sabato 14 giugno 2014
Parte il "ricambio generazionale" con la modifica del trattenimento in servizio, novità su pensioni.
Avvio di riforma. Ora coinvolgere (F. Riccardi)
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​Mobilità obbligatoria entro i 50 chilometri, accelerazione del turnover,  abrogazione del trattenimento in servizio, part time in uscita, possibile demansionamento per i lavoratori in esubero, dirigenti di fatto licenziabili. Il governo dà il via alla riforma della Pubblica amministrazione con una serie di misure che almeno secondo le attese dovrebbero rivoluzionare l’organizzazione degli uffici e migliorare l’efficienza dei servizi offerti ai cittadini. O ridurre i costi: come con il taglio dal 75 al 10% della quota delle spese legali che spetta agli avvocati dello Stato. Nelle bozze in circolazione del ddl spuntano poi anche norme per l’uscita anticipata dal lavoro (con assegno ridotto) di tutti i lavoratori, compreso il settore privato, e a tutela degli esodati. Ma i testi definitivi non sono ancora disponibili. Il pacchetto Pa è articolato su un decreto legge, che contiene anche misure su crescita e corruzione e appunto una legge delega. «Le nuove norme sul ricambio generazionale permettono di creare 15 mila posti», ha detto il premier Matteo Renzi nella conferenza stampa effettuata a Cdm ancora in corso, mentre il ministro Marianna Madia promette una pubblica amministrazione più semplice che diventerà «partner e non controparte di cittadini e imprese». Confermato il dimezzamento dei permessi sindacali ma è sempre la Madia ad assicurare che «non c’è accanimento» contro le organizzazioni auspicando che «siano con il cambiamento».Per i lavoratori pubblici si annunciano novità importanti. La mobilità volontaria viene semplificata ma soprattutto viene introdotta quella obbligatorio, cioé senza il consenso dell’interessato. Il trasferimento potrà avvenire entro 50 chilometri di distanza (e non i 100 di cui si era parlato) e sarà a parità di stipendio. Per far funzionare il meccanismo il governo dovrà predisporre tabelle di equiparazione tra i diversi incarichi e qualifiche negli enti. Cancellato il trattenimento in servizio, istituto che permetteva di restare al lavoro anche dopo l’età pensionabile. Lo stop è dal prossimo 31 ottobre (a esclusione dei magistrati che hanno una deroga fino al dicembre 2015). È questa la normativa che secondo i calcoli del governo dovrebbe consentire 15 mila nuovi ingressi nella Pa. Un maggiore ricambio dovrebbe poi arrivare dalla flessibilità introdotta nella disciplina del turn-over. Fatte salve le quote di sostituzioni previste dalle leggi vigenti per ridurre la spesa pubblica (20% di subentri quest’anno e via via 40, 60, 80 e 100% nei prossimi quattro anni), il limite da rispettare riguarderà le spesa delle amministrazioni e non il numero dei dipendenti. Questo consentirà di assumere un maggior numero di giovani (che costano meno) rispetto ai lavoratori in uscita. Sul fronte pensioni, la Pubblica amministrazione potrà mandare a riposo i lavoratori che hanno i requisiti per la pensione anticipata (nel 2014 42 anni e 6 mesi di servizio per gli uomini, 41 anni e 6 mesi per le donne) anche se non avranno raggiunto l’età della pensione di vecchiaia inclusi  i professori universitari, i dirigenti medici responsabili di struttura complessa e il personale delle autorità indipendenti. A cinque anni dal pensionamento il dipendente avrà la possibilità di passare al part time mantenendo la contribuzione intera. Cambia la struttura della dirigenza, con incarichi a termine e parte della retribuzione legata a risultati e all’andamento dell’economia. I dirigenti che restano senza incarico potranno essere licenziati.
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