mercoledì 9 maggio 2018
il 13 maggio gli spari di Ali Agca. Il Papa ricoverato al Gemelli risponde con il "perdono". Ma il perché del gesto non è ancora chiaro
13 maggio 1981, l'attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro (Ansa)

13 maggio 1981, l'attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro (Ansa)

L'ora più buia cala su piazza San Pietro, l’Italia e il mondo alle 17.19 del 13 maggio 1981. Giovanni Paolo II si accascia sulla jeep bianca, che accelera e sparisce. Gli hanno sparato. Il giorno dopo non è ancora sicuro quanti siano stati i colpi esplosi: due, forse tre nella cronaca di Pio Cerocchi, inviato al Policlinico Gemelli. «Il mondo prega per il Papa» è il titolo enorme di Avvenire del 14 maggio. Cerocchi apre la sua cronaca in prima pagina con il bollettino medico, parola per parola, virgola dopo virgola. Che cosa sia accaduto il giorno prima in piazza tutti ormai lo sanno, l’hanno visto e rivisto. La vera domanda a questo punto è: come sta il Papa? E così le prime parole di Cerocchi sono: «Tutto il mondo segue con ansia le notizie che vengono diffuse sulla salute del Papa».

Ciò che oggi, a molti anni di distanza, nelle rievocazioni viene raramente ricordato è che l’attentato avviene di mercoledì, a quattro giorni dalla domenica in cui gli italiani voteranno il referendum sul divorzio. Il clima nel Paese è teso, la polemica torrida, la Chiesa è decisamente schierata per il «sì», Papa compreso, oggetto quindi di attacchi feroci. Tutto ciò spinge Pier Giorgio Liverani a scrivere parole di questo tipo: «Capire ciò che è accaduto. I primi dubbi drammatici che ci assalgono sono, inevitabilmente, di collegamento tra l’assurdità del gesto di attentare alla vita del Papa e la instancabile predicazione di Giovanni Paolo II a favore della vita, della pace, dell’uomo». I motivi potrebbero essere diversi, considerando il profilo del killer, ma «come non pensare alla campagna di stampa e di opinione, alla carica di disprezzo e di odio?».

Non molto diverse sono le considerazioni di Carlo Luna: «Prima di essere colpito dall’attentatore, Giovanni Paolo II era stato oggetto di un’aspra campagna denigratoria da parte di forze politiche e organi di stampa italiani, in relazione ai suoi pronunciamenti sull’aborto». Nessun collegamento diretto con l’attentato, precisa Luna, ma le «critiche pesantissime c’erano state».

Esagerazioni? A seguire il comizio conclusivo del fronte del «no» in Piazza del Popolo – comizio sospeso alla notizia dell’attentato – c’è un giornalista certo non incline agli estremismi come Massimo Franco, voce sempre misurata e pacata. Leggere quel che riferisce fa spavento: «"Pur di vincere il referendum le inventano tutte, questi preti". È doveroso dirlo, ma la reazione più diffusa alla notizia del ferimento del Papa è stata questa, a Piazza del Popolo. Si parla tanto di "ritorno ai tempi bui". Ieri pomeriggio la piazza ne è stata testimone e protagonista. La manifestazione che il fronte del "doppio no" aveva indetto è stata sospesa tra fischi e grida: "Buffoni", "Servi del Papa". Più che il dolore, o almeno la pietà per quanto era successo, si indovinava la rabbia per una festa che Giovanni Paolo II aveva guastato facendosi sparare. "Troppo bello, dopo la vittoria di Mitterrand", diceva qualcuno». La perfidia traboccante d’odio dei commenti registrati da Franco lascia attoniti: «È una mossa politica, come con Moro, vi ricordate?». «Strano, quando c’è aria di elezioni succede sempre qualcosa». «Stavolta i preti l’hanno proprio fatta sporca».

Ovviamente i commenti ufficiali sono di tutt’altro registro. Avvenire li riporta a pagina 3: «Sgomento in tutto il mondo», «Unanime lo sdegno in tutto il Paese. Pertini, Forlani e Rognoni accorrono al Policlinico Gemelli al capezzale del ferito». Praticamente tutti i giornalisti, almeno della Redazione romana, scendono in campo. Il vaticanista Silvano Stracca: «È stato colpito proprio in un momento del suo straordinario apostolato diretto, di quell’incontro e quel colloquio senza filtri con la gente che si è stretta attorno a lui a Roma, in Italia, in Europa, ovunque nel mondo». Paola Coppo è al Gemelli. Il professor Candia rassicura: l’intervento è in corso e procede regolarmente. Piccolo sospiro di sollievo: «Prognosi riservata, naturalmente, ma ottimismo generale per l’evolversi della situazione operatoria».

Non può mancare, sulla prima pagina di quel terribile 14 maggio, la voce di Ersilio Tonini: «Questa che stiamo vivendo è ora tragica di proporzioni cosmiche. La stessa condizione umana ne è investita». Gli fa eco a pagina 4 Giorgio Basadonna: «È la risposta crudele di un mondo che, predicando odio e gettando discredito sugli ideali più sublimi, genera gli individui pronti al gesto definitivo».

Il giorno dopo i toni si stemperano: «Il Papa perdona il feritore» è il titolo della cronaca di Cerocchi. E all’interno si comincia a capire che cosa sia successo: «Forse un complotto internazionale dietro il gesto del terrorista turco», Ali Agca. «Sicario di chi, e in nome di che cosa?» domanda Massimo Franco. Attendiamo ancora la risposta.

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