mercoledì 20 settembre 2017
Ma Ap insiste: no alla blindatura del testo, forzatura inutile. La partita sarà giocata a viso aperto solo dopo l’ok alla manovra
Ius culturae, il Pd vuole la fiducia «Non c'è tempo per modifiche»

Occhi puntati sulla direzione di Ap della prossima settimana. Sarà lì che si giocherà la sorte della legge per lo ius culturae, ferma al Senato per i veti dei centristi, che non vogliono la fiducia. Piuttosto gli uomini di Alfano, divisi sulla opportunità di sostenere il diritto di cittadinanza per i bambini figli di immigrati regolari che frequentano le scuole italiane, sarebbero disposti a rimettere mano al testo votato alla Camera due anni fa. Ma allo stato non risultano trattative in corso nella maggioranza. «Su una legge così importante non si può fare una forzatura inutile come l’introduzione della fiducia – ripete il capogruppo centrista Maurizio Lupi – , a meno di non voler trasformare, a fine legislatura, il Senato in un’arena facendo di un importante provvedimento una bandierina politica che le varie tifoserie possono sventolare in campagna elettorale».

Insomma, i centristi restano contrari a blindare il testo, nonostante le migliaia di emendamenti, dice: «Noi non ci stiamo e ribadiamo che i ministri di Ap non voteranno la fiducia e che chiediamo modifiche importanti al Senato affinché si arrivi a uno ius culturae che è cosa ben diversa dallo ius soli ». Per il Pd, però, è esattamente questa la ratio della legge. Se poi Ap vorrà proporre modifiche, i dem sono disposti a valutarle. Ma l’obiezione è esattamente la stessa, da un punto di vista opposto, di quella manifestata da Lupi. In sostanza, spiegano a Largo del Nazareno, fino al 4 ottobre si va avanti senza creare incidenti di percorso, per arrivare al voto della variazione di Bilancio, e assicurarsi i 161 voti necessari in uno spirito costruttivo.

In questo quadro, fanno notare fonti dem, non è opportuno riaprire il capitolo dello ius solitemperato, «già abbondantemente dibattuto e approvato anche con il consenso dei centristi ». Se però questo fosse il prezzo da pagare per portare la legge al traguardo, non si escludono trattative, ma la procedura sarebbe tutt’altro che semplice. Si tratterebbe di inserire le modifiche frutto di un eventuale nuovo accordo in un maxiemendamento, da votare sempre con la fiducia, per poi riportare il testo emendato alla Camera e farlo varare in tempi stretti. Il che comporterebbe senza alcun dubbio un inasprimento del clima e sarebbe fonte di tensioni che non gioverebbero ai partiti di maggioranza.

Con il centrodestra che continua a strumentalizzare l’argomento per cavalcare i timori degli italiani, sarebbe «un autogol», dicono nel Pd. Dopo la direzione di Ap del 26, però, il partito di Alfano potrebbe registrare nuove defezioni. Un problema non marginale, considerando i numeri risicati della maggioranza al completo a Palazzo Madama. E però i dem non temono il voto, se il testo verrà portato in aula e blindato nella versione attuale. Si conta, infatti, su un consenso sia pure non ampio, ma trasversale, che vede a favore del testo anche esponenti di partiti dell’opposizione.

Con il Pd, comunque, voterebbe la sinistra ricompattata da Pisapia. Anzi, l’ex sindaco di Milano punta allo ius culturae per allacciare il rapporto con il Pd, a dimostrazione di avere più punti in comune rispetto ad Ap. Resta la battaglia senza quartiere di Lega e Fdi. «Con l’attuale legge l’Italia concede molte più cittadinanze di tutti gli altri Paesi Ue – dice il leader della Lega Matteo Salvini –. Impegnare il Parlamento su una legge che non serve è una follia. Chiameremo in piazza gli italiani con una firmetta».

E tra gli argomenti, anche i risultati di un sondaggio di Ipr marketing in base al quale ci sarebbe una percentuale di immigrati (il 30 per cento dei musulmani residenti) che non hanno intenzione di integrarsi. Ma su questi dati, spiegano ancora nel Pd, ci sono diverse motivazioni non omologabili, come per quei Paesi che non ammettono la doppia cittadinanza e fanno decadere automaticamente quella di origine. Quanto alla diffusione di paure, spiega il portavoce del Pd Matteo Richetti, «credo che ci sia una profonda relazione tra ius soli e sicurezza. Perché è uno strumento che costruisce integrazione, e quindi un antidoto all’insicurezza».

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