giovedì 12 novembre 2020
Oggi le ordinanze coordinate, si muovono anche sindaci e prefetti delle grandi città
Friuli, Veneto ed Emilia corrono ai ripari per evitare un declassamento in zona arancione o rossa. Bonaccini: «Fermare i contagi o si rischia un tracollo della sanità»

Friuli, Veneto ed Emilia corrono ai ripari per evitare un declassamento in zona arancione o rossa. Bonaccini: «Fermare i contagi o si rischia un tracollo della sanità»

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Si attendono per le prossime ore le ordinanze parallele annunciate dai presidenti di Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto. Un giro di vite contro gli assembramenti con l’obiettivo di anticipare il governo ed evitare se possibile il passaggio delle tre regioni del Nord dalla zona gialla a quella arancione, se non rossa, come suggerito martedì dall’Istituto superiore di sanità. Ma le iniziative locali antiepidemia si moltiplicano anche a livello comunale, da Roma a Firenze a Napoli, con l’avallo dell’esecutivo e l’impegno congiunto di sindaci e prefetti.

A Bologna il governatore Stefano Bonaccini ha confermato ieri la «necessità di introdurre nuove restrizioni per contrastare la diffusione del Covid». L’obiettivo è «impedire assembramenti» e introdurre «controlli più stringenti con relative sanzioni per chi si ostina a trasgredire le regole».

A fronte dell’«irresponsabilità di una minoranza» di cittadini, insieme ai presidenti Luca Zaia e Massimiliano Fedriga stiamo predisponendo specifiche ordinanza regionale», ha aggiunto il governatore emiliano secondo il quale «la diffusione dei contagi va fermata se non vogliamo rassegnarci a un carico che diventerà insostenibile per il sistema sanitario, al blocco totale dell’attività scolastica e delle attività lavorative non essenziali».

«In Veneto l’ordinanza uscirà presumibilmente domani (oggi per chi legge, ndr) e si occuperà di assembramenti e di regole a chi non se le è fatte ancora entrare in testa», ha aggiunto Zaia parlando a sua volta di «una filosofia d’intervento comune con Emilia e Friuli». Dal canto suo, Fedriga spiega che l’obiettivo è «ridurre gli assembramenti nei fine settimana, cercando di non danneggiare troppo le attività economiche.

Tra le ipotesi c’è l’obbligo di consumazione al tavolo per evitare folle vicino a bar e ristoranti». Una scelta coordinata che l’esecutivo incoraggia ma che non esclude il "declassamento" di nuove regioni nei prossimi giorni sulla base di un peggioramento dei parametri epidemiologici e sanitari. Del resto gli assembramenti sono già vietati anche nelle zone gialle, ristoranti e bar chiudono alle 18 e nei fine settimana è già prevista la chiusura dei centri commerciali in tutta Italia.

Le ordinanze anti-folla potrebbero quindi non bastare. Tuttavia anche le grandi città si muovono nella stessa direzione per limitare gli accessi a piazze, giardini e spiagge, dopo i concentramenti di persone registrati nelle vie dello shopping e vicino ai locali pubblici nello scorso week end. A Roma si va verso controlli anti-assembramento nei parchi e sul litorale e si pensa a contingentare le presenze nelle principali vie commerciali. Misure che verranno discusse e varate dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. A Firenze si studiano limitazioni all'ingresso nelle piazze del centro. A Palermo il sindaco Leoluca Orlando ha firmato un’ordinanza che vieta lo stazionamento per le persone dalle 16 in poi durante la settimana e tutto il giorno nei week end.

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