giovedì 15 novembre 2012
COMMENTA E CONDIVIDI
​Chi non lo conosce, lo considera ancora un settore marginale, stretto tra Stato e mercato e destinato sine die a rimanere una nicchia. In realtà oggi il non profit o Terzo settore è, né più né meno, una delle «dorsali strategiche» – come già anni fa lo definì lo stesso presidente Ciampi – che permettono al Paese di tenere botta sotto i colpi della crisi: pilastro per un sistema di welfare sempre più a corto di risorse, puntello per una coesione sociale che la difficile situazione economica sta mettendo più che a dura prova.Le organizzazioni non profit (onp) censite dall’Istat nel 2001 erano 235mila. Ma il nuovo censimento appena avviato dall’ente statistico nazionale, i cui risultati verranno resi noti nel 2013, con ogni probabilità è destinato a rivedere molto al rialzo questa cifra, forse addirittura a raddoppiarla: le onp coinvolte nella rilevazione, infatti, sono quasi 475mila. Le rilevazioni pre-censuarie hanno inoltre mostrato come la larghissima maggioranza di queste organizzazioni, che per il 14% hanno sede in Lombardia, regione leader in ambito nazionale davanti a Lazio e Veneto, sia costituita da associazioni (79%). A seguire le cooperative sociali (4%), le organizzazioni di volontariato (3,1%) e le istituzioni di rappresentanza (3%).Numeri non meno importanti quelli che riguardano l’occupazione nel settore. A oggi si calcola che nel non profit siano occupate 750mila persone (erano meno di 500mila nel 2001), quotidianamente supportate da un vero e proprio esercito di circa 5 milioni di volontari. Il segmento più produttivo del non profit, poi – vale a dire le imprese sociali e le cooperative sociali in particolare (nel 2001 l’Istat ne contò 7.500, oggi si stima che le imprese sociali possano arrivare a due-tre volte tanto) – si è distinto in questi anni per la sua resilienza (ossia il saper resistere alle aggressioni senza spezzarsi) di fronte alla crisi, cioè per la capacità di tutelare i rapporti occupazionali, se non di incrementarli, anche per quanto concerne figure professionali cosiddette high skill (altamente qualificate), che negli ultimi due anni hanno contato per oltre il 30% delle assunzioni. Il solo Consorzio Cgm, la più grande rete (un migliaio) di cooperative sociali in Italia, nel 2011 ha visto crescere i suoi operatori del 4,9%. Mentre secondo l’Osservatorio Isnet sulle imprese sociali (un migliaio quelle monitorate), dal 2008 quasi la metà di esse (45,3%) ha aumentato il personale.A impressionare è anche il bacino d’utenza del non profit: il numero di cittadini che mediamente fruiscono dei servizi erogati da onp è intorno ai 50 milioni, come dire che praticamente ogni famiglia in Italia, o quasi, ha un’esperienza diretta delle realtà del Terzo settore.Quanto alla rilevanza economica, una recente ricerca di Unicredit Foundation ha calcolato in 67 miliardi di euro (il 4-5% del Pil) il valore economico del non profit, che nel 2001 l’Istat valutava in 38 miliardi di euro. La valorizzazione economica del solo lavoro dei volontari è quantificata in 8 miliardi di euro. È stato anche calcolato che per ogni euro speso per i volontari, si ottiene un ritorno economico di 12 euro: quando si dice investimenti ad alto rendimento.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: