lunedì 11 settembre 2017
Mai emigrato, ma per l’Italia è un immigrato irregolare e dovrebbe andarsene. Lui ignora l'espulsione, ma senza carte non può neanche trovare un lavoro
Luca Teves, la beffa d'esser nato in Italia ed esser bollato a 18 anni come immigrato irregolare

Luca Teves, la beffa d'esser nato in Italia ed esser bollato a 18 anni come immigrato irregolare

Luca Neves ci tiene subito a precisare un punto: «Io non sono mai emigrato, sono nato all’ospedale Regina Elena nel 1988 e ho sempre vissuto in Italia. Roma è anche la città in cui sono sepolti mia madre e mio fratello, morti anni fa, e dove abita mio padre, ormai un pensionato. Lui sì, è emigrato: da Capo Verde, negli anni Sessanta». Non solo il suo Paese - l’Italia, a Capo Verde invece è stato solo una volta - gli nega la cittadinanza, ma quattro anni fa gli ha dato anche un foglio di via, con l’intimazione a lasciare lo Stivale entro venti giorni. Da piccolo, il suo mondo era tutto Trigoria, dove il padre lavorava in un maneggio: «Giocavo nei pulcini della Roma, incontravamo spesso Totti e Aldair, De Rossi qualche volta ha anche riaccompagnato a casa me e mia madre con le borse della spesa».

Dopo aver frequentato la scuola dall’asilo alle superiori, Luca aveva chiesto la cittadinanza ma è stata rifiutata: troppo tardi, era già diciannovenne, per la legge sarebbe dovuto andare a 18 anni. Con la famiglia segnata dalle malattie e dai lutti, Luca non ha trovato un lavoro in regola che gli garantisse il rinnovo del permesso di soggiorno. Così, lui che di migrazioni non ne aveva fatta mai una, è diventato per la legge un immigrato irregolare. Luca ha ignorato l’espulsione, ma non può fare la patente, non può andare in concerto fuori dall’Italia. Ora sta provando a "tornare regolare" nella sua nazione; nella Capitale è un rapper di successo, che mischia la musica capoverdiana con quella italiana, e lavora come cuoco.

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