giovedì 22 agosto 2019
Il deputato dem: «Governo o voto? Siamo al 50 e 50. Il taglio dei parlamentari possibile solo insieme a una legge elettorale proporzionale»
Matteo Orfini (Ansa)

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Matteo Orfini, deputato (ed ex presidente) del Pd: insomma, questo governo con M5s s’ha da fare o no?

Innanzitutto dico che io non ho cambiato idea sui 5 stelle: penso che siano alternativi al Pd, non sono una costola della sinistra. Sono opposti a noi per visione della politica e anche per concezione democratica.

Però un’intesa con M5s non sarebbe più «la fine del Pd», come lei diceva un anno fa?

Premesso che le condizioni politiche sono mutate, in una democrazia parlamentare e con una legge proporzionale un discorso diverso oggi ci sta. Del resto, abbiamo fatto pure le 'larghe intese' con Berlusconi in una fase cruciale per la vi- ta del Paese. E 'ci sta', sottolineo, per opporsi al capriccio di un uomo, al gesto autoritario e arrogante di un leader politico che per interesse personale - quello di offuscare la vicenda non chiarita dei fondi russi - e di partito, vuol far precipitare il Paese in una nuova campagna elettorale.

Ma quante chance vede?

È molto, molto, molto difficile e tutt’altro che scontato. Salomonicamente dico 50 e 50, nessuno si esalta all’idea. Allo stesso tempo, il pensiero di consegnare il Paese all’incertezza, in una fase già di stagnazione, è uno stimolo a dar vita a qualcosa.

I 5 punti sono più un’apertura o un limite?

La discontinuità - di nomi e di programma - è la premessa: il nuovo governo non può proseguire le politiche di questi 15 mesi. I punti sono un inizio di discussione. A partire da una parola definitiva sull’Europa e dalla rimozione degli elementi che hanno caratterizzato in modo più brutale e deteriore le politiche migratorie, creando un vulnus all’impianto dei nostri valori costituzionali.

Cosa bisogna fare dei due decreti sicurezza?

Io li abrogherei. Al minimo, immediate misure correttive per il ripristino della civiltà in un’Italia in cui, negli ultimi tempi, si è dato libero sfogo a politiche di odio. Discontinuità vuole dire anche no a Conte? Capisco il tentativo di riscrivere la storia, ma non mi pare che Conte sia stato prima dell’altroieri un vero oppositore di certe politiche.

La discontinuità potrebbe essere chiesta anche da M5s con chi ha fatto parte dei governi Renzi e Gentiloni?

È un aspetto che difatti Zingaretti ha messo nel conto, affermando che - nel caso - dobbiamo essere disponibili a far partire un’esperienza politica totalmente nuova. Ciò detto, mi pare tuttavia che il problema riguardi soprattutto loro: noi abbiamo una classe dirigente ampia e diffusa per far fronte a questa esigenza.

I tempi sono un vincolo forte?

Intanto vedremo i tempi veri che il presidente Mattarella darà e le sue decisioni dopo le consultazioni. Certo, non penso che una trattativa simile si possa risolvere in due giorni...

Il taglio dei parlamentari resta materia di dialogo?

Io sono contrario alla legge. Può avere senso solo se accompagnata da un sistema proprozionale puro, altrimenti con quello attuale e senza una ridefinizione complessiva produrrebbe una torsione maggioritaria fortissima.

E il ruolo di Renzi?

A me pare che sono un paio d’anni che viene annunciata dai giornali una scissione che non c’è. Io sono convinto che è e resterà un dirigente del Pd. Ora si è messo in gioco e ha svolto una funzione utile. Tanto che oggi ci ritroviamo, grazie al lavoro di Zingaretti, davanti a una proposta che ha ricompattato il partito come non avveniva da tempo.

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