lunedì 25 marzo 2019
I lavori si articoleranno in cinque macro aree. Si prevedono cinque fasi: dalla raccolta delle proposte al dibattito fino alla presentazione della legge entro settembre
L'assemblea degli Stati Generali nella sala polifunzionale della Presidenza del consiglio

L'assemblea degli Stati Generali nella sala polifunzionale della Presidenza del consiglio

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Tra crisi perdurante, calo delle copie in edicola, minaccia di tagli ai fondi e all'occupazione, si sono aperti stamane a Roma gli stati generali dell'editoria. «Un problema molto attuale è quello dell'informazione che viene veicolata attraverso i social: per voi si tratta di disinformazione, per molti cittadini è la reale informazione, c'è una dialettica aperta». I social media sono «sicuramente un medium ulteriore che sta acquisendo una sempre maggiore rilevanza e che pone tanti problemi». Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all'avvio dell'appuntamento a cui partecipano diversi operatori del settore. Il premier ha poi sottolineato che bisogna riflettere sulla «semplificazione del linguaggio» nei social. «Parliamo senza nasconderci - ha detto ancora Conte - se oggi sulle pagine Facebook di un qualsiasi politico c'è una diretta, poi sui giornali dell'indomani quelle dirette vengono commentate e talvolta restituite in maniera totalmente stravolta, come è giusto che sia. Va tutelata la libertà di commentare e criticare, ma è chiaro che l'accesso all'informazione diretta pone un problema anche per voi».

«È inutile nasconderlo - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria Vito Crimi - in questi mesi
ci sono state delle spigolosità nei rapporti tra informazione e governo. È una cosa nota a tutti, ma questi stati generali vogliono essere da parte del governo una mano tesa a un settore che è in crisi e che ha ricevuto in questi anni una serie di interventi, in genere di carattere economico, che sono serviti un po' a resistere alla crisi, ma che non hanno contributo a rilanciare il settore, a creare le condizioni per superare questa crisi che è sistemica».

I lavori si articoleranno in cinque macro aree: fonti primarie (Agenzie di stampa); giornalisti e operatori; editoria, mercato; cittadini e coinvolgimento. Si spazia dalla libertà dei giornalisti e del giornalismo al ruolo dell'Ordine dei giornalisti, dalla deontologia al sostegno al pluralismo, dal diritto d'autore all'innovazione, alla concorrenza e alla trasparenza, fino al diritto dei cittadini di essere informati.

Si prevedono cinque fasi. Nella prima fase, «che durerà 30 giorni - ha precisato Crimi - acquisiremo le proposte e i contributi di cittadini e stakeholder; nella seconda fase, che si terrà nel prossimo mese di maggio, si terranno invece degli incontri pubblici specifici per ogni categoria, per esempio ci sarà un incontro con tutte le agenzie di stampa; la terza fase, a giugno, consisterà invece in una due giorni intensa, a Torino, di dibattito sulle proposte; nella quarta fase, a luglio prossimo, faremo una sintesi e una valutazione politica delle soluzioni elaborate; nella quinta e ultima fase, a settembre 2019, il governo e le commissioni parlamentari competenti scriveranno le proposte di legge definitive».

Per la prima volta gli stati generali dell’editoria si aprono all’informazione on line (e alla pubblicità). Anso, Associazione nazionale stampa On line, è stata invitata all’iniziativa in programma stamane a Roma. «Ben venga un percorso condiviso che mette al centro il pluralismo dell’informazione tenendo in considerazione i nuovi scenari introdotti dal digitale e gli assetti di mercato», precisa Marco Giovannelli, presidente di Anso. «Siamo pronti a fare la nostra parte - ha detto - non solamente perché rappresentiamo il settore digitale a cui è stato riconosciuto un ruolo fondamentale. Ma anche perché nella nostra associazione si ritrovano realtà relativamente piccole che però sono presenti su tutto il territorio nazionale, da Aosta a Savona, da Varese a Bergamo, a Reggio Calabria, Bari, Trapani e Alghero. Parliamo di realtà che assomigliano a tutti gli effetti a piccole e medie imprese. Sono tutte realtà native digitali; giornali prevalentemente locali che hanno una vicinanza particolare con la vita delle comunità con la quale hanno un legame molto stretto».

In Italia l'editoria - inserita nell'industria culturale e creativa - produce 48 miliardi di euro di fatturato, dà lavoro a un milione di persone e rappresenta un patrimonio di eccellenza per il nostro Paese e per l'Europa. Un patrimonio conservato e nutrito da autori, registi, interpreti, giornalisti, cineoperatori, fotografi, editori, scrittori, musicisti, grafici, librai, artisti, bibliotecari, pittori, designer, fonici,addetti alle luci, costumisti,e dalle centinaia di altre figure professionali che, con talento e passione, quotidianamente operano nelle industrie creative e culturali e che, con la rivoluzione digitale, necessitano di particolare attenzione e tutela.


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