martedì 23 agosto 2022
Twitter rimuove il video, viola le regole del social network. Meloni aveva condiviso le immagini choc della violenza. Letta (Pd): indecente e indecoroso. Salvini il 31 a Piacenza
Lo stupro è un caso politico. Scontro sulla pubblicazione del video, rimosso
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Il video dello stupro di Piacenza condiviso da Giorgia Meloni ha violato le regole di Twitter. Il social ha cancellato il filmato, al centro delle polemiche in queste ore. Il video, girato dalla finestra di un palazzo vicino, è circolato sui media e sui social pubblicato da diversi giornali e politici, tra cui Giorgia Meloni, innescando numerose polemiche.


L’aggressione di una donna in pieno centro da parte di un richiedente protezione internazionale scatena la bagarre. Il ruolo decisivo di un residente, che ha lanciato l’allarme

«Io stesso sono ancora scioccato. Vivo qui con mia moglie e due figli piccoli. Non mi sento un vigilante, né un cittadino modello. Ho fatto solo ciò che ritenevo giusto». La sua tempestiva chiamata alle forze dell’ordine ha permesso alle sei di domenica mattina di interrompere una violenza che è odiosa sempre e comunque, a prescindere da chi la commette. Eppure il residente di via Scalabrini che con una telefonata ha salvato da conseguenze ancor peggiori la donna ucraina di 55 anni aggredita da un 27enne della Guinea – che per la Procura è «richiedente protezione internazionale presso altra questura» – ripete di non aver fatto nulla di straordinario.

È una strada del centro storico costeggiata di antichi palazzi, la via dedicata al vescovo di Piacenza che presto sarà proclamato santo, il padre dei migranti che si lasciò provocare dall’esodo degli italiani all’estero, a fine Ottocento. Da un capo, la basilica del patrono Antonino. Dall’altro, la Lupa, il monumento che celebra le radici romane della città. In mezzo, il liceo artistico, il Poli- tecnico, una manciata tra bar e negozi, due chiese, un istituto religioso. Ma soprattutto, uffici e appartamenti. È da una abitazione all’incrocio con via Santo Stefano che uno degli abitanti, già sveglio intorno alle 6, domenica, è attirato da urla insolite, per l’ora e in una zona tranquilla, ancor più ad agosto. Vede in strada un uomo e una donna: lui la getta a terra, lei grida disperata. Chiama il 113, filma la scena per consegnare la prova alle forze dell’ordine. È questione di secondi. La polizia blocca l’aggressore cinquanta metri più avanti. La donna, ricoverata in ospedale in stato di choc, ma in condizioni fisiche non preoccupanti, è stata dimessa lunedì. L’uomo è stato condotto alla casa circondariale delle Novate con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’aver agito in circostanze tali da ostacolare la privata difesa; gli è stato inoltre contestato il delitto di lesioni personali aggravate commesso in occasione della violenza sessuale.

Il giorno dopo, Piacenza fatica a scrollarsi di dosso quanto è accaduto, su un marciapiede, in mezzo alle case, non lontano da piazza Duomo. Non usa mezzi termini, la sindaca Katia Tarasconi (Pd), parlando dell’aggressore. «Si troverà a rispondere del suo crimine osceno di fronte alla giustizia del Paese a cui stava chiedendo asilo. Spero – aggiunge – che non si scada nella strumentalizzazione, come se fosse colpa di chi si impegna per l’accoglienza e l’integrazione se un richiedente asilo commette un crimine. La colpa è del richiedente asilo in questione. Punto».

La sindaca Pd, Tarasconi: l’aggressore si troverà a rispondere del suo crimine osceno di fronte alla giustizia. La colpa è sua, non di chi si impegna per l’accoglienza

La sindaca Pd, Tarasconi: l’aggressore si troverà a rispondere del suo crimine osceno di fronte alla giustizia. La colpa è sua, non di chi si impegna per l’accoglienza - Ansa

Il fatto invece è entrato subito nell’agenda della campagna elettorale, accendendo i toni. Il segretario della Lega Matteo Salvini annuncia che il 31 agosto sarà a Piacenza «per confermare l’impegno per restituire sicurezza al nostro Paese: 10mila poliziotti e carabinieri in più nel 2023, più telecamere accese e blocco degli sbarchi clandestini».

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sceglie di condividere il video della violenza. «Indecente e indecoroso, non si può essere irrispettosi dei diritti delle persone» commenta il segretario Pd Enrico Letta. «Denunciare uno stupro è un atto dovuto. Mostrarlo per fini di campagna elettorale è un atto immorale e irrispettoso» twitta Carlo Calenda di Azione. «Il video pubblicato sui miei social – netta la replica di Meloni – è oscurato in modo da non far riconoscere la vittima ed è preso dal sito di un importante quotidiano nazionale. Questi metodi diffamatori sono ormai caratteristici di una sinistra allo sbando».

Anche altre voci di donne candidate si sono levate nelle stesse ore. «È gravissima la pubblicazione del video. Invito Giorgia Meloni a toglierlo dai suoi social, così come anche i giornali che l’hanno pubblicato. La vittima in questione ha già subito violenza, è inaccettabile metterla nelle condizioni di riviverla» dice ad esempio Elly Schlein, capolista Pd alla Camera in Emilia-Romagna.

Per la senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanché, invece, «l’obiettivo è tacere, far finta di nulla: non è successo niente. Pure le femministe tacciono. E incredibilmente il problema non è più una violenza sessuale ripresa da una telecamera in centro città, subita da una donna inerme per mano di un balordo, ma chi denuncia il fatto». Intanto, a Piacenza, le operatrici del centro antiviolenza 'La città delle donne' temono che all’indignazione di oggi segua un assordante silenzio domani. «La violenza sessuale in Italia è un crimine perpetrato in modo frequente, eppure continua l’approccio emergenziale – denunciano –. Gli uomini violenti appartengono a tutte le classi sociali e nazionalità. Per contrastare questi fenomeni bisogna agire attraverso una prevenzione ragionata, minare i presupposti che ne sono alla base. Dimenticarsi del problema a clamore spento equivale a ignorare la dignità e il corpo violato della signora che è stata aggredita».

Nel frattempo, mentre l’Ordine regionale dei giornalisti dell’Emilia-Romagna ha parlato della pubblicazione del video come di un fatto contrario «alle norme deontologiche alla base della professione giornalistica », la Procura di Piacenza ha aperto un’indagine «circa la diffusione sui media di video riproducenti l’episodio criminoso, trattandosi di un fatto astrattamente riconducibile ad ipotesi di reato». Anche il Garante per la Privacy ha avviato un’istruttoria per accertare eventuali responsabilità.

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