mercoledì 1 luglio 2020
Pagava anche tre euro l'ora costringendo a lavorare tutta la settimana. Un giro d'affari di 6 milioni di euro. Coinvolti 222 lavoratori italiani e immigrati. I trucchi per coprire l'illegalità
Foggia, arrestato importante imprenditore per sfruttamento dei braccianti

Ansa

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Nei campi i braccianti italiani e immigrati erano trattati come schiavi. Per pochi euro l'ora, lavorando tutta la settimana. Mentre l'imprenditore aveva un giro d'affari di quasi sei milioni di euro. E faceva soldi anche coi falsi braccianti, mentre quelli veri si spezzavano la schiena sui campi. Questa mattina è finito agli arresti domiciliari, assieme al suo braccio destro. Mentre le sue cinque aziende agricole, estese quasi duemila ettari, sono state sequestrate. Si tratta di S.P., 78 anni, di Apricena, uno dei più grossi e noti imprenditori agricoli del Foggiano, e del suo collaboratore A.P., di 62 anni, incaricato di tenere i rapporti coi caporali. L'accusa è intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati, più tutta una serie di violazioni in materia di formazione dei lavoratori sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, nonché relative all’igiene del lavoro e di uso dei dispositivi di protezione individuali.

È l'ennesima importante operazione della Procura di Foggia, particolarmente attiva su questo fronte grazie anche una "task force anticaporalato" appositamente costituita da personale del Comando Provinciale Carabinieri e da militari del Nucleo ispettorato del lavoro di Foggia. Un vero e proprio pool voluto ed organizzato dalla Magistratura e dal Comando dell’Arma foggiani, che poco più di un mese fa aveva portato all'arresto di altri tre imprenditori. "Continuiamo a lavorare per cercare di portare legalità in un territorio e un settore molto compromessi, per contrastare così - in forma dedicata - il tanto diffuso quanto deprecabile fenomeno del "caporalato", ancora estremamente presente e radicato in Capitanata", ci spiega il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro.

E anche in questa inchiesta emergono condizioni di gravissimo sfruttamento. La manodopera, costituita da 222 lavoratori extracomunitari di diverse nazionalità (in prevalenza africane ed albanese), quasi tutti reclutati dai "ghetti" presenti in provincia, ma anche comunitari e italiani, "veniva impiegata nelle aziende agricole in condizioni di assoluto sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, in dispregio delle più basilari norme in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro". Venivano pagati tra 3,33 e 5,71 euro l'ora, "in totale violazione delle previsioni contenute nei contratti collettivi nazionali e territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali di settore". Costretti a lavorare tutti i giorni della settimana, tra 7 e 9 ore giornaliere, senza alcun giorno di riposo e con una pausa di circa 30 minuti per il pranzo, non sempre concessa, in assenza dei prescritti periodi di ferie e malattia.

Uno sfruttamento organizzatissimo, soprattutto per nascondere il lavoro nero e per intascare sgravi contributi. Il Gip sottolinea la "farraginosa modalità creata dall’imprenditore per garantire l'astratta corrispondenza tra quanto indicato in busta paga e quanto versato a titolo di retribuzione (che dunque prevedeva la restituzione in contanti del surplus da parte dei lavoratori), sia con riguardo alla compravendita delle giornate di lavoro, che fornisce all'imprenditore sgravi contributivi: la contestazione di un solo falso bracciante, infatti, comporta per l'azienda la restituzione di tutti gli sgravi di cui ha usufruito con riferimento al trimestre in cui è presente il lavoratore fittizio". Il "sistema" si basava infatti su più metodi fraudolenti, diversi se il bracciante era italiano o immigrato. Nel caso del lavoratore che aveva interesse a vedersi riconosciute, ai fini contributivi, le giornate lavorative effettivamente fatte, gli veniva versato un assegno o un bonifico che riconosceva il pagamento delle ore lavorate corrispondente alle previsioni normative, che il ricevente doveva poi però restituire in contanti per la parte eccedente gli accordi presi in precedenza sulla paga oraria. E questo caso riguardava tutti i lavoratori italiani. Nel caso degli immigrati, "i più bisognosi" e che non conoscono il diritto a vedersi riconosciute le giornate di lavoro, "il pagamento avveniva sempre in maniera tracciata, ma secondo la retribuzione pattuita in spregio alla normativa di settore, e l'azienda comunicava all'Inps non il numero di giornate effettivamente fatte, ma solamente quelle che andavano a far coincidere la somma elargita con le giornate che in teoria si sarebbero dovute svolgere per raggiungere quella somma".

In più, le indagini hanno permesso di accertare l'esistenza di falsi rapporti di lavoro, realizzati mediante la "compravendita di giornate lavorative", in virtù della quale l'azienda comunicava all'Inps l'assunzione e la messa al lavoro di braccianti che poi al lavoro non si presentavano proprio, col vantaggio reciproco di aumentare percentualmente la quota di "sgravio contributivo" a favore dell'azienda compiacente, e del riconoscimento delle indennità assistenziali a favore del lavoratore fittizio. Tra gennaio e luglio 2019, è stato accertato che le imprese riconducibili all'indagato hanno nel complesso avuto un tornaconto di poco meno di 650mila euro per le parziali retribuzioni, causando un danno all'Erario di oltre 280mila euro.

Un ruolo fondamentale in questo "sistema malato" era ricoperto dall’uomo di fiducia dell’imprenditore, tanto a lui legato da avere la disponibilità di una sua masseria. Era lui il tramite tra i lavoratori e l’imprenditore agricolo, oltre che collegamento con gli altri caporali della zona per reclutare la manodopera. Come per le altre operazioni della Procura, anche in questo caso "è stato ottenuto l'importante risultato della sottoposizione al controllo giudiziario delle cinque aziende agricole attraverso la nomina da parte del Gip di un amministratore giudiziario, con il compito quindi di attuare tutte le procedure per la regolarizzazione della corretta gestione aziendale, assicurando anche il pieno ed effettivo ripristino dei diritti dei lavoratori". Come ci ha più volte spiegato il procuratore, "in questo modo rispondiamo in modo concreto e efficace a chi dice che il nostro intervento blocca le attività economiche".

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