sabato 2 febbraio 2019
L'economista della Cattolica smentisce che la Lega gli abbia commissionato uno studio sui costi-benefici della Tav. Poi invita a non scaricare sui "tecnici" le scelte che competono alla politica
Andrea Boitani, economista dell'Università Cattolica (foto da Facebook)

Andrea Boitani, economista dell'Università Cattolica (foto da Facebook)

Per qualche giorno lo hanno accusato di essere la 'manina' di Salvini per difendere la Tav. Ma Andrea Boitani, economista dell’Università Cattolica, smentisce di aver redatto un’analisi costi-benefici alternativa a quella commissionata dal ministro Toninelli.

Professor Boitani, Lei è il consigliere di Salvini sulla Tav?

Assolutamente no, non conosco il Ministro e nessuno del suo staff.

Eppure hanno detto - e scritto - che Le hanno comissionato un’analisi costi-benefici per smentire quella del professor Ponti, accusata di essere No Tav.

Guardi, non sono mai stato avvicinato da nessuno che mi chiedesse un simile lavoro che poi non avrei accettato, per la banalissima ragione che questo tipo di analisi non rispettano i tempi della politica: bisogna raccogliere dati, creare modelli. La stessa analisi costi benefici di cui si parla, se veramente è stata messa in piedi in due settimane per disporre di uno strumento politico, allo scopo di contrapporsi a quella commissionata da Toninelli, è una pagliacciata. In ogni caso, né io né i colleghi Roberto Zucchetti e Lanfranco Senn della Bocconi, visto che si parla di noi tre, si sarebbero prestati a un simile disegno. Infatti, anche loro hanno smentito come smentisco io.

Com’è finito sul tavolo di Salvini un documento su costi e benefici della Tav firmato - a quel che si dice - Boitani?

In autunno, con i colleghi Senn e Zucchetti siamo stati invitati a partecipare a una riunione dell’Osservatorio Tav e ciascuno ha presentato in piena libertà le sue considerazioni sul tema. Personalmente, ho avanzato quelli che ho definito "suggerimenti per una nuova analisi della Torino-Lione", pubblicati poi all’interno del numero 11 dei quaderni dell’Osservatorio. Se hanno usato quel testo non hanno capito che si trattava solo di considerazioni generali, una sorta di traccia metodologica, ma nulla di paragonabile a una analisi alternativa a quella commissionata dal Ministro delle Infrastrutture.

Eppure i giornali riportano, traendoli da quel documento, tanti numeri sui costi del fare e soprattutto del non fare la Tav.

Anch’io ho usato dei numeri, ho citato delle analisi e ho segnalato dei costi, ma erano quelli dell’Osservatorio, noti in qualche caso da anni. Bastava leggere il presunto "studio" per capire che erano considerazioni generali sulle alternative che abbiamo di fronte.

Quali sono le alternative?

Abbiamo di fronte almeno tre scenari. Fermare l’opera, rendendosi conto che non si tratta di una soluzione a costo zero: ci sono i lavori già fatti, le penali, le rivendicazioni dei francesi e dell’Ue... Tutto questo a fronte dell’azzeramento dei benefici.

Chi è contrario all’opera risponderebbe che salvare l’ambiente è un beneficio...

Ma il progetto è stato radicalmente modificato recependo le osservazioni dei Comuni valsusini e sono state introdotte compensazioni che tengono conto dell’impatto ambientale, quindi quel costo è stato già contabilizzato nell’analisi costi- benefici dell’Osservatorio fatta anni fa. Secondo scenario: siccome il tunnel del Frejus non potrà servire ancora a lungo il trasporto merci, sarà necessario deviare tutto quel traffico ferroviario su gomma e per farlo dovremo mettere mano al sistema autostradale, in Italia e in Francia, con i relativi costi. La terza ipotesi di lavoro è non fare il tunnel di base e ristrutturare la linea di montagna del Frejus, ma anche questa soluzione non sarebbe certo a costo zero.

Perché neanche i tecnici riescono a raggiungere un’intesa su un argomento apparentemente neutrale come i numeri della Tav?

Perché non sono numeri neutrali. I fattori che scegli per impostare l’analisi risentono di altrettante scelte politiche. Delegare queste scelte ai tecnici è scorretto e, in ogni caso, non le rende neutrali. L’analisi costi-benefici cambia se valuti in modo diverso il tempo risparmiato dai viaggiatori, se includi o meno le tasse oppure in base al salario che calcoli per ogni occupato, a seconda dell’importanza che assegni al benessere dei consumatori rispetto al ricavo delle imprese. Per non dire delle previsioni della domanda. Se prevedo che aumenti dell’1% o del 2% cambia tutto. Pensate a quant’è poco neutrale il tasso di sconto: un tasso di sconto più alto significa valutare meno il benessere delle generazioni future. Se ho dei benefici molto lontani nel tempo, e li sconto a un tasso elevato, essi perdono peso fino a essere addirittura irrilevanti. Se invece uso un tasso di sconto molto basso, i benefici protratti nel tempo pesano di più e quando vado a fare la differenza costi-benefici i risultati cambiano. Per questo si fanno le analisi di sensitività sulle analisi costibenefici: per capire come cambiano i risultati al cambiare delle ipotesi e dei giudizi di valore, che vanno ben esplicitati.

La farà questì’analisi di sensività il pool incaricato da Toninelli?

Lo spero per loro, se vogliono essere davvero "tecnici".

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