martedì 6 dicembre 2016
Difficile mediazione tra Renzi che vuole correre alle urne e il partito che frena.
Il simbolo del Pd

Il simbolo del Pd - Daniele Leone/LaPresse

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Sono ore in cui gli scenari e gli umori mutano costantemente. Ma fermando l'orologio a questo intenso pomeriggio di martedì 6 dicembre, si può dire che Matteo Renzi si trova tra due fuochi: il suo fortissimo desiderio di andare al voto anticipato e le pressioni del Quirinale e di buona parte del Pd a sostenere un governo di transizione. La mediazione che il partito sta raggiungendo è più o meno di questo tipo, e sarà esposta alla Direzione di domani sera: il Pd è favorevole a un "governo di tutti", cui partecipino anche le opposizioni che hanno determinato la vittoria del No al referendum. Un'ipotesi ardita ma "l'unica possibile". Altrimenti non c'è alternativa al voto anticipato entro marzo-aprile. In realtà la seconda è l'opzione principale del premier uscente, al punto che in queste ore i suoi colonnelli al Senato gli hanno consegnato il dato che gli serviva: almeno 40 senatori sono fedeli alla sua linea e sono pronti a bloccare il nuovo governo sia sul nascere sia in itinere.


Molti dirigenti dem hanno incontrato Renzi e hanno provato a "farlo ragionare", cioè a mettergli davanti tutte le incognite di un voto al buio a brevissimo, sin da febbraio. Il premier sa di avere un nucleo al Senato decisivo per bloccare la formazione di un esecutivo. Ma sa anche che non può spaccare del tutto il partito, visto che sono contrari al voto anche diversi capicorrente a lui vicini. Da qui la mediazione: il "governo istituzionale di tutti", perché "onori e oneri vengano ripartiti e non cadano tutti sul Pd". Sarà messo nero su bianco nel documento che probabilmente domani riceverà la Direzione del Pd. Renzi, da segretario, giovedì andrà a riferire questa posizione al Colle. Il sospetto è che sia uno "sparare alto" nella consapevolezza che un "governo di tutti" è praticamente irrealizzabile. E dopo si aprirebbero le porte del voto anticipato.

LA MINORANZA DEM IN SUBBUGLIO: AVANTI CON LA LEGISLATURA

La minoranza dem è pronta a insorgere. Ma non solo la minoranza. Anche diversi dirigenti che sinora hanno sostenuto Renzi, pur senza sbilanciarsi, sono perplessi rispetto all'ipotesi del voto anticipato. È un fronte eterogeneo che sembra chiedere al capo dello Stato Mattarella di dare comunque l'incarico per verificare l'esistenza di una nuova maggioranza. La convinzione di Bersani è che alle Camere una maggioranza, sebbene eterogenea, voglia andare avanti nella legislatura. E che il grosso del Pd, al bivio tra andare avanti e seguire Renzi, sceglierebbe la prima opzione.

PER IL COLLE LA CARTA-GRASSO

Il Pd, parlando di "governo istituzionale" e "di tutti", sembra tracciare il profilo di una carica istituzionale. L'indiziato è il presidente del Senato Pietro Grasso. Toccherebbe a lui provare a raccogliere intorno a sé non solo il Pd, ma anche pezzi consistenti di opposizione. Quantomeno uno tra Forza Italia o M5S. Se non riuscisse in questa impresa, Renzi invocherebbe le urne.

LO SNODO DELLA LEGGE ELETTORALE

Renzi non crede che il "governo di tutti" possa davvero andare in porto e punta al voto con il pieno sostegno di Alfano, mettendo in conto anche la scissione della sinistra del partito. Il vero concreto azzardo é correre verso le urne senza la certezza su quale legge elettorale verrá usata. Oggi si andrebbe con l'Italicum a doppio turno alla Camera e il Consultellum al Senato. Ma la vera scommessa é che la Corte costituzionale, con una sentenza autoapplicativa, tolga il ballottaggio all'Italicum e lo trasformi in un sistema di voto proporzionale a turno unico che dà il premio di maggioranza a chi raggiunge il 40 per cento. Il punto è che la Consulta, fissando l'udienza al 24 gennaio, è andata in rotta di collisione con lo sprint immaginato da Renzi. Da qui anche la mediazione con il suo partito.

COSA SONO IL CONSULTELLUM E L'ITALICUM

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