venerdì 4 ottobre 2013
​Il Nobel per la pace ai lampedusani: una campagna lanciata da Avvenire già nel 2011, sostenuta sulle colonne del quotidiano da personaggi della cultura, dello spettacolo e della politica, già ufficializzata a Oslo e oggi approdata con più forza all'attenzione dopo la strage di migranti nel mare davanti all'isola.
Da Beppe Fiorello a Baglioni, da Finocchiaro a Schifani, ecco i "sì"
Un’isola da Nobel: quante volte lo abbiamo scritto, su queste pagine. Le porte aperte, le braccia offerte all’aiuto, i sorrisi e l’accoglienza anche quando sull’isola non c’era quasi più spazio nemmeno per loro, che ci abitano. Eccoli, i lampedusani per cui Avvenire da mesi, anni ormai, invoca il premio Nobel per la pace, e per cui ieri s’è mobilitato anche il governo con il ministro dell’Interno Alfano, e molti altri. «La gente di Lampedusa ha saputo prendere in mano la situazione», offrendo un esempio di «accoglienza e solidarietà nonostante i continui sbarchi sull’isola». Le parole con cui l’Associazione della stampa estera svedese ha candidato ufficialmente l’isola al Nobel per la Pace, lo scorso 26 luglio, andrebbero riscritte oggi. E a quel fascicolo spedito ad Oslo, carico di testimonianze e di storie commoventi, forse andrebbero aggiunte quelle dei pescatori che hanno salvato decine di vite, l’altra mattina, quelle dei volontari che hanno affrontato l’inferno di fuoco e cadaveri, quelle dei commercianti e dei ristoratori che hanno offerto cibo e acqua, senza sosta.«I fatti di questi giorni sono la continuazione di una storia di accoglienza faticosa, complicata, un po’ contraddittoria e umanamente generosa come tutte le storie vere – scriveva il direttore, Marco Tarquinio, il 30 marzo 2011, rispondendo a una lettrice sull’ennesimo sbarco finito in tragedia – che si sta scrivendo da anni sulle coste, sui moli e tra le case di Lampedusa. Quello ai cittadini dell’isola sarebbe, perciò, certamente un Premio Nobel per la Pace giustificato. Un Nobel “comunitario”, eloquente, emblematico e altamente educativo». Avvenire, a quella proposta, ha creduto fin dall’inizio e poi ancora, a partire dalla visita del Papa dello scorso 8 luglio, con una campagna dedicata. Sul tema, nel corso delle settimane, si sono espresse favorevolmente personalità della politica, della cultura e dello spettacolo tra cui i senatori Renato Schifani (Pdl) e Anna Finocchiaro (Pd), il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega), il presidente del Senato Pietro Grasso (Pd), il Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, il cantautore Claudio Baglioni (che già a partire dal 2009 si era reso promotore di un’iniziativa analoga), l’artista Mimmo Paladino, l’attore Giuseppe Fiorello, il regista Emanuele Crialese. Tutti d’accordo sull’esempio straordinario offerto da questa gente semplice, che mai ha respinto i disperati del mare, che sempre ha accolto, sorriso, aiutato.A fine luglio la bella notizia: la candidatura ufficiale, arrivata grazie all’impegno dell’organismo che riunisce i corrispondenti accreditati presso il Ministero degli Esteri svedese (Profoca), che alla documentazione presentata ha allegato anche i numerosi articoli pubblicati sul nostro giornale. Ieri, a proporre una candidatura al Nobel  – che, lo ribadiamo, è già stata ufficializzata – è stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Occorre un grande segnale per tutto il mondo e per Lampedusa – ha detto –. Per questo candideremo Lampedusa al premio Nobel per la pace e speriamo che a questa richiesta si aggiunga l’intera Europa». Un impegno cui si sono uniti anche il Corriere della Sera, l’Espresso (con una raccolta firme) e numerosi parlamentari.Tutto comunque è già nelle mani di Oslo. Che sarà chiamato a decidere nelle prossime settimane. I membri del direttivo della Profoca sono ottimisti: pare che la proposta sia stata presa in seria considerazione visto che «nessun’altra organizzazione o personalità internazionale sarebbe al momento più meritevole della popolazione di Lampedusa», ha sottolineato la presidente dei corrispondenti dall’estero, la cinese Xuefei Chen. Gli altri membri del Consiglio direttivo hanno sottolineato che il riconoscimento avrebbe anche l’importantissimo merito di spronare altre nazioni «ad apprendere la lezione di misericordia, solidarietà e altruismo» impartita da una popolazione che, pur non essendo annoverata tra i «ricchi», ha salvato da sicura morte migliaia di profughi con i mezzi e il calore umano offerti spontaneamente da praticamente ogni cittadino. Proprio come accade di nuovo ora, dopo l’inferno di fuoco e di morte più orribile che mai.
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