martedì 17 novembre 2020
Di fronte alla frammentazione e alle strumentalizzazioni politiche ecco il forte intervento del presidente della Repubblica
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - Ufficio stampa Quirinale / LaPresse

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Ora c’è una lettera formale con cui le Regioni "contestano" i 21 parametri in base ai quali il ministero della Salute assegna le "fasce" anti-Covid. L’ennesima saga di uno scontro senza fine, che mette in discussione un meccanismo applicato da meno di 15 giorni. E che danno ancora più valore alle parole pronunciate da Sergio Mattarella all’Anci, all’assemblea (on-line) dei sindaci. L’ennesimo richiamo all’unità: «Questo virus tende a dividerci – dice amaramente il capo dello Stato –. Tra fasce di età più o meno esposte ai rischi più gravi, tra categorie sociali più o meno colpite dalle conseguenze economiche, tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie, talvolta impopolari».

Una tendenza alla frammentazione che si affronta ricorrendo «al nostro senso di responsabilità, per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione. Anche con osservazioni critiche, ma senza disperderle in polemiche scomposte o nella rincorsa a illusori vantaggi di parte. La libertà – affonda il Colle – rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione». Un esempio debbono darlo proprio i Comuni, spiega Mattarella, che ora possono emanare ordinanze più attinenti al loro territorio assumendosi la propria parte di responsabilità.

Rischiano di essere parole non accolte dalle istituzioni, però. Tra 48 ore il Comitato tecnico-scientifico e la Cabina di regia torneranno ad analizzare i dati settimanali e sulla base delle loro indicazioni il ministro Speranza emanerà una nuova ordinanza. Stavolta l’attenzione non è solo a chi dalle fasce gialla o arancione può finire in rossa, ma anche a chi, passati 15 giorni di "regime duro", potrebbe godere di un alleggerimento regionale o per singole province. Se lo aspetta, in particolare, la Lombardia. Ma la decisione spetta agli scienziati, all’algoritmo e, a cascata, a Speranza. Il quale è irremovibile - insieme a Boccia - sull’idea per cui gli alleggerimenti (anche provinciali) debbono avvenire sulla base dei dati, e non con valutazioni politiche. In Lombardia, indiziata per un ritorno in fascia gialla è soprattutto Bergamo. E a sera il ministro ripete in tv che i dati di giornata indicano una situazione ancora «seria, che non può essere sottovalutata».

E allora, dato che l’algoritmo resta il perno di questa fase, le Regioni provano a ri-orientarlo. Chiedendo, in sostanza, la riduzione dei parametri da 21 a 5: rapporto positivi/tamponi, Rt, tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica, numero e tipologia di figure professionali dedicate al contact tracing, con la richiesta - per quest’ultimo punto - di «adeguate risorse». Speranza, però, resta fermo: sono «i 21 parametri» insieme all’Rt a «determinare quali misure attuare». E l’Istituto superiore di Sanità difende l’impianto sottolineando che i dati «sono sempre aggiornati».

L’altra richiesta delle Regioni riguarda la «definizione di caso confermato» e prevede che in presenza di un test antigenico rapido positivo non sia più necessaria la conferma con il tampone molecolare per far scattare «con tempestività tutte le azioni di sanità pubblica necessaria». Il test molecolare resterebbe riservato «ai soggetti per cui si renda necessario per finalità cliniche o terapeutiche».

Qualcosa il governo potrebbe concedere, ma non entro venerdì. In particolare, potrebbe essere discussa dopodomani la possibilità di dare meno peso all’Rt (il dato più contestato dalle Regioni perché non fotograferebbe la situazione del momento) e più peso ai parametri indicati dai governatori.
Venerdì dunque non cambierà nulla dal punto di vista della definizione delle fasce, mentre i nuovi dati serviranno a dire se le prime 7 Regioni per cui sono scattate le misure - le "rosse" Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria, e le "arancioni" Puglia e Sicilia - cambieranno zona, in parte o in tutto. Per le altre bisognerà invece aspettare il monitoraggio del 27 e se alcune delle Regioni attualmente in zona gialla cambieranno colore la rivalutazione non avverrà prima del nuovo Dpcm, il 3 dicembre.

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