mercoledì 21 gennaio 2009
Il sottosegretario delegato alla Famiglia: «Ai primi posti per provenienza Ucraina, Russia e Brasile» Per il 43 per cento sono bambini tra i 5 e i 9 anni Ora anche dalla Cina Giovanardi: in Italia sfiorata quota 4mila
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Il 2008 è stato un «anno record» per le a­dozioni internazionali in Italia. Sfiorata quota 4mila (3.977), con un buon incre­mento rispetto all’anno precedente, che a­veva già registrato un trend positivo, con 3.420 minori adottati. «È una risposta posi­tiva per tante coppie italiane che aspettano di adottare un bambino», sottolinea Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alla Famiglia. Si tratta per il 43 per cento di bam­bini tra i 5 e i 9 anni; per il 34,5 tra uno e quat­tro; per l’11,2 di più di 10 anni; solo il 10,6 per cento invece non raggiunge un anno, a te­stimoniare il lungo iter che in genere l’ado­zione all’estero comporta. Resta, con alcune eccezioni, il divario Nord­Sud: in valori assoluti la Lombardia è prima con 903 adozioni. Ma è il dato sui Paesi di provenienza che dettaglia le ragioni di que­sto mini-boom. Al primo posto c’è l’Ucraina con 640 adozioni, dalla quale però possono essere adottati solo più fratelli, per evitare, nelle intenzioni di quel Paese, dolorose se­parazioni. Segue la Federazione russa con 466, Colombia (434), Brasile (371), Etiopia (338), Vietnam (313), Polonia (241), Cambo­gia (188) e India (142). Tranne che per que­st’ultima, che registra un brusco stop, la ten­denza positiva è quasi tutta frutto dei posi­tivi rapporti con questi Paesi, restando al mo­mento marginali, o sperimentali, l’apporto che arriva da un’altra cinquantina di Stati. C’è però tutto l’impegno del governo e del­le strutture preposte ad aprire nuove fron­tiere. Giovanardi – che ha presentato questi dati con il sottosegretario Paolo Bonaiuti e la vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali Daniela Bacchetta – indica ad esempio la Cina come la novità più importante, da dove, entro fine mese, arri­veranno le prime bambine (22, solo bambi­ne) mentre nuovi accordi si profilano con Gambia e Burkina Faso. L’Italia si colloca al terzo posto, in valori as­soluti, per numero di minori accolti, dietro Usa e Spagna. ma anche se si va alle per­centuali in base alla popolazione, il nostro Paese resta pur sempre settimo dietro Nor­vegia, Spagna, Svezia, Danimarca e Stati U­niti. Ma, assicura Giovanardi, non c’è la rincorsa alle adozioni a tutti i costi, anche in senso let­terale. L’Italia conferma, infatti, la sua linea che colloca l’adozione nell’ambito di una più complessa attività di cooperazione e di rela­zioni bilaterali, ed è per questo che da noi, come in Norvegia. non sono consentite le a­dozioni 'indipendenti'. Preferendo quelle che sono «frutto della presenza capillare de­gli enti di cooperazione internazionale e que­sto – assicura Giovanardi – elimina alla radi­ce il rischio di traffico». Sugli enti il governo assicura «attento monitoraggio». E i costi, spesso ingenti, che occorrono per un’ado­zione internazionale – essendo gratuita quel­la in ambito italiano – si motiva con le spe­se vive che i ripetuti 'viaggi della speranza' comportano. Costi però «rimborsabili al 50 per cento per le famiglie con reddito infe­riore ai 70mila euro, e deducibili per il 50 per cento restante».
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