giovedì 18 gennaio 2018
Da oggi a Catania esperti e comunità d'accoglienza a confronto su una situazione sempre più drammatica
Minori soli in strada bevono alcol a Milano (Ansa)

Minori soli in strada bevono alcol a Milano (Ansa)

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Una grande rete per i minori che vivono nelle comunità, per bambini e ragazzi immigrati non accompagnati, per i figli di famiglie fragili in condizioni di povertà che non dispongono degli aiuti essenziali per crescere. Una grande rete solidale nello spirito ma professionale nelle capacità di intervento, nelle competenze e nella progettualità ancorata da una parte all’impegno delle varie comunità di tipo familiare, dall’altra alle istituzioni assistenziali, a quelle del welfare, al privato-sociale. E dietro ci sono Comuni e Regioni agevolati da una legislazione più agile e più efficace, adeguata a una realtà in rapido cambiamento. E poi, a saldare un patto educativo da cui nessuna realtà sociale può sentirsi esclusa, la famiglia e la scuola.

Ecco il grande progetto che nascerà in questi giorni a Catania su sollecitazione dell’Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) che conta circa un migliaio di realtà aderenti tra cui almeno 150 impegnate con i minori in difficoltà. Non sarà solo un convegno di studi alla presenza di circa 400 esperti e addetti ai lavori quello che prende il via oggi all’Università catanese ('Bambini e ragazzi quale futuro? Tra responsabilità e nuovi modelli genitoriali per la famiglia e per la comunità') ma soprattutto un grido d’allarme per le condizioni di una sempre più larga fetta di giovani e giovanissimi che vivono nel nostro Paese.

In una condizione di drammatica denatalità, alla luce di una situazione economica in cui si avvertono solo timidissimi segnali di ripresa, in un quadro di crescente disgregazione familiare, possiamo permetterci di trascurare le condizioni di tanti minori? «La rete a cui pensiamo – spiega Franco Massi, presidente Uneba – punta a creare un percorso di ricerca e di azione non solo tra i nostri associati ma anche tra tutte le realtà che condivideranno questo progetto. Si tratta di mettere a punto una strategia comune, di coordinare gli interventi e di lavorare per arrivare condizioni uniformi di interventi tra le varie Regioni».

La fragilità delle famiglie

Povertà economica, disagio educativo, episodi di violenza. I drammatici episodi di cronaca di questi giorni confermano il legame drammatico tra emergenze familiari e teppismo criminale giovanile. Una situazione cui occorre uscire investendo in prevenzione giovanile. Il nostro Paese riserva a questo obiettivo un terzo di quanto fanno Francia e Germania. «Favorire la crescita e lo sviluppo dei nostri ragazzi in sistemi sociali meno turbolenti e più equilibrati – riprende il presidente Uneba – non è un costo ma un investimento ». Si calcola che oggi in Italia siano almeno un milione i minori che, pur vivendo in famiglia, soffrono per condizioni di precarietà economica ed educativa. In questo caso l’intervento delle associazioni va indirizzato verso un duplice obiettivo, il sostegno al minore ma anche il supporto alla famiglia che non ce la fa. «La teoria ecologica – osserva ancora Massi – ci indica come il cambiamento dell’ambiente di vita e il lavoro delle istituzioni sul territorio influenzano in modo evidente la crescita dei giovani. Dobbiamo incidere in quel contesto con il concorso di tutti, dalla famiglia alla scuola, dalle realtà associative ai centri di aggregazione. Ecco perché la rete è importante ».

Le nuove emergenze

Quando si parla di minori stranieri non accompagnati, si ignora che questi ragazzi non sono afflitti solo da bisogni materiali, ma sempre più spesso anche da disturbi del neuro sviluppo. La segnalazione arriva da tante comunità che chiedono aiuti e risorse per un intervento non casuale. Lo stesso allarme riguarda situazioni di disabilità, giovani che concludono il percorso riabilitativo nell’ambito penale, neomaggiorenni che devono abbandonare le comunità dopo il compimento dei 18 anni. Una varietà di emergenze che richiedono competenze e disponibilità a condividere esperienze e informazioni a 360 gradi. «Una rete, appunto – conclude il presidente Uneba – o ci mettiamo insieme, o questa generazione di giovanissimi sempre più fragili finirà per sfuggirci di mano».

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