lunedì 23 maggio 2022
Le parole del presidente della Repubblica alla commemorazione al Foro Italico di Palermo, organizzata dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone
Il presidente Sergio Mattarella osserva alcuni disegni creati dai ragazzi delle scuole, poco prima dell'iniziativa dal titolo "La memoria di tutti. Italia, Palermo 30 anni dopo" a Palermo, 23 maggio 2022.

Il presidente Sergio Mattarella osserva alcuni disegni creati dai ragazzi delle scuole, poco prima dell'iniziativa dal titolo "La memoria di tutti. Italia, Palermo 30 anni dopo" a Palermo, 23 maggio 2022. - ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ FRANCESCO AMMENDOLA

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"Sono trascorsi trent'anni da quel terribile 23 maggio allorché la storia della nostra Repubblica sembrò fermarsi come annientata dal dolore e dalla paura". Sergio Mattarella ricorda a Palermo, davanti a migliaia di studenti raccolti al Foro Italico, la strage di Capaci e quel "silenzio assordante dopo l'inaudito boato" che "rappresenta in maniera efficace il disorientamento che provò il Paese di fronte a quell'agguato senza precedenti, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani".

Una ferita profonda che cambiò il corso della storia. Il Parlamento arenatosi da dieci giorni sull'elezione del presidente della Repubblica si sbloccò e in poche ore elesse Oscar Luigi Scalfaro, la società civile scese in piazza contro la violenza dell'attacco. E dunque il Presidente a tre decenni di distanza può anche ricordare che "al contrario di quanto avevano immaginato gli autori del vile attentato, allo smarrimento iniziale seguì l'immediata reazione delle Istituzioni democratiche". La democrazia reagì a quella ferocia "con la forza degli strumenti propri dello Stato di diritto" e "la società civile non accettò di subire in silenzio quella umiliazione e incoraggiò il lavoro degli investigatori, contribuendo alla stagione di rinnovamento", infine nacque un "movimento culturale che, a partire da quei giorni, ha animato il Paese, trasformando questa dolorosa ricorrenza in un'occasione di continua crescita per promuovere nuove forme di cittadinanza attiva". IL TESTO

Falcone e poi, dopo nemmeno due mesi, Paolo Borsellino "furono colpiti perché, con la loro professionalità e determinazione, avevano inferto colpi durissimi alla mafia": "la mafia li temeva perché avevano dimostrato che essa non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto".

Oggi dunque, ammonisce il Capo dello Stato, deve essere chiaro che "l'impegno contro la criminalità non consente pause né distrazioni". E di Falcone, Mattarella sottolinea che "agiva non in spregio del pericolo o alla ricerca di forme ostentate di eroismo", che "la fermezza del suo operato nasceva dalla radicata convinzione che non vi fossero alternative al rispetto della legge", che "coltivava il coraggio contro la viltà".

"Falcone non si abbandonò mai alla rassegnazione o all'indifferenza". Di lui resta non solo la testimonianza di coraggio ma anche "il forte senso delle istituzioni" e la consapevolezza che "la funzione del magistrato rappresenta una delle maggiori espressioni della nostra democrazia".

Il presidente Sergio Mattarella con Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, in occasione dell'iniziativa  dal titolo 'La memoria di tutti. Italia, Palermo 30 anni dopo' a Palermo, 23 maggio 2022

Il presidente Sergio Mattarella con Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, in occasione dell'iniziativa dal titolo "La memoria di tutti. Italia, Palermo 30 anni dopo" a Palermo, 23 maggio 2022 - ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ FRANCESCO AMMENDOLA

Come magistrato "fu il primo ad intuire e a credere nel coordinamento investigativo sia nazionale sia internazionale, quale strumento per far emergere i traffici illeciti che sostenevano economicamente la mafia". Con Borsellino avviarono "un nuovo metodo d'indagine, fondato sulla condivisione delle informazioni, sul lavoro di gruppo, sulla specializzazione dei ruoli; ciò consentì di raggiungere risultati giudiziari inediti, ancorati ad attività istruttorie che poggiavano su una piena solidità probatoria".

