mercoledì 30 dicembre 2020
84mila decessi in più. Il confronto è stato fatto sulla media dello stesso periodo dei 5 anni precedenti. Manca dicembre. Diverso l'andamento nelle regioni tra la prima ondata e la seconda
Nel reparto Covid di terapia intensiva del San Filippo Neri a dicembre

Nel reparto Covid di terapia intensiva del San Filippo Neri a dicembre - Lapresse

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Un modo per comprendere l'impatto di un'epidemia su una data popolazione è di andare a vedere il numero dei morti in un determinato periodo e confrontarlo con i dati degli anni precedenti. È quello che ha fatto l'Istat, l'Istituto nazionale di statistica per il Covid-19.

Il periodo di osservazione è stato febbraio-novembre 2020. Il risultato è che si stimano nel complesso circa 84 mila morti in più rispetto alla media degli anni tra il 2015 e il 2019. Lo annuncia l'Istat nel Rapporto prodotto congiuntamente con l'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

I decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti allo stesso periodo sono 57.647 (il 69% dell'eccesso totale). Un dato che lascia presupporre che l'incidenza sulla mortalità del coranavirus sia superiore a quella ufficialmente conteggiata.

"L'eccesso di mortalità, vale a dire il numero di decessi conteggiati in più per tutte le cause rispetto all'epoca pre-Covid, rappresenta un dato di fondamentale importanza per segnalare l'intensità, la tempistica e la localizzazione territoriale degli effetti, diretti e indiretti, prodotti dalla pandemia sul fronte della mortalità nel Paese - spiega il presidente Istat Gian Carlo Blangiardo -. Il report statistico presentato oggi fornisce un contributo originale per una conoscenza oggettiva della realtà che possa indirizzare al meglio gli interventi e i comportamenti".

"Il rapporto, in continuità con le edizioni precedenti, analizza i dati sull'eccesso di mortalità in Italia in relazione ai 5 anni precedenti contribuendo così a meglio comprendere l'impatto della pandemia SARS-CoV-2 nel Paese ed il suo peso rispetto alle altre cause di morte - commenta Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss -. Questo monitoraggio è un ulteriore frutto dell'impegno e della collaborazione continua tra Iss e Istat nel fornire dati ed analisi utili alla gestione ed alla comprensione della pandemia".

Prima fase: 50.000 morti in più, quasi tutti al Nord​

Durante la prima fase dell'epidemia si sono contati oltre 211 mila decessi (da marzo a maggio del 2020), 50 mila in più rispetto alla media dello stesso periodo del 2015-2019, di cui oltre 45 mila relativi a residenti nel Nord del Paese". È quanto ribadisce l'Istat nel rapporto sull'incidenza del Covid sulla mortalità in Italia. "L'incremento nelle regioni del Nord - sottolinea - ha fatto registrare quasi un raddoppio dei decessi nel mese di marzo (+94,5% rispetto alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019) e un incremento del +75,0% ad aprile".

Seconda fase: colpiti di più Valle d'Aosta, Piemonte, Veneto, Friuli​ Venezia Giulia

In molte regioni del Nord l"eccesso di mortalità' ha avuto però un impatto maggiore nella seconda ondata
rispetto alla prima ondata di marzo-aprile. Lo rivela l'Istat nel rapporto sull'incidenza del Covid nella mortalità in Italia. Le regioni più colpite sono Valle d'Aosta (+139% contro il +71% di aprile), Piemonte (+98% contro il +77% di aprile), Veneto (+42,8% rispetto al +30,8% di aprile) e Friuli-Venezia Giulia (+46,9% vs +21,1%).

L'incremento dei decessi di novembre è più basso della prima ondata solo in Lombardia (+66% a novembre rispetto al +192% di marzo e il +118% di aprile) e in Emilia-Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo)

Meno morti sotto i 50 anni (con due eccezioni) ​

"Per quanto riguarda la classe di età 0-49 anni, per quasi tutto il periodo considerato (da gennaio a novembre) i decessi mensili del 2020 sono inferiori a quelli medi del 2015-2019, ad eccezione del dato di marzo e di novembre riferito agli uomini residenti al Nord, per cui si osserva un incremento rispettivamente dell'11% e del 4,9%".

Il dato "si può spiegare considerando sia la minore letalità dell'epidemia al di sotto dei cinquanta anni, sia la riduzione della mortalità" per effetto del blocco della mobilità e di molte attività produttive.

Quasi il 10% dei morti da Covid​

Da fine febbraio a novembre i decessi Covid-19 rappresentano il 9,5% del totale dei decessi del periodo. "Durante la prima ondata epidemica (febbraio-maggio) questa quota è stata del 13% - si legge nel rapporto -, mentre nella seconda ondata il contributo complessivo dei decessi Covid-19 è passato al 16% a livello nazionale.

Se si considerano i contributi per fasce di età la mortalità per Covid-19 ha "contribuito al 4% della mortalità generale nella classe 0-49 anni, all'8% nella classe 50-64 anni, all'11% nella classe 65-79 anni e all'8% negli over 80".


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