sabato 22 agosto 2020
Il presidente di Fondazione per la Sussidiarietà: questa edizione col virus? Un miracolo. «L’Italia ha bisogno di tante persone di alto livello, da Draghi a Ricciardi, a noi spetta dare prospettiva»
Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà, al Meeting di Rimini 2020

Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà, al Meeting di Rimini 2020 - Lapresse

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Eroica. Macché speciale. Questa è un’edizione eroica per il Meeting di Rimini. Perchè i numeri del pubblico in sala sono quelli che sono – qualche migliaio, ad essere generosi –, perchè l’investimento tecnologico è stato spropositato e perchè trasformare uno storico raduno in un Truman show è un azzardo che potevano permettersi solo i ciellini, che in pochi mesi hanno trasformato un’adunata di popolo in un format da broadcasting, spostando il "vero" Meeting in 120 città, dove i volontari, in diretta, hanno proiettato e animato le giornate riminesi.

Ok, c’è il Covid e, come si dice, the show must go on; ma alla fine Giorgio Vittadini te lo dice chiaro e tondo che gli manca l’incontro con la gente, il casino, il profumo di piadina e di pesce fritto, l’abbraccio con Habukawa e i copti, l’applausometro e le polemiche sul “con chi sta quest’anno Cielle”. Magari al presidente della Fondazione per la sussidiarietà manca persino Charlie, il monumentale gendarme del servizio d’ordine… Che fatica, reinventarsi il Meeting ai tempi del coronavirus. Lo si fa per amore, dice lui. Perchè solo in amore ti accorgi di quant’era prezioso ciò che non puoi più avere. I ciellini l’hanno fatto, decidendo di vivere questo Meeting “eroico” che ha applicato tutti i vincoli igienici del caso, per gettare il seme. E, come spesso accade da queste parti, c’entra Guareschi.

Abbiamo vissuto dentro la vecchia fiera come in una bolla igienizzata e supercontrollata, dove il Meeting è stato cresciuto per essere fruito all’esterno, attraverso la tecnologia digitale. Vi sentite più pazzi o più eroi?
Diciamo responsabili. Ne parlavo con Arcuri e Ricciardi. La gente responsabile è quella che è in grado di osservare tutti i vincoli senza rinunciare a costruire. Riuscire a fare il Meeting a pandemia in corso è un miracolo, certo, ma si colloca nel solco degli ultimi quindici anni di Meeting, in cui di fronte alle crisi continue, invece di lamentarci si rispondeva sì, ci stiamo. È un miracolo della sussidiarietà, che è indomita.

Perchè la maggioranza della gente non crede più nelle grandi imprese?
La speranza genera i corpi intermedi, è quella la molla, ed essere corpo intermedio significa accettare l’altro e le regole dell’altro. Credo che pian piano la gente si farà cambiare dal Covid come ha cambiato noi. Il vincolo inizialmente sembra un’imposizione, poi si coglie l’opportunità che è insita in quel vincolo, se è un vincolo giusto e sensato. L’innesco però è la speranza che nasce dal cuore, come dice Carron: non è facile fare un Meeting come questo, perchè non è facile obbedire al cuore. La speranza non piove dal cielo, va scelta, è un lavoro duro.

È difficile pensare che questo sia il Meeting e che questo sarà il Meeting?
Sì, è difficile, ma il Meeting fa parte del cambiamento che ci impone la situazione. Facciamo di necessità virtù e magari scopriamo strade nuove.

Questa formula è definitiva?
Io rivoglio il Meeting e quando sarà passata l’emergenza lo rifaremo in grande stile, ma tra tutto e niente… Il Cristo di Guareschi insegna a conservare il seme perchè dopo l’alluvione farà rinascere la vita. Abbiamo salvato il seme.

Draghi è il seme del governo che verrà?
L’Italia ha bisogno di tante persone di alto livello che ci aiutino. Draghi, Ricciardi, la stessa Enel che è un faro nel mondo delle rinnovabili. Al Meeting cogliamo punti di riferimento e Draghi lo è, poi non spetta a noi decidere come utilizzarlo per il Paese. A noi spetta ricordare che serve una prospettiva.

Draghi non rappresenta un mondo laico lontano da quello cattolico?
Lo rappresenta lui, come lo rappresentano Landini e Petrini… Noi siamo dell’idea che si debba contaminarsi. L’altro è una risorsa, perchè ti costringe a cambiare, con la sua stessa esistenza.

Di contaminazione in contaminazione, nascerà un nuovo governo?
Prima contaminiamoci come base, politicamente. Siamo in un momento fondativo come il 1948 e ci serve una unità nazionale al di là delle formule di governo, una tensione al bene comune come quella che muoveva De Gasperi e Togliatti.

Due leader con idee molto diverse. Come sono diverse le vostre idee sulla scuola e sulla sanità da quelle che emergono dal governo, o no?
Noi siamo per il sistema misto, ma non per ragioni confessionali: chi fa ricerca sulla scuola attesta che la competizione tra paritarie e statali migliora il sistema. Lo stesso si verifica in sanità: il privato in Lombardia ha il 30% di letti ed è stato dimostrato che ha dato un contributo decisivo nell’emergenza Covid.

Perchè non avete invitato Conte?
Perchè non potevamo invitare sia Draghi che Conte. Sono tre anni che cercavamo di avere Draghi; invitare anche il premier avrebbe appesantito il programma in modo insostenibile.

È pentito di non averlo invitato?
Mi spiace quando non posso incontrare qualcuno ma non c’è preclusione alcuna. Cinque anni fa scrivevate che eravamo contro i M5S e oggi parlano al Meeting. Questione di tempo.

Non è invece che il cuore del Meeting batte per il centrodestra?
A me pare che in questo Meeting ci sia stato sia il centrodestra che il centrosinistra – Speranza, Delrio, Boschi, Bonaccini…– e M5s con Di Maio, Del Re, Di Piazza. Direi che c’è feeling con la maggioranza, ma con il pallino nostro del pluralismo e con la consapevolezza che i grandi temi dello sviluppo posti da Draghi possano essere affrontati solo se si trova un minimo comun denominatore.

Spera che il dopo Covid sia all’insegna di uno spirito costituente?
Ritengo che serva una riforma costituzionale, perchè senza quel passaggio nessuno schieramento politico è in grado di affrontare da solo questo mondo cambiato. Vorremmo allora che tutti collaborassero a scoprire regole comuni che non fossero approvate dal 51% ma da una larghissima maggioranza, come fu per la prima Costituzione.

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