venerdì 21 maggio 2021
Al Global Health Summit Draghi e Von der Leyen: nostro dovere proteggere i Paesi poveri. Gli esperti: siamo entrati nell'età delle pandemie. La conclusione con la Dichiarazione di Roma
La presidente della Commissione Ue Von der Leyen con il premier Mario Draghi

La presidente della Commissione Ue Von der Leyen con il premier Mario Draghi - Ansa

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Più vaccini, vaccini per tutti e al più presto, perché «nessuno è al sicuro se non lo saremo tutti». E per farlo servirà non solo aumentare la produzione di sieri anti Covid-19, ma fare in modo che siano distribuiti in maniera più equa, soprattutto nei Paesi più poveri. Il mondo infatti ha davanti una doppia sfida: far finire la pandemia che stiamo vivendo imparando dalla "lezione" dell’ultimo anno e farsi trovare pronto per affrontare le sfide sanitarie del futuro con una strategia globale e solidale. Perché «la salute è un diritto di tutti, non un privilegio di pochi», è il ragionamento dei grandi del mondo.

Mette basi solide la volontà di lavorare insieme per prevenire altre pandemia il Global Health Summit, voluto a Villa Pamphilj dalla presidenza del G20 in collaborazione con la Commissione Ue. Ed è proprio dal rafforzamento del ruolo dell’Europa nel contrasto al virus che parte la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, annunciando che «come Europa daremo 100 milioni di dosi di vaccini ai Paesi a basso-medio reddito entro la fine del 2021» all’interno del programma Covax, perché l’obiettivo è «vaccinare tutti al più presto». Non farlo, ricorda l’Oms, sarebbe «il fallimento dell’umanità». Dalla presidente della Commissione poi è arrivato un grazie agli operatori sanitari «che hanno lavorato senza sosta, salvato vite e che si sono impegnati anche quando non c’era più niente da fare». Occorre fare in modo, la conclusione, che questa «sia l’ultima pandemia globale», e soprattutto l’ultima che «ci prende alla sprovvista».

In particolar modo ha preso maggiormente in contropiede, causando più vittime, i Paesi con infrastrutture sanitaria più deboli. Così dall’Ue è giunta l’iniziativa di portare la produzione di vaccini in Africa, soprattutto quelli a tecnologia m-Rna, investendo un miliardo di euro. Ed ecco anche perché l’altro padrone di casa, il premier Mario Draghi, ha sottolineato che «la nostra priorità deve essere quella di garantire che tutti noi superiamo quella attuale insieme. Dobbiamo vaccinare il mondo e farlo velocemente», assicurando le dosi ai Paesi più poveri e aggiungendo che «la crisi globale non è finita, dobbiamo agire in fretta». Facendo ognuno la propria parte. Dal canto suo l’Italia, ha annunciato Draghi, «intende aumentare in modo significativo il suo contributo a Covax e incrementarlo di almeno 300 milioni di euro», in aggiunta a «15 milioni di dosi di vaccini». Inoltre si lavorerà perché gli impegni e i principi della "Dichiarazione di Roma" vengano rispettati, «magari in futuro potremmo aver bisogno di un trattato sulla salute globale».

Ma ad oggi si punta sulla sensibilità dei singoli, a cominciare dalla case farmaceutiche (Pfizer-Biontech, Moderna e Johnson & Johnson) che hanno annunciato che forniranno circa 3,5 miliardi di dosi di vaccino a prezzo di costo o comunque ridotto ai Paesi a medio e basso reddito nel periodo 2021-22 (ma se si considera la quota di 1,3 miliardi di quest’anno corrispondono a poco più di un decimo del necessario). Un impegno che si affiancherà a quello dei singoli Paesi, come la Cina che donerà «altri 3 miliardi di dollari in aiuti per i prossimi 3 anni nei Paesi in via di sviluppo» o la Germania e la Francia che doneranno «altre 30 milioni di dosi a Covax», o gli Usa che «continueranno a donare la dosi in eccesso».

Adesso il nodo centrale, tuttavia, restano i vaccini e l’aumento della loro produzione. Dal G20 è arrivato un accordo al ribasso, privilegiando la strada delle «licenze volontarie», sostenute in particolar modo dalla Germania, anche se da più parti – a partire da Francia, Spagna e Italia favorevole ad una «sospensione temporanea dei brevetti» – è arrivata appunto la richiesta di liberalizzare completamente tecnologia e know how sui sieri. E a giugno l’Ue farà anche una sua proposta all’Organizzazione mondiale del commercio.

