giovedì 23 febbraio 2017
Orfini propone di mettere la fiducia al Senato. Il no di Ncd
Lo «ius soli» divide la maggioranza: no di Ncd alla fiducia

Il tema è scottante. Tanto che basta un sasso lanciato in un’intervista dal presidente del Pd, Matteo Orfini, a riaccendere il dibattito sul cosiddetto ius soli. Il punto di partenza è che il provvedimento sulla cittadinanza degli stranieri in Italia «è incomprensibilmente bloccato al Senato», fa notare il reggente del Partito democratico, che tracciando le priorità per il futuro sottolinea: «Un governo forte e autorevole come il nostro, di fronte a italiani lasciati senza diritti, può pensare ad aiutare l’approvazione con la fiducia».

E da qui si apre un vero e proprio caso politico, con le opposizioni che si scagliano contro Orfini perché non avrebbe titolo d’invocare la fiducia. Ma anche all’interno delle maggioranza di governo – i cui contrasti sul tema avevano portato il provvedimento ad arenarsi da mesi a Palazzo Madama – lo slancio posto dal Pd sullo ius soli (seppure temperato da almeno un ciclo di studi compiuto in Italia) non piace proprio, con i centristi di Alfano che non lo considerano una priorità e giudicano la scelta come una provocazione per far cadere il governo. Sta di fatto che dopo 450 giorni dall’approvazione da parte della Camera, il testo «è finalmente calendarizzato al Senato». Perciò quando «arrivano le scelte di civiltà», ricorda il presidente della commissione Affari sociali di Montecitorio, Mario Ma- razziti (Des-Cd), non si possono fare aspettare, «o si passa dall’altra parte, quella dell’inciviltà».

Così a chi appone la giustificazione che ci sono temi più importanti, il deputato replica che il voto di fiducia e le forzature non servono «se Ap mantiene i suoi impegni e non va dietro alla Lega e ai popu-listi ». A scagliarsi con toni forti, invocando «barricate per bloccare il Parlamento», infatti, proprio il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, che su Facebook parla di «pazzi pericolosi». Mentre Giorgia Meloni chiede al premier di chiarire se considera lo ius soli «davvero una priorità». Sul piede di guerra anche il resto delle opposizioni con il senatore Maurizio Gasparri (Fi), che ricorda ad Orfini di «non avere l’autorità per imporre l’agenda al Parlamento, né tanto meno al governo». Lo ius soli è fermo al Senato «e lì morirà – tuona– la cittadinanza facile per gli immigrati non sarà mai legge».

Ad essere contrari, tuttavia, sono anche gli stessi gruppi parlamentari che sostengono l’esecutivo. La fiducia «la decide il Consiglio dei ministri» dopo un confronto, ricorda la presidente dei senatori di Centristi per l’Europa, Laura Bianconi; un dibattito che deve essere «ancor più approfondito se si tratta di provvedimenti delicati». Perciò la parlamentare invita Orfini ad «evitare forzature e fughe in avanti su provvedimenti delicati, che rischierebbero soltanto di produrre tensioni sulla maggioranza di governo». E risponde poi a Mario Marazziti, invitandolo a «preoccuparsi dei provvedimenti all’ordine del giorno della sua commissione ». Ancora più diretto il capogruppo di Ap-Ncd alla Camera, Maurizio Lupi, che al reggente del Pd lancia un messaggio inequivocabile: «Si guardi allo specchio e se li voti lui certi provvedimenti a suo avviso prioritari». La legislatura non è un monocolore Pd, precisa ancora, «si faccia i conti al proprio interno e non pensi di avere degli zerbini ».

Ai compagni di governo ribatte a sera lo stesso presidente del Pd: «Ricordo loro che alla Camera lo hanno votato». La linea di Orfini viene sposata invece da molti parlamentati democratici. Per il deputato Khalid Chaouki la sua posizione è «ottima», perciò bisogna accelerare. E sulle polemiche «becere e strumentali » di Salvini dice che «odorano di fascismo». Anche per il collega di partito, Edoardo Patriarca la fiducia sullo ius soli «ci starebbe tutta» e si chiede perché «la destra si scandalizza», visto che «gli italiani sono favorevoli a uno ius soli temperato, proprio quello che stiamo introducendo».

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