Una visione "profetica", rammenta amaramente, che "non fu sempre compresa; anzi in taluni casi venne osteggiata anche da atteggiamenti diffusi nella stessa magistratura, che col tempo, superando errori, ha saputo farne patrimonio comune e valorizzarle". La sua eredità ha portato a modificare l'ordinamento giudiziario "per attribuire un maggior rilievo alle obiettive qualità professionali del magistrato rispetto al criterio della mera anzianità, non idoneo a rispondere alle esigenze dell'Ordine giudiziario".

E sono state approvate leggi per rendere più incisiva la lotta alla mafia. Ma Mattarella indica, tra gli applausi dei partecipanti alla cerimonia, un altro fondamentale insegnamento: "Evitare di adottare le misure necessarie solo quando si presentano condizioni di emergenza. È compito delle istituzioni - di tutte le istituzioni - prevedere e agire per tempo, senza dover attendere il verificarsi di eventi drammatici per essere costretti a intervenire".

Giustizia è dunque la linea costante, chiarisce il Capo dello Stato, anche in questi giorni dolorosi, mentre in Ucraina vediamo "quegli stessi orrori di cui l'Italia conserva ancora il ricordo e che mai avremmo immaginato che si ripresentassero nel nostro Continente. Ancora una volta sono in gioco valori fondanti della nostra convivenza". Ancora una volta "la violenza della prevaricazione pretende, nella nostra Europa, di sostituirsi alla forza del diritto". E "il ripristino degli ordinamenti internazionali, anche in questo caso, è fare giustizia. Porre cioè la vita e la dignità delle persone al centro dell'azione della comunità internazionale". Perché "raccogliere il testimone della 'visione' di Falcone - conclude Mattarella - significa affrontare con la stessa lucidità le prove dell'oggi, perché a prevalere sia - ovunque, in ogni dimensione - la causa della giustizia; al servizio della libertà e della democrazia".

Altre personalità si sono alternate sul palco, tra migliaia di giovani che hanno assiepato il Foro Italico. E tra lenzuoli bianchi e le
immagini dei due magistrati Giovanni e Paolo, a dominare la scena sono soprattutto gli striscioni preparati dagli studenti che tappezzano letteralmente le transenne che circondano il palco. "Noi seguiamo i vostri passi che sono quelli della legalità", "Gli uomini passano le idee restano" e "La mafia sembra un'onda inarrestabile ma insieme la fermeremo", sono solo alcune delle frasi scelte dai ragazzi per ricordare il sacrificio delle vittime dell'organizzazione criminale. Fra tutti, ne spicca uno che raffigura il magistrato Falcone nei panni di un "super eroe" che sotto il completo cela una tuta blu e rossa come quella indossata da Superman con una F che campeggia sul petto.

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Le celebrazioni tra domenica 22 e lunedì 23

Sono tanti gli appuntamenti che hanno scandito a Palermo il trentennale della grande strage di mafia. La città ha rivissuto il dolore di tutti, con un ventaglio di manifestazioni che già domenica hanno animato alcuni momenti di incontro. Fra questi, domenica alle 17, in piazza Cataldo, l’incontro-dibattito “Trent’anni dopo: dalla violenza mafiosa alla riscoperta collettiva della legalità e di una coscienza civile che rifiuta l’odio, resiste e si ribella alla mafia” che ha visto la partecipazione dell’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, il presidente del Tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, il già Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, il Sostituto Procuratore Direzione Nazionale Antimafia, Domenico Gozzo. Le celebrazioni hanno il loro culmine il 23 maggio, giorno della strage di Capaci, con la "Fondazione Falcone" protagonista nell’organizzare il rito della memoria dalle 10 alle 11.30 con un palco speciale allestito per l’occasione al Foro Italico. Hanno partecipato alla giornata dedicata alle commemorazioni il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone, oltre a ministri ed esponenti delle istituzioni. Alle 17.58, ora della strage, all’Albero Falcone, davanti quella che era la casa del magistrato, si suona il silenzio in onore dei caduti. Alle 19 la Messa per le vittime, nella chiesa di San Domenico.

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