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Cos'è il Global Health Summit

È un evento speciale della presidenza G20, organizzato dall’Italia in partnership con la Commissione Europea, a cui hanno preso parte circa 20 capi di Stato, live o attraverso un video messaggio, le maggiori organizzazioni internazionali, esponenti della comunità scientifica come il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, e i principali attori mondiali in tema di salute. Fra gli oratori, infatti, ci sono Bill Gates, Mario Monti in qualità di presidente della Commissione paneuropea sulla salute e lo sviluppo sostenibile, Hung Evans co-fondatore del Global Citizen, i vertici Ue tra cui il commissario per la Salute Stella Kyriakides e il commissario per l’Economia Paolo Gentiloni, come pure il presidente dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, organizzazione che nelle conclusioni finali viene riconosciuto come «centrale». L’evento è iniziato alle 12 con il pre-summit e si è concluso alle 18 con le conclusioni del presidente del Consiglio Mario Draghi e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e la firma della dichiarazione di Roma.

Il documento finale

Multilateralismo, legame tra salute della persona e salute del pianeta e un compromesso, prudente, sui brevetti dei vaccini. I binari della Dichiarazione di Roma del Global Health Summit presieduto dall'Italia e dalla Commissione Ue sono sostanzialmente questi. Con una visione di breve periodo - il superamento dell'emergenza Covid - ma anche di lungo termine: "Prioritaria è la messa in campo di misure adeguate per la salute pubblica, assieme al ritorno a una crescita forte, sostenibile, bilanciata ed inclusiva", si legge nella premessa del documento, che si compone di cinque pagine e sedici principi per "un orientamento volontario" della lotta globale al Covid.

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È il nodo dei brevetti quello, forse, a cui gli sherpa hanno lavorato più a lungo. Nella premessa il documento sottolinea che la diplomazia dei brevetti per favorire la capacità produttiva e distributiva globale dei sieri va inquadrata sotto l'egida dell'Accordo Trips del 1994 e della Dichiarazione di Doha del 2001. Nel testo si prevede "la promozione di strumenti quali le intese sulle licenze volontarie della proprietà intellettuale, trasferimenti volontari di tecnologie know-how e unioni dei brevetti sulla base di termini mutualmente concordati". Concetti che vengono ripresi anche nel punto 7 della Dichiarazione dove si spiega che i firmatari si impegnano a "sfruttare le sinergie e mettere a frutto le competenze delle organizzazioni e delle piattaforme pertinenti per facilitare la condivisione dei dati, lo sviluppo di capacità, gli accordi di licenza".

L'impegno trasversale alla Dichiarazione è quello di una "risposta coordinata, resiliente, per una ripresa inclusiva" dal Covid. I firmatari si impegnano inoltre "alla condivisione rapida e sicura dei dati nelle emergenze". Il testo evidenzia che gli effetti "diretti e indiretti della pandemia sono stati sproporzionati per i Paesi più vulnerabili". Per questo l'impegno è considerare l'immunizzazione dal Covid "come bene pubblico globale", migliorando e incrementando il programma Covax.

Oxfam: solo dichiarazioni di principio

“Dai leader del G20, che si sono riuniti oggi per il Global Health Summit di Roma, solo dichiarazioni di principio e qualche timido passo avanti, ma nessuna vera lezione appresa dagli errori commessi fino ad ora, che stanno costando tantissime vite e hanno portato ad una drammatica disuguaglianza nell’accesso ai vaccini”. Così Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency, a commento della Dichiarazione di Roma. “Sebbene il summit abbia riconosciuto come centrale il tema dell’aumento della produzione dei vaccini Covid ancora una volta gli strumenti prioritari con cui si pensa di raggiungere questo obiettivo si basano sulla volontarietà delle aziende farmaceutiche. – aggiungono Albiani e Miccio – Il sistema delle licenze volontarie e l’adesione al sistema proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il trasferimento di tecnologie e know-how (C-TAP), anch’esso su base volontaria, non ha risolto il problema e non farà che perpetuare la disuguaglianza di accesso ai vaccini. Con i paesi ricchi che procedono speditamente nelle campagne vaccinali e i paesi più poveri che ad oggi hanno vaccinato solo 0,2% della loro popolazione”. Oxfam e Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, rilanciano un appello urgente, chiedendo all’Italia di schierarsi senza esitazioni e ulteriori indugi a favore della sospensione dei brevetti dei vaccini Covid e della condivisione di tecnologie, promuovendo in seno all’UE e all’Organizzazione Mondiale del Commercio la proposta presentata da India e Sud Africa e sostenuta da più di 100 paesi membri dell’OMC, inclusi gli Stati Uniti.

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