sabato 20 luglio 2013
Il ministro Gianpiero D'Alia si dice favorevole all'ipotesi di una candidatura. «Mi impegno a parlarne con il presidente Letta. Sarebbe il giusto riconoscimento alla generosità della gente dell'isola.
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Tra i siciliani a Palazzo Chigi (oltre ad Angelino Alfano e Carlo Trigilia), il ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D’Alia, messinese. D’Alia è figlio d’arte: suo padre Salvatore, è stato deputato in più legislature. Si dice favorevole all’ipotesi di una candidatura dell’isola di Lampedusa a Premio Nobel per la pace, e non soltanto come siciliano. Come ministro, si impegna a prospettare questa ipotesi al presidente del Consiglio, Enrico Letta. Il ministro D’Alia risponde alle nostre domande spiegandoci perché sposa questa candidatura.Ministro, il governo sarebbe disponibile ad avanzare la candidatura dell’isola di Lampedusa e dei suoi abitanti a Oslo per il riconoscimento del Nobel per la pace a nome di tutto il Paese? Mi consulterò con il presidente del Consiglio e con i ministri. L’iniziativa va presa in maniera collegiale, ma credo possa trovare l’apprezzamento di tutti.Lei si impegnerebbe in Consiglio dei ministri per caldeggiare questa ipotesi?Certamente. Credo sarebbe il giusto riconoscimento alla gente dell’isola, che in tanti anni si è fatta carico di migliaia di persone disperate in cerca di una condizione di vita più degna. Tutto il mondo ormai conosce lo spirito di fratellanza e la solidarietà dei lampedusani. Qualità degne di un premio Nobel.Pensa che in Parlamento questa candidatura possa avere il consenso di tutti? E lei sarebbe disponibile a iniziative trasversali necessarie per sostenerla?Il Parlamento dovrebbe diventare il primo sponsor di Lampedusa candidata al premio Nobel. Credo ci sarebbe certamente una larga convergenza. Da siciliano, poi, sento con ancora maggiore convinzione la responsabilità di dover sostenere e promuovere ogni iniziativa in questo senso.Papa Francesco nel suo recente viaggio nell’isola ha indicato a tutti l’accoglienza come un dovere dell’uomo. Ritiene che il nostro Paese abbia fatto o stia facendo abbastanza per gli immigrati?La visita del Santo Padre a Lampedusa è stata un evento straordinario, destinato a rimanere nella storia per la profondità dei gesti e delle parole che ha pronunciato. Papa Francesco ha scosso le coscienze di tutti mettendoci davanti a interrogativi profondi. Credo che l’Italia debba ribadire la sua consolidata tradizione di accoglienza e di solidarietà. Si può fare ancora tanto a livello di norme e di regolamentazione per promuovere l’integrazione degli immigrati che arrivano in Italia, dopo anni in cui troppo spesso il dibattito è stato condizionato da demagogia e populismi.Si è sempre detto che l’immigrazione è un fenomeno europeo, ritiene che l’Europa abbia svolto o stia svolgendo un ruolo importante?Lampedusa, e più in generale l’Italia, sono la porta d’ingresso dell’Europa per gli immigrati che arrivano dall’Africa. La nostra non è una condizione facile: siamo noi, infatti, a sostenere l’impatto più pesante e diretto delle ondate migratorie. Quello dell’immigrazione è però un problema strutturalmente europeo. L’Italia fa del suo meglio, ma ha bisogno di un più deciso appoggio dell’Unione Europea e della collaborazione di tutte le nazioni, anche quelle di provenienza degli immigrati. Per questo sono convinto che una buona politica di cooperazione possa fare meglio di tante leggi sull’immigrazione.
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