Castiglione, sul quale Alfano si dice «pronto a scommettere» su onestà e correttezza del sottosegretario alle Politiche Agricole - indagato nell’inchiesta sul Cara di Mineo - mentre per il presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini, si limita a dire che «si può indagare e anche processare una persona senza necessariamente usare la detenzione preventiva». Ma più di Alfano, che - in due colloqui con il  Corriere della Sera e Il Messaggero - rimarca anche le posizioni «ancora distanti» sulle unioni civili, è il capogruppo alla Camera Maurizio Lupi a spingersi oltre: «Se ci fossero le condizioni all’arresto, lo voterei», dice. Sebbene anche l’ex ministro delle Infrastrutture - che si dimise ancorché non indagato nell’ambito dell’inchiesta Grandi opere - continui a polemizzare con Matteo Orfini, che aveva preannunciato il sì del Pd (con una parziale frenata successiva): «Ci si esprime dopo aver guadato le carte», gli dice. In ogni caso anche per lui, come per Alfano, nessuna ripercussione c’è da aspettarsi sul governo. D’altro canto, a peggiorare la posizione di Azzollini emerge ora che l’accertamento del dissesto della Casa della Divina Provvidenza (Cdp) di Bisceglie fu rinviato con l’approvazione di un emendamento alla Legge di stabilità del 2013 a cui dette l’ok, il 19 dicembre 2012, in sede referente, proprio la commissione Bilancio del Senato presieduta da Azzolini. Fu decisa la proroga della sospensione, fino a tutto il 2015, del pagamento degli oneri fiscali e contributivi. Provvedimenti di moratoria fiscale di questo genere si applicano - lamentano i magistrati - per le popolazioni colpite dalle calamità naturali. Ma chi ha già letto le carte, nel partito, non si dice per niente convinto. Adombra anzi un fumus persecutionis Carlo Giovanardi, che sbotta: «Ma in che Paese viviamo?». C’è la lamentela diffusa per l’ipotesi che Ap sia costretta a fare un nuovo sacrificio per la tenuta dell’esecutivo. E cresce il malumore verso un Alfano ritenuto troppo accondiscendente, chiedendo una difesa più strenua anche per Azzollini. Si inserisce nella contesa anche l’ex ministro Corrado Passera, candidato al Comune di Milano, che sembra scommettere con la sua Italiafutura su un’implosione del partito e vede le parole di Alfano sulla tenuta del governo come un’«invocazione», rivelatrice di «acque agitate» nel partito».
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