martedì 6 novembre 2018
Ogni anno oltre 100mila reati prescritti, l'ultima riforma è del 2017
Prescrizione, ecco i nodi da sciogliere

Ogni anno in Italia cadono in prescrizione, vanificando i relativi processi, oltre 100mila reati (132mila nel 2016, con punte anche maggiori negli anni precedenti). È indubbiamente uno dei mali della giustizia italiana, conseguenza diretta della eccessiva durata dei processi, che ha a sua volta diverse cause: pesanti carichi di lavoro dei tribunali, carenze di organico, malfunzionamento degli uffici giudiziari, tattiche difensive dilatorie.

La prescrizione oggi. L’ultima riforma della prescrizione è dell’estate dello scorso anno, operata nell’ambito della riforma del processo penale dell’allora ministro Andrea Orlando. Già questa normativa limita i tempi di decorrenza: prevede infatti che, dopo una sentenza di condanna in primo grado, il termine di prescrizione resti sospeso fino al deposito della sentenza di appello, e comunque per un tempo non superiore a un anno e 6 mesi. Dopo la sentenza di condanna in appello, il termine resta sospeso fino alla pronuncia della sentenza definitiva e comunque per un tempo non superiore a un anno e 6 mesi. Per i reati ai danni di minori, la prescrizione decorre non dalla data in cui il reato è stato commesso, ma a partire dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima.

La prescrizione secondo il M5s. L’emendamento al ddl anticorruzione voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e presentato nei giorni scorsi dal M5s è molto più drastico: i termini di prescrizione s’interrompono dopo la sentenza di primo grado (sia di condanna, sia di assoluzione) e fino al giudizio definitivo.

Il dissenso della Lega. Una soluzione che non trova d’accordo l’alleato di governo dei 5 stelle, la Lega. Che con il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha espresso da subito le sue obiezioni, nel merito e nel metodo.

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